Milan, Jashari si racconta: "Qui per vincere. Alla chiamata di Ibra mi tremava la voce"
Il centrocampo del Milan ha trovato un nuovo volto in Ardon Jashari. Sbarcato a Milanello durante l'ultima sessione di mercato estiva, al termine di un'articolata negoziazione con i belgi del Bruges, il ventitreenne di origini albanesi e punto fermo della nazionale svizzera si è legato ai colori rossoneri blindando il proprio futuro con un contratto valido fino al 2030. Nonostante l'etichetta di predestinato che lo accompagna fin dagli esordi con la maglia del Lucerna, il centrocampista ha voluto calarsi in questa nuova e prestigiosa avventura italiana mantenendo un profilo basso e una totale dedizione al lavoro.
In una lunga e sincera intervista concessa sulle pagine de Il Foglio Sportivo, Jashari ha voluto mettere in chiaro la sua vera indole, spazzando via le critiche e le voci di chi lo dipinge in maniera errata. Jashari si è raccontato a tutto tondo, delineando il profilo di un ragazzo profondamente dedito alla causa rossonera e tutt'altro che presuntuoso: "Molti non conoscendomi pensano che io sia arrogante, ma è esattamente l'opposto". Il belga vuole dare un'immagine chiara di sé: "Sono un professionista umile, molto concentrato a dare il massimo in campo per la squadra, ma anche un ragazzo di 23 anni che ama sorridere e stare in compagnia".
L'ESTATE CALDA E LA CHIAMATA DEL MILAN - Il passaggio al Milan non è stato dei più semplici, visti i tentativi del club belga di trattenere il suo gioiello dopo la vittoria della coppa nazionale. Jashari ricorda nitidamente i momenti decisivi della trattativa che lo ha portato in Italia con un contratto fino al 2030. "Ero in vacanza a Ibiza, mi stavo rilassando quando è suonato il mio cellulare. Il numero era italiano. Risposi subito, era Igli Tare. Ho capito immediatamente che il Milan avrebbe fatto di tutto pur di convincermi. Circa una decina di giorni dopo la chiamata del direttore è arrivata anche quella di Zlatan Ibrahimovic. Mi ha parlato del progetto, ero emozionato al telefono, la voce quasi mi tremava, ma ero motivato e pronto dentro di me per iniziare una nuova sfida". Un trasferimento sognato fin dall'inizio, con una richiesta ben precisa per quanto riguarda il numero di maglia: "Ho mandato un messaggio, chiedendo la numero 30 e sono stato accontentato. Quando ero bambino e giocavo a pallone non ho mai avuto un ruolo, guardavo Messi e mi bastava. Indossava la 30 e pensai che se mai fossi stato un calciatore avrei voluto lo stesso numero".
DA PIRLO AD ALLEGRI: IL NUOVO RUOLO IN CAMPO - Sul prato di San Siro, Jashari sta completando una metamorfosi tattica che lo avvicina sempre di più a una leggenda del club rossonero, Andrea Pirlo, il suo idolo d'infanzia insieme a Redondo. Un percorso di trasformazione da trequartista a vero e proprio regista della squadra, con l'aiuto del suo nuovo allenatore. "Allegri è un maestro per me, cerco di imparare moltissimo. Ha grande esperienza, mi parla spesso, dice di inserirmi di più, di giocare con intensità e di andare anche al tiro se abbiamo l'occasione. Mi sprona a migliorarmi anche in allenamento, anche perché nel corso degli ultimi anni la mia posizione in campo è molto cambiata". Un approccio mentale solido e sereno per affrontare le pressioni del grande calcio: "Sono musulmano, spesso durante il tragitto verso lo stadio ascolto il Corano, mi aiuta a concentrarmi spiritualmente prima di giocare. Il calore e il tifo dei nostri tifosi una volta arrivati a San Siro fanno il resto".
GLI OBIETTIVI E LA VITA FUORI DAL CAMPO - Fuori dal campo, il ventitreenne svizzero si descrive come una persona estremamente tranquilla e legata ai valori familiari. Sebbene ami il cibo italiano, confessa di avere una predilezione particolare per la moda: "Scelgo la moda alla cucina a dire la verità. Mi vesto casual ma elegante, mi piace apparire ordinato con qualche colore acceso. In Italia ci sono moltissimi brand di alto livello". Nonostante la giovane età e gli interessi extra-calcistici, il focus principale rimane saldamente ancorato ai traguardi sportivi da centrare con il Diavolo: "Sono qui per vincere. Per me, per la squadra, per i tifosi. Il nostro obiettivo è tornare in Champions League fra le squadre più importanti di Europa. Sappiamo che dobbiamo lavorare duro, ma questo non ci spaventa".