Intervista

Nonno Aldo, l'Inter e l'abbraccio di San Siro, Lavelli senior racconta: “Matteo, è solo l'inizio”

Nonno Aldo, l'Inter e l'abbraccio di San Siro, Lavelli senior racconta: “Matteo, è solo l'inizio”
© foto di Martina Cutrona
Oggi alle 11:30Interviste e Storie
di Redazione
La nostra intervista a Diego Lavelli, ex giocatore e padre di Matteo, attaccante nerazzurro entrato a San Siro anche nel match contro la Fiorentina.

L’Inter nelle vene e l’emozione di un padre orgoglioso che vede San Siro applaudire per suo figlio. Lombardo, nerazzurro da sempre, Diego Lavelli conosce bene il calcio. Prima da giocatore in C, poi da osservatore. Ma domenica, in mezzo a 70 mila persone, lo ha vissuto soprattutto da papà: suo figlio Matteo, attaccante classe 2006 dell’Inter, è entrato nel finale contro la Fiorentina e ha avuto un impatto importante, lottando su palloni decisivi per la rimonta. Un pomeriggio speciale che Lavelli senior ha raccontato a GianlucaDiMarzio.com, con il sorriso stampato in volto e la consapevolezza che questo sia solo l’inizio.

"NON PENSAVAMO SAREBBE ENTRATO" - Se la domenica è stato il sogno, il sabato per Matteo era invece l’ordinaria amministrazione: titolare con l’Inter U23 in Serie C contro il Sorrento e protagonista di una buona gara. Tutto si pensava in casa Lavelli, meno che un doppio impegno nel weekend e infatti… "allo stadio c’ero solo io - racconta Diego - e non sapevo neanche se andare. Ero convinto che non sarebbe entrato e anche Matteo la pensava così. Il giorno prima aveva giocato e mi diceva di avere le gambe imballate. Gli ho risposto: ‘Teo, sono occasioni che non puoi perdere. Se ti chiedono di fare due, tre o cinque minuti, entra e gioca tranquillo, come fossi all’oratorio’. Lui è scoppiato a ridere: ‘Papà, non sai cosa significhi giocare davanti a 70mila persone’. Ma nessuno dei due pensava veramente avrebbe giocato".

La sorpresa l’ha regalata Chivu. Matteo entra in campo e qualcosa cambia anche sugli spalti: "All’inizio ero tranquillo. Poi, verso fine partita, Matteo ha portato la palla sulla fascia, l’ha protetta e ha conquistato una rimessa. Ho sentito l’ovazione del pubblico e la gente intorno a me dire: ‘Questo è forte’. Lì ho pensato: ‘Ma quello è mio figlio’. La verità? Per me non ha ancora fatto nulla di straordinario, però è un inizio. Un buon inizio".

NONNO ALDO E IL VIAGGIO - Il viaggio che porta a San Siro parte da lontano. La scuola calcio della Vibe Ronchese e gli abbracci di nonno Aldo: "Avevano un rapporto stupendo. Mio padre andava a prenderlo a scuola, gli preparava la pasta da mangiare in macchina e poi lo accompagnava agli allenamenti. Erano legatissimi. Per ricordarlo, Matteo si è tatuato una croce sul ginocchio e quando segna guarda sempre verso l’alto".

Oggi all’Inter i tifosi lo stanno imparando a conoscere come una prima punta di fisico, tecnica e buon dinamismo, ma il percorso di Lavelli parte... da terzino destro: "Ero sicuro che quello fosse il suo ruolo. Quando al Renate lo hanno provato in attacco per necessità ho pensato: ‘Adesso mi rovinano il ragazzo’". E invece... "Prima partita, doppietta contro l’Atalanta. Seconda partita, gol. Terza partita, in trasferta a Parma, tripletta. I fatti hanno chiarito ogni mio dubbio". 

"L’INTER? BASTARONO POCHI SECONDI" - Gol dopo gol, il telefono in sede al Renate comincia a squillare. Prima il Milan, poi l’Inter. I nerazzurri organizzano un’amichevole con il Renate per vederlo: "Calcio d’inizio, palla al centro. Prende il pallone, guarda la porta e calcia. Segna. Passa qualche minuto e mi raggiunge il direttore dell’Inter: ‘Signor Lavelli, non abbiamo più niente da vedere. Parliamo con la sua società perché da dicembre Matteo venga con noi’. Sono rimasto a bocca aperta". Una soddisfazione ancora più grande per una famiglia interista: "Io, Matteo, suo fratello Nicolò, mia moglie: siamo tutti interisti. Pure il cane ha il collare nerazzurro", scherza Diego.

"BELLA GIORNATA? ADESSO SCORDATELA" - Da quell’amichevole sono passati dieci anni giusti. Oggi Lavelli si affaccia alla Serie A grazie anche alla stima di Chivu: "Si sono conosciuti in Primavera, segnò alla prima partita. Chivu è un allenatore moderno e ha avuto grande coraggio a mandarlo in campo per provare a rimontare. Dopo la partita molti compagni hanno scritto a Teo per complimentarsi. Lo ha chiamato anche Frattesi". Diego, però, ammonisce: "Lunedì mattina, il giorno dopo la partita, gli ho detto: ‘Bella la giornata di ieri? Bene, adesso scordatela. Non sei ancora nessuno, vai al campo e lavora’. Ma davvero non c’è bisogno che glielo dica, è un ragazzo che non ama parlare di sé o vantarsi, anzi".

Il prossimo sogno è inevitabile, un gol a San Siro. E anche in quel caso il pensiero tornerebbe a nonno Aldo: "Prima delle partite dei miei figli vado al cimitero a salutare mio padre e mia madre. A papà dico sempre: ‘Soffia e fagli buttare dentro quella palla’". Chissà che, un giorno, quel desiderio possa avverarsi. Uno sguardo al cielo, il cuore a mille. Intanto, il viaggio di Matteo continua: con un pomeriggio speciale alle spalle e ancora molti sogni in sospeso.

A cura di Luca Bendoni e Mattia Cordì