Giovanni Corrado: "Il Pisa non ha dimostrato di essere una squadra da Serie A"

Giovanni Corrado: "Il Pisa non ha dimostrato di essere una squadra da Serie A"
Ieri alle 23:00News Calcio
di Redazione
Le considerazioni di Giovanni Corrado, amministratore delegato del Pisa, dopo la sconfitta contro il Lecce e la retrocessione in Serie B

"È una serata amara, perché perdiamo una categoria che abbiamo inseguito per anni, con un pubblico che l'ha meritata e sognata. E la perdiamo con una partita che è l'esempio di questa stagione. Dispiace, abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità. Probabilmente abbiamo anche sottostimato quello che era l'impatto con questa categoria all'inizio, abbiamo provato a correggere il tiro e questo non è bastato. Mi dispiace per questi ragazzi perché credo meritassero più punti in campo. Sono certo che tanti di questi ragazzi ritroveranno presto la categoria e spero lo faccia anche il Pisa" ha commentato a DAZN l'amministratore delegato del Pisa Giovanni Corrado.

Futuro insieme Hiljemark? La risposta di Corrado: "Credo che la cosa più importante sia pensare alle prossime 3 partite, perché anche una singola vittoria alla fine del campionato con un gruppo nuovo può portare le basi per creare qualcosa di positivo negli anni a venire. Noi abbiamo un gruppo di ragazzi molto giovani, quindi per noi sarà importante lavorare in queste settimane. Purtroppo Pisa non è una squadra da Serie A, non ha dimostrato di essere una squadra da Serie A, nonostante abbia un tifo e una città splendida che la merita. Però io l'ho sempre detto all'inizio dell'anno: vincere il campionato di Serie B non significa essere una squadra di Serie A. E quindi oggi retrocede una squadra che l'anno scorso è stata neopromossa e probabilmente non ha dimostrato di avere ancora le qualità per stare in questa categoria. Quindi dobbiamo fare tutti i ragionamenti, sapere che sarà estremamente difficile perché affrontiamo un campionato complicatissimo e non bisogna fare l'errore di pensare che sia retrocessa una squadra importante di Serie A. È retrocessa una squadra che sta crescendo, con un progetto importante, che si affacciava alla Serie A dopo 34 anni. E quindi dovremo avere molta lucidità e molta calma per valutare i passi giusti e poi ripartire nel migliore dei modi"

Ci aspettavamo di più dal mercato di gennaio? "Purtroppo quando sei una società così piccola al cospetto della Serie A devi anche fare i conti con quello che è l'appeal che tu hai in un determinato momento. Noi per anni abbiamo percepito il piacere di venire a Pisa da parte dei calciatori, perché affrontavamo una categoria (la Serie B) dove Pisa era qualcosa di straordinario all'interno di quella categoria. Per tanti elementi: la società, la piazza, il pubblico. Poi dopo sali in Serie A e ti rendi conto che quello che era straordinario prima diventa ordinario e quasi scontato. E allora a quel punto quello che tu devi fare per ottenere il sì di giocatori importanti che conoscano la categoria forse il primo anno è quasi impossibile. Lo devi fare perdendo un po' di vista quello che è il progetto e la sostenibilità della società. E quindi noi a gennaio a un certo punto abbiamo pensato che potesse essere più utile sull'età dei ragazzi e sulle potenzialità, sperando di riuscire a intervenire ma senza perdere di vista che se l'obiettivo non fosse stato raggiunto, bisognava ripartire con una squadra forte e con dei ragazzi che potessero avete del potenziale. Bilanciare le due cose non è semplice, perché ovviamente l'esperienza costa e ha un'età diversa. E probabilmente non combacia con il processo e il percorso che deve fare una società come il Pisa all'interno di questo panorama. E quindi non è sempre semplice, perché poi da fuori uno può pensare che una scelta sia dipesa solo ed esclusivamente da una volontà, e purtroppo non sempre volere è potere".

Nella parte finale dell'intervista, Corrado ha dichiarato: "Noi abbiamo un gruppo di grandi uomini e di grandi calciatori. E molti li vedrete in Serie A nei prossimi anni. E quindi quello ceh è stato fatto oggi verrà valutato in maniera differente. Il problema è un altro: noi abbiamo probabilmente sovrastimato quello che avevamo fatto. Pensavamo di essere più pronti".