Mohebi pareggia per l'Iran, ma la sua esultanza fa discutere: la ricostruzione
Prima il gol che ha permesso all’Iran di pareggiare contro la Nuova Zelanda all’esordio mondiale. Poi un’esultanza che ha subito acceso il dibattito. Nella notte italiana, Mohammad Mohebi ha segnato la rete del 2-2 finale a Los Angeles e ha festeggiato con un gesto doppio.
Prima ha imitato un’esultanza tipica dell'NBA, la “ice in my veins”, il gesto dell’iniezione sul braccio che simboleggia sangue freddo nei momenti decisivi. Subito dopo, però, ha aggiunto un secondo gesto. Dopo il gol, l’attaccante del Rostov ha guardato verso gli spalti mimando quello che a molti è sembrato uno sparo con una pistola rivolto al pubblico. Nel post-partita il classe '98 ha chiarito: "È stato un gesto spontaneo, nato in quel preciso momento. Solo un’esultanza e basta".
POLEMICHE - Non sono mancate le polemiche dopo l'esultanza. Rileggendo il gesto e il contesto, anche geopolitico, diversi hanno collegato l’esultanza di Mohebi ai fischi piovuti al momento dell’inno nazionale iraniano e all’esposizione, allo stadio e fuori, della bandiera iraniana con sole e leone al posto dell’emblema di Allah, cioè quella del periodo precedente alla rivoluzione islamica del 1979. E cioè la bandiera dei contestatori del regime.
Una versione che Mohebi ha smentito subito dopo la partita, anche se le polemiche restano vive.