Juventus, McKennie: "Spalletti? Il miglior allenatore che abbia mai avuto"
Weston McKennie sta vivendo uno dei momenti più luminosi, continui ed esaltanti della sua avventura con la maglia della Juventus. Da giocatore spesso in discussione e considerato a più riprese sul piede di partenza, il centrocampista texano ha saputo ribaltare le gerarchie e lo scetticismo a suon di prestazioni di altissimo livello. La sua duttilità, unita a un'inesauribile etica del lavoro e a una ritrovata lucidità nelle scelte, lo ha trasformato da comprimario a colonna portante della squadra, dimostrando sul campo quella maturità invocata da tempo dall'ambiente.
Sotto la guida attenta di Luciano Spalletti, lo statunitense ha trovato la sua dimensione ideale. Proprio sull'onda di questo straordinario stato di forma e di una solida centralità nel progetto sportivo, il giocatore si è aperto a tutto tondo ai microfoni di DAZN. Ospite del format "Remember the Name", l'americano ha svelato i retroscena del suo percorso umano e professionale in una lunga intervista.
L'IMPATTO DI SPALLETTI E LA FORZA DEL GRUPPO - Il centrocampista ha speso parole di grandissima stima per Spalletti, definendolo senza mezzi termini il miglior allenatore mai incrociato nel suo percorso. "Ci vado d’accordo ovviamente, penso che ogni calciatore abbia diversi bisogni o diverse aspettative. Ogni volta che lo vedo mi dà un senso di sicurezza", ha spiegato McKennie. Il segreto dell'allenatore bianconero risiede nella sua gestione umana: "Quando ti rimprovera non lo fa mai in maniera cattiva, lo fa per farti migliorare. Altri allenatori non fanno così. Ha questo potere di saper catturare la tua attenzione. Ti viene voglia di fare quello che ti chiede". Lo statunitense non ha avuto dubbi nell'incoronarlo come il suo allenatore preferito di sempre: "Sì. Per il modo in cui gestisce la squadra, ci sono allenatori che ti obbligano a seguire la sua mentalità. Spalletti si rapporta in modo diverso con tutti, per ottenere il meglio".
Essere il primo calciatore statunitense a vestire la prestigiosa maglia della Juventus è un traguardo difficile da metabolizzare a pieno. "Non credo di rendermene davvero conto. Sono in Europa da tanto tempo, forse me ne renderò conto a carriera finita", ha ammesso il centrocampista. A chi in passato dubitava che fosse all'altezza di un palcoscenico così importante, il texano ha sempre preferito rispondere con i fatti: "Era troppo per me? Non mi sento di rispondere, a volte parlano i fatti. Non sono una persona meschina, ognuno ha le proprie opinioni, sono più il tipo di persona che reagisce a questo tipo di commenti con il lavoro". L'ambiente juventino gli ha inoltre permesso di vivere esperienze straordinarie, come condividere lo spogliatoio con un fuoriclasse del calibro di Cristiano Ronaldo. Del campione portoghese ha confermato ogni leggenda legata all'etica del lavoro: "È stato incredibile. Tutto quello che senti sulla sua personalità è vero. Tornavamo alle 3 del mattino e andava a farsi il bagno ghiacciato. È stata un'esperienza incredibile".
L'INFORTUNIO, IL GOLF E LA SALUTE MENTALE - L'identità di Weston non si esaurisce certo all'interno di un campo da calcio. "Non sono ciò che ti aspetti quando pensi a un giocatore di calcio professionista e credo che questo mi rappresenti", ha dichiarato. "Amo il calcio, ma non sono solo un calciatore. Mi piace la musica, il golf, cerco di non limitare la mia vita solo al calcio". Riguardo al golf, in particolare, ha svelato un dettaglio casalingo: "Uso il simulatore che ho a casa, così posso giocare quando voglio".
La consapevolezza di non dover limitare la propria esistenza alla sola professione sportiva è emersa in modo dirompente durante la riabilitazione dalla frattura al piede. "Quando mi sono rotto il piede, non ero in grado di camminare e ovviamente di giocare. Lì ho capito quanto erano importanti le cose che facevo fuori dal campo. Se vivessi solo per il calcio e non potessi praticarlo, non avrei saputo cosa fare. Ero devastato", ha confessato. Da quell'esperienza ha tratto un importante insegnamento sulla salute mentale: "La forza mentale di un atleta è molto importante. Devi imparare a non farti condizionare da altre cose. Credo che mi aiuti, ma per un calciatore che presta attenzione a questo il mio consiglio è quello di concentrarti su quello che puoi controllare". Per analizzare le proprie prestazioni, ha rivelato di affidarsi a una curiosa routine post-partita: "Cosa faccio dopo una partita? Parlo con me stesso allo specchio. Cerco un dialogo interiore e rifletto su cosa potessi migliorare".
LE ORIGINI MILITARI, LA FAMIGLIA E IL MONDIALE IN CASA - Il background di McKennie è profondo e ricco di sfaccettature. "Mio papà era nell’esercito, ed era bello perché da bambino pensavi ‘Mio papà è un militare!’. Mi ha permesso di vivere tante esperienze, se non mi fossi mai trasferito in Germania non avrei mai iniziato a giocare a calcio", ha ricordato. La sua è una famiglia incredibilmente unita: "Mia mamma ha lavorato un po’ per il governo, era una dentista. Mio fratello è un pompiere e mia sorella è un medium, qualcuno che può comunicare con il mondo spirituale. La mia famiglia è tutto per me: mia mamma mi portava sempre agli allenamenti, mio papà mi ha insegnato la disciplina, mio fratello mi portava sempre con lui e mia sorella la vedo come un ‘fratello orso’, è molto protettiva". Fu proprio insieme alla madre che, a undici anni, decise di abbandonare definitivamente il football americano per dedicarsi al calcio, seguendo l'insegnamento più grande mai ricevuto: "Quello di divertirmi in ogni cosa che avrei fatto".
Guardando al futuro, l'orizzonte si tinge a stelle e strisce con i prossimi Mondiali. "Sarà un’esperienza incredibile. Non solo per me, ma anche per i miei compagni", ha sottolineato con entusiasmo. "Giochiamo tutti in Europa, quindi ci sono tanti familiari o amici che non possono venirci a giocare. Giocare i Mondiali in America permetterà a tutti di poter esserci". Il traguardo più importante della sua vita, tuttavia, esula dai trofei sportivi: "Vorrei essere ricordato come una brava persona. Qualcuno fedele a sé stesso e ai propri valori. Qualcuno che riesce a portare una buona energia".