Dunderski: “L’Atalanta può vincere la Conference. Fabregas? Non piace perché dice quello che pensa e non ha un gioco italiano”

Dunderski: “L’Atalanta può vincere la Conference. Fabregas? Non piace perché dice quello che pensa e non ha un gioco italiano”
© foto di Schiavone
Oggi alle 14:05Interviste e Storie
di Redazione
L'intervista esclusiva all’ex centrocampista di Atalanta, Como e Treviso, Ljubiša Dunđerski, ai microfoni di gianlucadimarzio.com.

Ljuisa Dunderski, ex giocatore di Atalanta, Como e Treviso, si è raccontato in un'intervista esclusiva ai nostri microfoni. Le sue due ex squadre tra gli argomenti trattati durante l'intervista, ma non solo.

Su cosa pensa quando vede il Como e l’Atalanta a questi livelli — i lariani in Champions League, la Dea in Conference, ma con anni di Champions League e una Europa League vinta alle spalle — ha risposto: “Ormai sono a un altro livello. Quando c’ero io l’Atalanta era in A, retrocedeva, vinceva la B, rientrava… Però quello che mi piaceva ai miei tempi era che ogni anno 5-6 giocatori della Primavera entravano in Prima Squadra e facevano grandi carriere, diventando grandi giocatori. Si vedeva che l’Atalanta con i giovani lavorava alla grande. Mi riferisco ai fratelli Zenoni, Bellini, Pinardi, Pelizzoli, il portiere, Fausto Rossini. Poi c’era Doni, che arrivò dal Brescia. Cristiano non era un prodotto della scuola calcio dell’Atalanta. A Brescia giocò bene, ma all’Atalanta diventò il ‘Doni nazionale’. Cristiano è un mio fratello. Siamo amici ed è uno dei pochi ex compagni di squadra con i quali sono rimasto in contatto. Ci sentiamo spesso. C’era anche Dalla Bona, ma lui andò via prima del mio arrivo, penso.”

SULL'ATALANTA -. Successivamente, sui nerazzurri ha aggiunto: “Grandissimi ricordi, davvero. Era una grandissima società. I tifosi dell’Atalanta sono tra i migliori d’Italia. Per loro puoi giocare anche male, ma se sudi la maglia e dai tutto in campo ti perdonano tutto. Ma, come detto, a patto che sudi la maglia. Ho ricordi indelebili di loro ed era bellissimo giocare davanti a quel pubblico". L’Atalanta in Conference League: è la favorita?Può fare tanto perché ormai sono anni che sta facendo grandi cose. Si vede che è una società c"he va per la propria strada e cresce sempre di più. Magari l’anno scorso hanno sbagliato la scelta dell’allenatore (Juric, ndr) in quel momento. Non voglio parlare male di Juric… Lo conosco ed è una grande persona. Magari non si sono trovati, era il momento sbagliato". Alla battuta che per chiunque sarebbe stato difficile arrivare dopo Gasperini: “Io sono l’allenatore e, se prendi una squadra come l’Atalanta, continua a fare quello che ha fatto il mister prima di te, non cambiare niente e continua a fare gruppo. Ivan doveva solo continuare a fare quello che aveva fatto Gasperini". L’ex centrocampista ha poi sponsorizzato Alajbegovic: “Buon giocatore. Si vede quello che ha fatto negli ultimi mesi. Sarebbe un buon investimento per l’Atalanta". Bergamo è l’ambiente ideale per il bosniaco? “Sicuramente! Io dico sempre che l’Atalanta è la mia seconda casa dopo il Vojvodina. Si troverebbe sicuramente bene lì. La gente e la città: è tutto fantastico. I bergamaschi, poi, sono gente che ti vuole bene. Tu devi pensare solo al campo, a lavorare e a fare il tuo lavoro. Non devi pensare a nient’altro… Al resto ci pensano i bergamaschi". Con Sarri si tornerà a una proposta di calcio avvincente e divertente? “Secondo me sì, perché Sarri è così com’è: l’organizzazione è fondamentale. Non si può fare niente fuori dal campo che non si deve fare e in campo devi fare solo quello che ti dice lui. Con Sarri l’Atalanta può tornare al top". Gli piacerebbe tornare in Italia? “Non si sa mai. Io andrei ad allenare le giovanili dell’Atalanta domani (ride, ndr). Ripeto: è una città, un club e una tifoseria che porto nel cuore. È normale che un giorno torni…” L’esperienza non gli manca: “Sono 15 anni che faccio il direttore sportivo, l’allenatore, il vice allenatore, il terzo. Il Vojvodina è casa mia, ma se fosse possibile tornare, perché no?”

SUL COMO - Dunderski si è poi soffermato sulla sua altra ex squadra, il Como, dove giocò nella stagione 2001-2002: “Adesso il Como è a un altro livello. Quando c’ero io era in Serie B e siamo saliti in Serie A. Mi sembra che all’epoca abbiamo fatto il record di punti in Serie B. Era una società che cresceva, adesso il Como ha raggiunto un’altra dimensione. Il calcio di Fabregas è bello da guardare, è davvero bello vedere giocare il Como". Poi sull'allenatore ha aggiunto: “A chi piace un uomo che dice quello che pensa in faccia? Difficile, giusto?” (Dunderski ride, ndr). “Lui incarna la scuola spagnola, che tramite il gioco vince le partite. In Italia è diverso: prima difendo e penso a non prenderne, e se poi vinco 1-0 va benissimo. C’è una grande differenza nei modi di pensare. Quello che sta facendo è positivo: il Como gioca bene, l’anno scorso ha fatto grandi cose e ora giocherà in Champions. Cesc merita applausi. Poi vedremo cosa succederà nella prossima stagione. Può contare pure su Nico Paz, che è un grande giocatore".

SU VLAHOVIC - Vlahovic ha 26 anni. Cosa gli manca per fare il definitivo salto di qualità: “Non lo conosco bene come persona, quindi non posso dire come si comporta e cosa gli manca per fare il prossimo step. Secondo me Dusan è un grandissimo giocatore che ancora non ha espresso il suo potenziale. Ma non ne conosco le ragioni. Non lo alleno e non lo conosco, però secondo me può diventare un top player. È ancora giovane".

A cura di Alessandro Schiavone