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Real Madrid, sorpresa Courtois: tenta il recupero in extremis per il Clásico
Cambio di scenario in casa Real Madrid a poche ore dal fischio d'inizio del Clásico contro il Barcellona. Se in mattinata il club aveva diramato un comunicato ufficiale annunciando il forfait di Thibaut Courtois a causa di un processo influenzale, le ultime indiscrezioni rilanciate da The Athletic raccontano un'evoluzione positiva. Il portiere belga, infatti, è in fase di recupero e spera ancora di potersi unire alla squadra per mettersi a disposizione in vista della supersfida di questa sera.
L'OTTIMISMO E LE SCELTE DI MOURINHO - Il trentaquattrenne si sente ottimista sulle proprie condizioni e vorrebbe viaggiare con il resto del gruppo. Per José Mourinho si tratta di una pedina fondamentale: Courtois è il titolare indiscusso dei Blancos ed è sceso in campo dal primo minuto in tutte le gare di questa stagione. Il Real Madrid, tuttavia, preferisce mantenere una linea di massima prudenza e valuterà l'effettiva disponibilità del giocatore fino all'ultimo momento. Qualora il belga non dovesse farcela, è già pronto Andriy Lunin. Il vice ucraino milita nel club dal 2018 e, nelle ultime cinque stagioni, ha collezionato 43 presenze in Liga, rispondendo sempre presente ogni volta che il titolare è stato indisponibile.
I GIOVANI AGGREGATI - Proprio per tutelarsi di fronte all'incertezza legata al proprio numero uno, la società madrilena ha aggregato alla prima squadra Illia Voloshyn, estremo difensore della squadra C e nel giro della nazionale Under-20 ucraina, in attesa dell'esordio assoluto tra i professionisti. Insieme a lui, completa il reparto dei portieri presenti nella lista della gara anche Sergio Mestre.
Fiorentina, Paratici: "Non pensiamo al mercato di gennaio. Dodo? Valutato come gli altri in rosa"
"Se pensiamo a gennaio? No. Per quanto riguarda i giocatori di talento li abbiamo, c'è anche il talento difensivo". Parole convinte di Fabio Paratici, che a pochi minuti dal match contro l'Inter rinnova la fiducia nella rosa della Fiorentina. Il direttore sportivo, intervenuto a DAZN nel pre-partita, si è concentrato proprio sulla costruzione della squadra e sulla strada da seguire: "Abbiamo intrapreso un percorso chiaro, un po' diverso: ci sono le salite e non ci sono scorciatoie, dobbiamo affrontarle nel miglior modo possibile cercando di ottimizzare il lavoro".
Su Vanoli, invece, non è mancato un messaggio di fiducia e supporto: "La vicinanza della società aiuta l'allenatore e lo staff tecnico. Il nostro lavoro è quello di metterli nelle migliori condizioni possibili, siamo qui per aiutarli. Abbiamo incontrato squadre importanti, bisogna sempre dare un'occhiata al calendario, alle prestazioni e alle situazioni. Un episodio, poi, sposta le valutazioni generali".
SU DODO - Paratici ha infine fatto chiarezza sulla situazione di Dodo e sugli scenari di mercato della scorsa estate: "Situazione molto semplice, lo è sempre stata: l’anno scorso quando è terminato il campionato aveva la legittima ambizione di trovare una soluzione diversa dalla Fiorentina, noi eravamo disposti ad accontentarlo se ci fosse stata una situazione coerente a livello di prezzo per noi e di validità di progetto per lui. Questa situazione non c'è stata e ha portato a un po' di difficoltà, ma ora si è rimesso in carreggiata: si allena benissimo, è un ragazzo serio e un giocatore molto bravo. Fin quando sarà qui lo valuteremo come tutti i giocatori in rosa, se meriterà sarà il primo a giocare".
Juventus, la probabile formazione contro il Lecce: emergenza infortuni per Spalletti
Archiviato il pareggio in Europa League contro il Rennes, la Juventus di Luciano Spalletti si prepara ad affrontare la trasferta di Lecce. I bianconeri vogliono lasciarsi alle spalle la brutta sconfitta rimediata contro la Lazio di Gattuso e conquistare tre punti fondamentali per riavvicinarsi alla zona Europa.
A complicare i piani dell'allenatore bianconero, però, c'è una vera e propria emergenza infortuni: i bianconeri affronteranno il match con soli 17 giocatori di movimento a disposizione, di cui ben 8 difensori.
LA PROBABILE FORMAZIONE - Spalletti dovrebbe ripartire dal 3-4-1-2. In porta Vicario mentre la difesa a tre dovrebbe essere composta da Gatti, Bremer e Lucumi. A centrocampo i due centrali dovrebbero essere Douglas Luiz e Koopmeiners mentre sulle fasce le scelte dovrebbero essere Kalulu e Cambiaso. Sulla trequarti McKennie dovrebbe supportare la coppia d'attacco Woltemade-Kolo Muani.
JUVENTUS (3-4-1-2): Vicario; Gatti, Bremer, Lucumi; Kalulu, Douglas Luiz, Koopmeiners, Cambiaso; McKennie; Woltemade, Kolo Muani.
DOVE VEDERE LA PARTITA - Il match tra Lecce e Juventus si disputerà allo Stadio Via del Mare di Lecce alle ore 18. La sfida sarà visibile in diretta su DAZN (in TV e in streaming) e su Sky Sport, dove andrà in onda sui canali Sky Sport Calcio e Sky Sport. Sarà visibile anche in streaming su Sky Go e NOW.
Inter-Fiorentina, le formazioni ufficiali: c'è Provedel. Vanoli sceglie Pellegrino
Testacoda dalle mille sfaccettature a San Siro, dove l'Inter capolista ospita una Fiorentina in profonda crisi di risultati. Da una parte la macchina da gol di Cristian Chivu, dall'altra la retroguardia di Paolo Vanoli: una sfida che mette di fronte il miglior attacco della Serie A (21 reti all'attivo) e la peggior difesa del torneo (17 gol subiti). Calcio d'inizio per domenica 25 ottobre alle 12.30.
COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE - I nerazzurri arrivano all'appuntamento carichi di fiducia dopo aver strappato la prima vittoria europea stagionale, battendo 1-0 lo Shakhtar Donetsk in inferiorità numerica. In campionato il ruolino di marcia è quasi perfetto: sei vittorie e un pareggio. Di fronte ci sarà una Fiorentina reduce dal 3-1 incassato contro il Como, che ha allungato a tre la striscia di gare senza successi.
LE FORMAZIONI UFFICIALI - Le scelte di Chivu e Vanoli.
INTER (3-5-2): Provedel; Bisseck, Akanji, Bastoni; Diouf, Barella, Calhanoglu, Mkhitaryan, Carlos Augusto; Thuram, Esposito. Allenatore: Cristian Chivu
A disposizione: J.Martinez, Di Gennaro, Stankovic, Zielinski, Sucic, Bonny, Dimarco, Bovio, Mosconi, Jakirovic, Lavelli, Spence
FIORENTINA (4-3-3): De Gea; Jimenez, Dragusin, Pongracic, Valdepenas; Ndour, Fagioli, Brescianini; Mastantuono, Pellegrino, Njie. Allenatore: Paolo Vanoli
A disposizione: Lezzerini, Christensen, Dodo, Joao Mario, Beto, Gonçalves, Gnonto, Viery, Oulai, Mazzeo, Pirrò, Ademi
DOVE VEDERE LA PARTITA - Il match tra Inter e Fiorentina potrà essere seguito in diretta televisiva e in streaming sull'app di DAZN
Milan, la probabile formazione contro l'Udinese: torna Ramos dal 1'
Il Milan torna in campo: la squadra di Amorim, reduce dalla sconfitta 3-0 contro il Bournemouth in Europa League, è pronta ad affrontare l'Udinese domenica 25 ottobre a partire dalle 20:45 al Bluenergy Stadium. I rossoneri, che nell'ultimo turno di campionato hanno superato 3-2 l'Atalanta, occupano il quarto posto in classifica con 15 punti.
LE POSSIBILI SCELTE - Amorim dovrebbe schierare il Milan con un 4-3-3. Davanti a Maignan, la linea difensiva vedrà protagonisti Tomori - che andrà a sostituire l'infortunato Gila - De Winter, Pavlovic e Bartesaghi. Al centro è pronto il terzetto formato da Modric, Jashari e Musah, con Rabiot ai box per infortunio. A supporto di Ramos (che ha recuperato dopo il problema al polpaccio), ci dovrebbero essere Hutchinson (avanti su Cissé) e Pulisic.
LA PROBABILE FORMAZIONE - MILAN (4-3-3): Maignan; Tomori, De Winter, Pavlovic, Bartesaghi; Musah, Modric, Jashari; Hutchinson, Ramos, Pulisic. Allenatore: Amorim.
Di Stéfano tra Real Madrid e Barcellona: il trasferimento conteso che ha segnato il Clásico
Se vi dicessimo che una delle più grandi leggende del Real Madrid avrebbe potuto vestire la maglia del Barcellona? Un trasferimento mancato, due big del calcio spagnolo e una vicenda che ha segnato per sempre la rivalità. Stasera si aggiungerà un nuovo capitolo del Clásico, con la sfida in programma alle ore 21.00 al Camp Nou per la decima giornata de La Liga.
Quella di Alfredo Di Stéfano è una delle storie più controverse del calcio: un intreccio di accordi, diritti sul cartellino e decisioni che avrebbero cambiato per sempre il destino dei due club.
DALL'ARGENTINA ALLA COLOMBIA - Siamo nel 1949. Il calcio argentino è attraversato da uno sciopero dei giocatori, che chiedono salari minimi e condizioni economiche migliori. Di Stéfano lasciò il River Plate per trasferirsi ai Millonarios, in Colombia, dove gli venne offerto uno stipendio nettamente superiore.
Il trasferimento avvenne senza il pagamento del cartellino al River Plate: il campionato colombiano si trovava infatti al di fuori del sistema FIFA e i club potevano ingaggiare giocatori senza versare le normali indennità di trasferimento. Di Stéfano partì per la Colombia insieme al compagno di squadra Néstor Rossi, ma il River continuò a rivendicare i propri diritti sul giocatore.
LA CORSA TRA REAL MADRID E BARCELLONA - Nel 1953, entrambi i giganti spagnoli volevano l'argentino. Tutto era iniziato nell'anno precedente, quando il Real Madrid rimase impressionato dalle prestazioni di Di Stéfano durante un torneo amichevole organizzato nella capitale spagnola. Al posto del River Plate, che aveva rinunciato a partecipare, scesero in campo proprio i Millonarios. Il club colombiano vinse il torneo anche grazie all'argentino, attirando l'attenzione del presidente del Real Madrid, Santiago Bernabéu.
I Blancos avviarono le trattative con i Millonarios mentre, nello stesso anno, il Barcellona raggiunse un accordo con il River Plate per portare Di Stéfano in Catalogna. Il problema era proprio questo: due club rivendicavano il diritto di ingaggiare lo stesso giocatore, sulla base di accordi con due società diverse. Il Barcellona aveva trovato un'intesa con il River, ma il Real Madrid era riuscito a trattare direttamente con il club colombiano, che intanto era entrato nella FIFA e dunque deteneva a sua volta diritti sul calciatore.
LA SOLUZIONE INCREDIBILE - La vicenda si complicò ulteriormente quando la Federazione spagnola bloccò il tesseramento dell'argentino. La FIFA intervenne per risolvere la controversia, affidando la mediazione ad Armando Muñoz Calero, dirigente della Federazione internazionale ed ex presidente della Federcalcio spagnola, legato al regime di Francisco Franco. La vicenda si svolse durante la dittatura franchista, in un clima di tensione tra il governo e la Catalogna, alimentando negli anni polemiche sul possibile ruolo delle autorità spagnole.
La soluzione proposta fu incredibile: Di Stéfano avrebbe giocato alternativamente due stagioni con il Real Madrid e due con il Barcellona. Le annate 1953-1954 e 1955-1956 sarebbero state dei Blancos, mentre quelle 1954-1955 e 1956-1957 sarebbero toccate ai blaugrana. Una decisione che avrebbe permesso a entrambi i club di utilizzare il giocatore.
L'ADDIO DEL BARCELLONA - L'accordo non si concretizzò mai. La soluzione delle stagioni alternate provocò malumori tra i soci del Barcellona e il presidente Enric Martí Carreto fu costretto alle dimissioni nel settembre 1953. Il club catalano rinunciò quindi ai propri diritti sul giocatore, lasciando campo libero al Real Madrid. I Blancos, che avevano già raggiunto un accordo economico con i Millonarios, poterono così assicurarsi definitivamente l'argentino, che firmò così un contratto con il club della capitale.
LA NASCITA DI UNA LEGGENDA - Una decisione che avrebbe cambiato la storia del calcio spagnolo. Prima dell'arrivo di Di Stéfano, il Real Madrid aveva conquistato due campionati spagnoli, entrambi prima della guerra civile. Con l'argentino, però, la squadra iniziò un ciclo destinato a entrare nella storia del calcio europeo.
Di Stéfano diventò il simbolo del Real Madrid vincente, conquistando cinque Coppe dei Campioni consecutive dal 1956 al 1960, e segnando in tutte le finali. Il Barcellona aveva avuto la possibilità di ingaggiare uno dei più grandi campioni della storia, ma fu il Real Madrid a costruire con lui una delle squadre più dominanti di sempre. Un trasferimento mancato che contribuì ad alimentare una rivalità già accesa e che ancora oggi rappresenta uno degli episodi più discussi della storia di Blancos e blaugrana.
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Vidal annuncia: "Tornerò alla Juventus da allenatore"
"Alla Juventus tornerò in futuro, da allenatore": Arturo Vidal non ha dubbi e vede ancora la Juventus nel suo futuro. Nel corso di un'intervista a La Gazzetta dello Sport il centrocampista, che oggi veste la maglia del Colo-Colo, è tornato a parlare del suo passato bianconero: "La Juventus è il club a cui resto più legato. Provo un affetto speciale per i tifosi e per i compagni, abbiamo vinto tanto. Sono stati anni meravigliosi, l’Italia sarà sempre nel mio cuore: i miei figli sono cresciuti lì".
Dal passato al presente, il cileno ha spiegato cosa secondo lui manca alla Juventus di oggi, menzionando anche il suo ex allenatore Antonio Conte: "La Juventus, se vuole tornare a vincere, deve fare le cose in modo ordinato: scegliere bene l’allenatore e il tipo di calcio. Ma la cosa più importante saranno sempre i giocatori. Alla Juventus serve gente di livello e personalità, affamata e vincente. Altrimenti è dura trionfare. Conte è un vincente, trasmette la sua mentalità a tutti. Sono convinto che Antonio saprebbe restituire alla Juve lo spirito e l’ambizione di voler vincere tutto".
"IL SESTO POSTO UN FALLIMENTO" - Vidal ha poi definito "un fallimento" il sesto posto della scorsa stagione: "Più che da Spalletti, mi aspetto di più dalla Juve. Il sesto posto della passata stagione è un fallimento, a prescindere dall’allenatore. Un club con quella storia deve sempre lottare per vincere il campionato".
FUTURO - Tornando a parlare di futuro, infine, il cileno non ha nascosto la volontà di rimanere ancora in campo: "Ho ancora voglia di giocare, cambiando ruolo mi sono allungato la carriera: in difesa mi trovo a mio agio e recentemente mi hanno inserito tra i migliori centrali del Sudamerica".
Furia Neymar, espulso per essersi coperto la bocca: "Nestor un vigliacco, ha sfruttato una regola contro il razzismo"
Scoppia la bufera in Brasile attorno a Neymar. L'attaccante del Santos è stato il grande, e polemico, protagonista del match giocato contro il Bahia, ricevendo un'espulsione che ha scatenato la sua furia nel post partita. Il fuoriclasse brasiliano ha ricevuto il cartellino rosso nell'intervallo, su indicazione del VAR, in virtù dell'applicazione della cosiddetta "Legge Vini Jr", un protocollo nato per combattere il razzismo nel calcio. La colpa di Neymar? Essersi coperto la bocca con le mani durante un acceso alterco verbale con il centrocampista avversario Rodrigo Nestor.
IL DURO SFOGO SOCIAL - Nella notte, Neymar ha affidato ai propri profili social un lungo video per dare la sua versione dei fatti, scagliandosi duramente contro l'avversario. Il numero 10 ha ammesso le proprie colpe per la prima ammonizione, ma ha condannato in modo netto l'atteggiamento di Nestor sull'episodio dell'espulsione: "Chiedo scusa ai tifosi del Santos. Ma quello che ha fatto Nestor oggi è molto grave. Questa è una legge creata contro il razzismo e lui ha voluto trarne vantaggio in partita solo perché mi sono messo la mano davanti alla bocca. Non gli ho detto niente. Ovviamente ci stavamo insultando, ma fa parte del calcio. Usare una legge sul razzismo in questo modo è surreale, è stato un vero vigliacco".
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LE SCINTILLE IN CAMPO E LE SQUALIFICHE - L'irritazione di Neymar era nata alla mezz'ora del primo tempo, quando dopo aver subito fallo aveva scagliato il pallone addosso a Nestor, il quale si era lasciato cadere a terra innescando un principio di rissa. All'uscita dal campo per l'intervallo, il giocatore del Bahia aveva rincarato la dose dichiarando in tv che Neymar aveva "fallito come persona". Da lì il nuovo faccia a faccia, la mano sulla bocca e il rosso che costa carissimo al Santos. Neymar dovrà infatti scontare la squalifica nel caldissimo derby contro il Palmeiras di mercoledì prossimo alla Vila Belmiro e, avendo anche raggiunto il limite di ammonizioni, salterà la successiva sfida contro il Bragantino.
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