Edin Dzeko ma non solo: alla scoperta della Bosnia

Edin Dzeko ma non solo: alla scoperta della BosniaTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Oggi alle 10:15News Calcio
di Simone Pagliuca
L'Italia affronterà la Bosnia di Edin Dzeko in finale playoff per andare al Mondiale: l'analisi del prossimo avversario degli Azzurri

La notte di Cardiff ha emesso il suo verdetto: sarà la Bosnia l’avversaria dell'Italia nella finale playoff per il Mondiale. Nazionale che ha superato il Galles ai rigori (4-2) dopo l’1-1 dei tempi regolamentari e supplementari. Una vittoria sofferta, arrivata di nuovo grazie al solito Edin Dzeko, autore della rete del pari nel finale di gara. Esperienza, ma anche tanta freschezza data dei giovani: per esempio, è stato il diciottenne Alajbegović a trasformare il rigore decisivo, confermando che dietro il "Cigno di Sarajevo" c'è una nuova generazione tutta da scoprire

ALLA SCOPERTA DELLA BOSNIA - Guardando il ranking FIFA, gli Azzurri sfideranno la nazionale meno forte sulla carta. Questo perché la Bosnia occupa la 71ª posizione della classifica mondiale, ben lontana dal 35° posto del Galles eliminato. Una faccia della medaglia, che dall'altra scopre l'insidia che si cela dietro questa sfida. 

Il volto della nazionale rimane senza dubbio quello di Dzeko, leader carismatico e tecnico assoluto che arrivato alla soglia dei 40 anni non smette di segnare nemmeno con lo Schalke 04, suo attuale club nella seconda divisione tedesca. Con lui tra i più esperti anche Kolasinac, difensore dell'Atalanta e Demirovic, tra gli attaccanti più prolifici della Bundesliga.

Attorno a loro gravitano però profili molto interessanti. Dalla difesa, dove spiccano Muharemovic - conoscenza del nostro campionato oggi al Sassuolo - e Dedic, terzino destro classe 2002 del Benfica. Al centrocampo, dove troviamo una vecchia conoscenza della Roma, Benjamin Tahirovic, giocatore classe 2003 che oggi gioca in Danimarca dopo la parentesi all'Ajax. Senza dimenticare il classe 2005 Bajraktarevic, esterno d'attacco del Psv in Olanda che fa dell'abilità nel dribbling uno dei suoi punti di forza. Il vero gioiello è però Alajbegović: ala sinistra di 18 anni, è nato in Germania e cresciuto nelle giovanili del Bayer Leverkusen prima di affermarsi in Austria al Salisburgo, dove ha collezionato diverse presenze anche in Champions ed Europa League.

L'ALLENATORE - In panchina siede Sergej Barbarez, in patria considerato una vera e propria leggenda vivente visto il suo passato da calciatore. Barbarez è stato infatti un ottimo attaccante nella sua carriera e detiene il record di presenze per uno straniero in Bundesliga (330) tra Amburgo, Union Berlino, Leverkusen e non solo. Alla guida della nazionale bosniaca da giugno del 2024 (quando sfidò prima l'Inghilterra e poi proprio l'Italia in amichevole, perdendo 1-0), l'allenatore è alla sua prima esperienza su una panchina, con un bilancio totale che conta 7 vittorie, 4 pareggi e 8 sconfitte in 19 gare.

IL MODULO - Tatticamente, la Bosnia si schiera sempre con una difesa a quattro e può giocare sia con un 4-4-2 con le due punte centrali che con un 4-2-3-1 con il trequartista a supporto, come fatto nell'ultima uscita contro il Galles. La chiave tattica della squadra è l'equilibrio, condita da una buona dose di imprevedibilità sulle fasce laterali per andare poi alla ricerca degli attaccanti in area di rigore. La rosa della Bosnia punta anche sulla fisicità vista la caratura muscolare dei calciatori e per questo spesso soffre la velocità degli interpreti avversari ma anche delle loro azioni.

IL BILANCIO - Il rendimento recente mostra una squadra che sa restare in partita nei momenti chiave, che non perde dallo scorso settembre contro l'Austria. I precedenti storici sorridono agli Azzurri: il bilancio complessivo pende a favore dell'Italia con 4 vittorie e 2 pareggi. L’unica vittoria della Bosnia risale addirittura al 1996.

L'ultimo incrocio ufficiale a Zenica risale al 2020 quando l'Italia riuscì a imporsi per 2-0. Proprio il Bilino Polje di Zenica, con i suoi 15.000 posti, sarà il teatro della sfida: un impianto piccolo che, pur non avendo l'effetto "bolgia" di Cardiff, resta un terreno ostico per tradizione e calore del pubblico.

Tanta esperienza, vecchie conoscenze del nostro campionato e imprevidibilità data dai giovani. Un mix di ingredienti che l'Italia dovrà riuscire a bilanciare e controbattere per trovare la ricetta vincente che la riporterebbe a un Mondiale a distanza di 12 anni (e due edizioni) dall'ultima volta.