Fonseca: "Milan? Sono deluso. Amorim accolto da Cardinale, quando arrivai io non c'era nessuno"
"Sono deluso perché due anni fa venni chiamato per cambiare lo stile di gioco della squadra. 'Vogliamo che il Milan diventi dominante, che abbia la palla e giochi nella metà campo avversario' mi fu detto. Perfetto risposi, è la mia stessa idea di calcio". Paulo Fonseca ha riavvolto il nastro, tornando a parlare del Milan.
In un'intervista a SportWeek, l'allenatore ha raccontato alcuni retroscena riguardanti l'esperienza in rossonero. Il portoghese fu chiamato a luglio 2024 per cambiare la squadra, una missione non semplice da portare a termine in breve tempo. "La verità è che per cambiare ci vuole tempo e giocare questo calcio in Italia non è facile" ha detto. "Per riuscirci bisogna cambiare prima di tutto la testa dei giocatori. Io ero avviato su su quella strada e, dopo di me, non ho mai più visto il Milan esprimere la qualità di gioco mostrata con il sottoscritto in panchina".
L'ADDIO - Fonseca ha salutato il Milan a dicembre 2024. Come raccontato dallo stesso allenatore, l'addio al club è stato sereno: "Sono andato via molto calmo perché ho fatto di tutto per cambiare il Milan. Per difenderlo. Sono uscito con la coscienza a posto perché ho sempre messo il Milan davanti a tutti".
E ancora: "Ho sempre difeso il club prima dei giocatori, che non sono più importanti del Milan. In Italia, invece, spesso i giocatori "pesano" più del club. Se qualcuno, pure forte, non meritava, con me non giocava".
I tifosi non hanno risparmiato critiche all'allenatore: "Sono stato criticato, ma io ho avuto il coraggio di difendere il Milan. Spero che tutti abbiano capito che non puoi permetterti di avere elementi che non danno tutto per il Milan".
AMORIM - Fonseca ha parlato anche dell'arrivo di Ruben Amorim, accolto da Gerry Cardinale a Milanello. I primi momenti in rossonero dei due portoghesi sono stati diametralmente opposti: "Ho visto che Amorim è arrivato a Milanello e c'era Cardinale ad attenderlo. Quando arrivai io non c'era nessuno". Nonostante ciò, Fonseca non prova rancore: "È difficile uscire con sentimenti negativi, ho lavorato con persone fantastiche. Non parlo di giocatori o dirigenti, ma del personale di Milanello".
Dopo Roma e Milan, ha chiuso con l'Italia? L'allenatore ha le idee chiare: "Io ho una passione per l’Italia, ma la vostra filosofica calcistica non si vede da nessun altra parte. Non si valorizza il bel calcio, conta solo vincere. Però mai dire mai".
Nell'intervista, il portoghese ha ripercorso anche i momenti in giallorosso, tra il 2019 e il 2021: "Sono stati due anni meravigliosi. La squadra ha giocato benissimo, alla prima stagione abbiamo fatto 70 punti: solo Gasperini ha superato quella soglia".
PORTOGALLO - Il calcio portoghese è in ascesa. Ma qual è la differenza con l'Italia? "I giocatori ce li dobbiamo costruire in casa" ha risposto Fonseca. "E lo facciamo bene: a 17 anni, i nostri ragazzi migliori giocano già negli Under 23. Noi non ci preoccupiamo di vincere il campionato, come ho visto da voi, ma di sviluppare le capacità".
Poi, l'allenatore ha svelato i colleghi ai quali si ispira: "Mourinho era un punto di riferimento per tutti. Uno che ammiro è Jorge Jesus: da lui ho imparato molto. Ma il più grande di tutti resta Pep Guardiola".
CARATTERE - Ciò che non è mai mancato a Fonseca è il carattere. L'allenatore ha sottolineato: "Quando devo dire qualcosa a qualcuno, lo faccio di fronte a tutti gli altri giocatori. Non mi interessa se è il calciatore più importante della squadra. Se devo parlare per il bene del gruppo, lo faccio davanti a tutti".
E infine, Fonseca ha parlato del Lione: "È un grande club. Abbiamo cominciato la stagione in seconda divisione, retrocessi d'ufficio per problemi finanziari. Sono stati venduti i più forti. Abbiamo costruito una squadra giovane, giocato un calcio ambizioso e raggiungo una qualificazione alla Champions inimmaginabile a inizio stagione. Cresceremo un passo alla volta".