Inghilterra, Bellingham: "Tuchel forse non sa cosa vuol dire affrontare la Norvegia. A volte bisogna essere sporchi".
Ancora, due volte, Jude Bellingham. Dopo la doppietta rifilata al Messico agli ottavi, il centrocampista dell'Inghilterra si è ripetuto segnando due gol decisivi anche contro la Norvegia. Una doppietta che ha regalato ai Tre Leoni l'accesso alle semifinali del Mondiale contro l'Argentina. A fine partita lo stesso Bellingham ha parlato in zona mista della partita ma non solo.
CONSIGLIO DELLA MAMMA - Con un cartellino giallo il centrocampista del Real Madrid sarebbe stato costretto a saltare per squalifica la semifinale, una situazione di cui era a conoscenza anche la mamma: "Mia mamma mi ha detto tutta la settimana di stare attento a cosa dico in campo e come mi comporto in campo. Me lo ha ripetuto veramente per tutta la settimana. A essere onesti quando giochi nel modo giusto e l'arbitro è disposto ad ascoltare e avere un dialogo diventa tutto più facile. Per fortuna è andato tutto bene"
TUCHEL - Non mancano comunque le polemiche, Bellingham non ha infatti gradito le parole del suo allenatore dopo la partita. Tuchel ha sottolineato come la prova dell'Inghilterra sia stata al di sotto delle aspettative: "Oggi siamo stati fortunati, abbiamo commesso molti errori e dobbiamo giocare meglio". La risposta del centrocampista non si è fatta attendere: "Non penso sia come dice lui, ma forse non sa cosa significa affrontare una squadra con Haaland, Odegaard, Nusa e Sorloth. Abbiamo cercato di creare un ambiente positivo e dovremmo continuare così verso le semifinali. Non possiamo vincere ogni partita facendo girare la palla e con tanti passaggi, spesso bisogna essere sporchi e stasera lo siamo stati".
HAALAND - Il classe 2003 ha infine parlato dell'amicizia con l'ex compagno di squadra al Dortmund, Erling Haaland: "La prima persona che volevo vedere dopo la partita era Erling. La gente ci ha visto rivali per 90 minuti, ma io ho visto solo mio fratello. L’ho visto lì in piedi con la delusione del risultato sulle spalle. Per questo sono andato dritto da lui. Non per le telecamere o i titoli, solo per ricordargli che un risultato non definirà mai chi è. Gli ho detto di tenere la testa alta perché è uno dei migliori giocatori al mondo. Il modo in cui lotta per la Norvegia, i sacrifici e la passione che fa vedere per il suo paese meritano solo rispetto. Gli sarò sempre vicino, proprio come so che lui ci sarà sempre anche per me"