Pavoletti a Sky Calcio Unplugged: "Lascio uno spiraglio per gennaio. Corso da ds? Mi sto riqualificando"

Pavoletti a Sky Calcio Unplugged: "Lascio uno spiraglio per gennaio. Corso da ds? Mi sto riqualificando"TUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 18:45News Calcio
di Redazione
Leonardo Pavoletti si racconta a Sky Calcio Unplugged, tra il corso per diventare direttore sportivo e l'amore per la sua Sardegna

C'è anche Leonardo Pavoletti tra gli ospiti della 23esima puntata di Sky Calcio Unplugged, con l'ex attaccante del Cagliari che ha parlato del suo futuro: "Lascio uno spiraglio aperto per gennaio , ma sto bene così". Nel frattempo, il classe '88 sta frequentando il corso da direttore sportivo: "Mi sto riqualificando, nella vita quello che conta è sempre l'obiettivo. Se non hai un fuoco dentro diventa tutto difficile. Ci sono tante noie anche nel calcio, se non hai un fuoco che arde dentro tutto diventa più difficile".

Tra gli 'eredi' in rossoblù di Pavoletti c'è anche Paul Mendy, di cui l'ex capitano del Cagliari ha parlato così: "Un ragazzo eccezionale, ci ha sorpreso nel migliorare così. Ha una fame da attaccante vero".

CAGLIARI-FROSINONE - In vista di Cagliari-Frosinone, match in programma nel weekend, non poteva mancare un ricordo della storica rimonta dei sardi del 29 ottobre 2023, con lo stesso Pavoletti che fu decisivo: "Partì nel peggiore dei modi, anche se stavamo giocando bene. Loro andarono 2-0 già nel primo tempo, Ranieri stravolse la squadra e mi buttò dentro. Entro e facciamo peggio, con il terzo gol loro. Sembrava una partita disastrosa".

La svolta arriva poi nel secondo tempo, come racconta l'ex Cagliari e Genoa: "Al 70' passo la palla a Oristanio, che fa un gran gol. Poi 3-2, e lì ho iniziato a sentire uno stadio che friggeva. Si sentiva un'energia che ci ha trascinato. Poi calcio d'angolo, mi arriva la palla giusta e di testa l'ho messa dentro. Poi all'ultimo di tallone ho fatto un altro gol. Il bello è che nell'ultimo calcio d'angolo del Frosinone faccio un salvataggio sulla linea".

L'IMPORTANZA DEL PADRE - Pavoletti è tornato indietro con la mente fino agli anni delle giovanili, con un percorso non sempre rose e fiori, ma potendo sempre contare sulla figura di suo padre: "Da piccolo anche se giocavo poco, a causa di difficoltà fisiche, mio papà mi ha sempre supportato. Mi trovavo a prendere delle partite anche sotto gamba, ma lui mi ricordava al ritorno in macchina di dover cambiare atteggiamento. Poi con un po' di fortuna, e con l'essere diventato finalmente uomo, mi ha dato slancio. Senza mio padre non sarei diventato un calciatore, avrei mollato molto prima".

E sull'allenatore con cui ha faticato di più in carriera, l'ex Cagliari aggiunge: "Ho avuto Gasperini al Genoa, è stato un maestro. Mi ha tirato il collo più volte, ma in campo era un vantaggio, quindi sopportavi meglio le fatiche della settimana".

"NAZIONALE, CI SONO LE PERSONE GIUSTE" - Pavoletti ha parlato anche del nuovo corso della Nazionale, che vede tra i protagonisti anche il suo ex allenatore Claudio Ranieri: "Ci sono le persone giuste, soprattutto Claudio Ranieri. Non scende a compromessi, è una persona che ci tiene tanto. Ha l'esperienza adatta per portare un cambiamento. A me piaceva anche il CT Gattuso, ma quando succedono certe cose è chiaro che le strade si possano separare. Sarò contento quando inizierò a vedere cose concrete, c'è una votazione che sancirà la strada della Federazione. Voglio vedere fatti e non parole".

Oltre al corso da direttore sportivo, oggi Pavoletti è protagonista nell'ambito del recupero dagli infortuni: "Con tutti i miei infortuni, ho voluto capirci meglio. Abbiamo aperto una palestra con un laboratorio, con telecamera e macchinari all'avanguardia. Cerchiamo di studiare più possibile struttura e movimento. Poi i dati li studiamo e confezioniamo un abito su misura per l'infortunato. Noi guardiamo i dati, poi diciamo il lavoro possono fare".

GIGI RIVA - Pavoletti riconosce un altro storico ex Cagliari come il numero uno: "Gigi Riva ha fatto vincere la squadra di un'isola, rifiutando certe offerte. Uomini così non esistono più, i grandi campioni di solito sono grandi persone. Lui era così. Purtroppo non ho avuto l'opportunità di conoscerlo".

E sulla Sardegna: "Sempre difficile parlarne, si può passare da ruffiani. Ma io scendo di casa e sono sereno, questo l'ho percepito solo qua. Ogni giorno vado in giro e sono contento. La gente è fantastica, vedi l'affetto negli occhi delle persone. Ti fanno sentire parte di loro".