Record, nemici ed eredità da Champions: la storia fin qui tra Mou e il Real

Record, nemici ed eredità da Champions: la storia fin qui tra Mou e il RealTUTTOmercatoWEB.com
Mou e CR7 al Real
© foto di Alvaro Hernandez
Ieri alle 08:57Interviste e Storie
di Damiano Tucci
José Mourinho si prepara a tornare al Real Madrid tredici anni dopo l'ultima volta: dalla Liga dei record ai duelli col Barça, fino al rapporto con Pérez

Il ritorno di José Mourinho sulla panchina del Real Madrid, a tredici anni di distanza dall'ultima volta, rappresenta senza alcun timore di smentita uno scenario di grande fascino per tutti gli amanti del calcio mondiale. Ipnotico, divisivo, capopopolo e straordinariamente emotivo nella sua dolce incompiutezza: il triennio ai Blancos di Mou tra il 2010 e il 2013 è stato tante cose, tutte insieme.

Arrivato alla corte di Florentino Pérez fresco di Triplete con l'Inter targata Massimo Moratti, lo Special One aveva il duplice obiettivo di spezzare l'egemonia in Liga del Barça di Guardiola, e conquistare quella Champions League che lo avrebbe reso l'unico allenatore sul tetto d'Europa con tre squadre diverse dopo i trionfi al Porto e all'Inter. Risultato: 127 vittorie, 476 gol fatti e una media di 2,30 punti a partita impreziosita da una Coppa del Re, una Liga (vinta con 100 punti durante la stagione 2011-12, record ancora imbattuto) e una Supercoppa di Spagna.

L'impatto del portoghese sull'universo Real Madrid, però, va ben oltre i titoli vinti e i rimpianti Champions, rispettivamente contro Barcellona, Bayern Monaco e Borussia Dortmund. Il suo arrivo, infatti, ha consentito al club di costruire un 4-2-3-1 basato su pressing, marcature preventive, baricentro alto e contropiede letale. Segni particolari: il temperamento battagliero della coppia Pepe-Sergio Ramos, la genialità di Özil (80 assist per il tedesco nelle tre stagioni spagnole) e l'impressionante rendimento di Cristiano Ronaldo, capace di segnare 168 gol in 164 partite con 49 assist a corredo.

TRA CONTROVERSIE E LEGGENDA: A MADRID È MOU MANIA - Il primo atto al Real Madrid di José Mourinho non si è certamente limitato ai risultati sul campo: dai mind games con Guardiola alle conferenze stampa iconiche (dal Por que ripetuto tre volte all'assenza a sorpresa in favore di Karanka, al tempo suo secondo) fino alla rottura con Iker Casillas, rimasta intatta ancora oggi viste le recenti parole dell'ex portiere, espressosi negativamente sui social a proposito del ritorno del suo ex allenatore. Il trasporto della tifoseria, però, è sempre stata la forza motrice del Mou madridista: i suoi trascorsi evocano ancora dolci ricordi.

LA BENEDIZIONE DI FLORENTINO - Florentino Pérez non ha mai nascosto di aver provato a convincere il portoghese a restare nel 2013, sicuro di vincere con lui in futuro. Il ritorno, adesso, ha l'obiettivo di riportare nello spogliatoio equilibrio e pragmatismo, per far convivere al meglio Mbappé e compagni mentalizzandoli verso la grandezza collettiva. E ora, Florentino ha vinto le elezioni. Il Real Madrid chiama, Mourinho risponde e sogna di vincere anche in Spagna la sua coppa preferita, per incoronare una carriera da Special One.