Cannavaro a Sky Calcio Unplugged: "La scuola italiana ha perso i suoi principi. Così non si vincono le partite"
Il calcio italiano ha perso alcuni dei principi che ne hanno fatto la storia. Ne è convinto Fabio Cannavaro, che nel corso della sua intervista a Sky Calcio Unplugged su Sky Sport è tornato a parlare della scuola difensiva del nostro Paese, soffermandosi sui cambiamenti che hanno interessato il ruolo del difensore negli ultimi anni. L'ex capitano azzurro, Pallone d'Oro nel 2006, ha individuato alcune delle lacune del calcio moderno, ricordando l'importanza di dettagli che possono fare la differenza nelle partite più importanti.
"Una volta si preferiva un difensore concentrato rispetto a uno bravo, perché la concentrazione è tutto per un difensore. Io oggi vedo tanti difensori che prendono gol con la palla in mezzo alle gambe, quando a noi insegnavano che così ammazzavi il tuo portiere. La scuola italiana ha perso dei principi che noi avevamo e che nei momenti di difficoltà ci servivano per salvare le partite". Secondo Cannavaro, il cambiamento ha riguardato soprattutto la predisposizione alla fase offensiva e alla partecipazione alla manovra, senza però mantenere alcune certezze del passato: "Il calcio moderno ti richiede questo, ma allo stesso tempo abbiamo perso le nostre certezze. Soprattutto nelle finali, nelle partite più importanti, la differenza la fa il particolare, che può essere la postura del corpo, la marcatura, la concentrazione. Cose che stiamo perdendo un po'".
IL RUOLO DEL DIFENSORE - Cannavaro ha poi approfondito le difficoltà che riscontra maggiormente nei difensori di oggi, soffermandosi sulla lettura delle situazioni e sulla marcatura: "La difficoltà del 99% dei difensori oggi non è su palla centrale, ma su palla laterale, perché lì non sono abituati a guardare palla, uomo e porta. Sono attratti da certe situazioni e commettono tanti errori". Un'evoluzione che, secondo l'ex difensore, non deve necessariamente portare a dimenticare i fondamenti del mestiere: "Nel calcio chi sbaglia meno vince e se vogliamo tornare a vincere qualcosa è impensabile prendere 3 gol da Israele. Ancora oggi c'è il concetto che con gli attaccanti vendi i biglietti, con i difensori vinci i campionati".
Un discorso che si lega anche al riconoscimento individuale ricevuto nel 2006, quando fu proprio un difensore a conquistare il Pallone d'Oro: "I primi a criticare un Pallone d'Oro difensore sono stati gli spagnoli e i primi a far uscire il nome di Cubarsí sono stati proprio loro. A livello personale è stata una grande soddisfazione". Cannavaro ha quindi evidenziato come anche una squadra orientata a un calcio offensivo debba necessariamente mantenere una solida organizzazione difensiva, citando proprio il giovane centrale del Barcellona come esempio.
JUVENTUS E NAPOLI - Nel corso dell'intervista non è mancato un passaggio sulle difficoltà della Juventus degli ultimi anni. Per Cannavaro, uno dei problemi principali è stata la mancanza di continuità nelle scelte societarie e tecniche: "Questo penso che sia il problema della Juve degli ultimi anni: al di là del DNA quanti allenatori e direttori sono cambiati? Tanti. So che è complicato, ma quando si sceglie una persona bisogna lasciarla lavorare, senza fare piazza pulita alla prima difficoltà, soprattutto per le squadre che non vincono da tanti anni". L'ex bianconero ha poi ricordato la cultura del lavoro che aveva trovato durante la sua esperienza a Torino: "Eravamo tutti capitani, tutti leader silenziosi, e ognuno sapeva che quando arrivi in queste grandi società il pareggio non esiste, devi solo vincere. Quindi devi lavorare 24h per la vittoria".
Un commento anche sul Napoli, alle prese con un periodo complicato e condizionato dai numerosi problemi fisici: "Stanno soffrendo dall'anno scorso per i tanti infortuni e non si capisce bene perché. Se hai i grandi calciatori la differenza si nota, se ti giri in panchina e non hai nessuno puoi anche avere le idee, ma noi allenatori dipendiamo all'80% dai giocatori". Cannavaro ha comunque ribadito di considerare quella azzurra una buona rosa, quando può contare su tutti i suoi elementi.
I GIOVANI E LA NAZIONALE - Un altro tema affrontato riguarda la crescita dei talenti italiani e il loro percorso verso la prima squadra. Cannavaro ha ricordato le difficoltà incontrate all'inizio della propria carriera per conquistare un posto in Nazionale, sottolineando quanto fosse competitivo il reparto difensivo di quegli anni: "Per arrivarci avevo dovuto fare due Europei Under 21 e vincerli tutti e due con una quarantina di partite in U21. Avevo 24 anni e giocavo a Parma, ma è anche vero che i centrali della nazionale erano Baresi e Costacurta, quindi era più difficile".
Da qui la riflessione sull'importanza di preparare i giovani a confrontarsi con il calcio dei grandi già nelle prime stagioni della carriera: "I giovani devono giocare se sono bravi: Tonali e Donnarumma hanno iniziato a giocare a 17 anni, ci deve far capire che noi i giocatori dobbiamo prepararli per farli giocare dai 17 ai 21". L'ex capitano azzurro ha però messo in guardia dal rischio di concedere spazio ai ragazzi soltanto per ragioni economiche o regolamentari: "A tanti giovani si fa del male se non meritano di giocare e lo fanno solo perché si prendono dei soldi, perché poi li fanno tornare in una categoria diversa e vengono bruciati". Infine, sul momento della Nazionale, ha individuato un problema più ampio: "Non è che la nostra qualificazione al Mondiale non sia avvenuta per questo, ma perché abbiamo smesso di creare talenti. Non è che c'è stato un allenatore che ha creato i Baggio, i Del Piero o i Totti, ma la media dei giocatori la puoi migliorare".
GLI ALTRI TEMI - Cannavaro ha parlato anche dei cambiamenti nella gestione degli spogliatoi, sottolineando come i giovani di oggi abbiano abitudini diverse rispetto al passato e come gli allenatori debbano essere capaci di adattarsi: "A volte devo cambiare io le mie abitudini prima di far cambiare le loro". Sulla leadership, invece, ha ribadito la propria preferenza per chi riesce a guidare il gruppo senza necessariamente alzare la voce: "Ci sono tanti leader silenziosi e sono quelli che preferisco, perché fanno quello che devono fare e il gruppo li segue".
Tra i passaggi dell'intervista anche un riferimento a Martin Baturina e Petar Sucic, conosciuti durante l'esperienza alla Dinamo Zagabria: "Vedere Baturina e Sucic è facile, erano già due giocatori forti, di personalità". Cannavaro ha ricordato di averli consigliati anche ad altre società, prima che Inter e Como riuscissero a portarli in Italia.