Neymar dice addio al Brasile: record, trionfi e rimpianti di una storia incompleta

Neymar dice addio al Brasile: record, trionfi e rimpianti di una storia incompletaTUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 09:30News Calcio
di Mariapaola Trombetta
Il fuoriclasse del Santos ha confermato la fine della propria avventura con la Seleção. 16 anni, 130 presenze e 80 gol, ma anche il grande rimpianto di non aver mai conquistato Mondiale e Copa América.

“Il mio tempo con la Nazionale è finito. Ho dato il mio sangue e la mia vita, ma adesso non ne ho più voglia”. Neymar ha scelto parole nette per confermare il proprio addio al Brasile. Il numero 10 ne ha parlato dopo la vittoria del Santos per 4-2 contro l’Universidad Central in Copa Sudamericana, ribadendo una decisione già anticipata al termine dell’ultimo Mondiale. A 34 anni si chiude così una storia cominciata nel 2010 e durata sedici anni, segnata da record, giocate memorabili, infortuni e grandi occasioni sfumate.

Il recente torneo avrebbe dovuto rappresentare l’ultimo tentativo di Neymar di conquistare quella Coppa del Mondo inseguita per tutta la carriera. Carlo Ancelotti lo aveva convocato nonostante i numerosi problemi fisici e una lunga assenza dalla Seleção. Il brasiliano è riuscito a rientrare contro la Scozia dopo 981 giorni senza indossare la maglia verdeoro, diventando uno dei pochi giocatori del Paese ad aver preso parte a quattro edizioni del Mondiale. Il suo ritorno, però, non ha avuto l’epilogo sperato.

Utilizzato soltanto per pochi minuti durante la competizione, Neymar ha segnato su rigore nell’eliminazione per 2-1 contro la Norvegia, arrivata il 5 luglio nel New Jersey. Il Brasile ha così salutato il torneo agli ottavi, registrando la propria eliminazione più precoce in un Mondiale dal 1990. Proprio al termine di quella partita il numero 10 aveva lasciato intendere che la sua esperienza internazionale fosse ormai conclusa: “Ci ho provato. È iniziata qui ed è finita qui”.

NEYMAR E IL BRASILE, UNA STORIA COMINCIATA CON UN GOL - Neymar aveva debuttato con la Nazionale maggiore il 10 agosto 2010, a soli 18 anni, segnando immediatamente contro gli Stati Uniti. La sua ultima partita si è disputata proprio nello stesso impianto del New Jersey in cui aveva iniziato il proprio percorso con la Seleção, chiudendo idealmente un cerchio lungo sedici anni. Da quel momento il talento cresciuto nel Santos è diventato il principale volto calcistico del Brasile. Per oltre un decennio ha portato sulle spalle il peso della maglia numero 10 e le aspettative di un intero paese, chiamato a raccogliere l’eredità di campioni come Pelé, Romario, Ronaldo e Ronaldinho.Il bilancio finale racconta 130 presenze, 80 reti e 58 assist. Numeri che lo rendono il miglior marcatore nella storia della Nazionale brasiliana, davanti a Pelé secondo il conteggio ufficiale della FIFA. Un primato raggiunto nel 2023 e successivamente migliorato con il rigore realizzato contro la Norvegia nell’ultimo Mondiale.Un record enorme, che certifica la grandezza del suo percorso, ma non cancella la principale mancanza della sua carriera internazionale: Neymar lascia il Brasile senza aver conquistato né un Mondiale né una Copa América.

IL SOGNO SPEZZATO NEL MONDIALE GIOCATO IN CASA - Il primo appuntamento mondiale arrivò nel 2014 e sembrava l’occasione perfetta per la sua consacrazione. Il Brasile giocava in casa e Neymar, già simbolo della Seleção, iniziò il torneo segnando quattro reti e trascinando la squadra fino ai quarti di finale. Contro la Colombia, però, un duro intervento di Juan Camilo Zúñiga gli provocò la frattura di una vertebra. Il suo Mondiale terminò in quel momento. Neymar fu costretto ad assistere da spettatore alla semifinale contro la Germania, conclusa con il drammatico 7-1 di Belo Horizonte, una delle sconfitte più dolorose della storia del calcio brasiliano. Resta impossibile sapere quanto la sua presenza avrebbe potuto cambiare quella partita. Di certo, l’infortunio del 2014 fu il primo di una serie di problemi fisici che avrebbero accompagnato Neymar nei grandi appuntamenti con la Nazionale, impedendogli spesso di presentarsi nelle migliori condizioni proprio quando il Brasile aveva più bisogno del suo talento.

DAL BELGIO ALLA CROAZIA, LE ALTRE OCCASIONI PERDUTE - Quattro anni più tardi Neymar arrivò al Mondiale in Russia dopo una lunga assenza causata da un problema al piede. Segnò contro Costa Rica e Messico, ma il cammino del Brasile si interruppe ancora una volta ai quarti di finale. A eliminare la Seleção fu il Belgio, vittorioso per 2-1 al termine di una partita che lasciò un altro grande rimpianto. Ancora più dolorosa fu l’eliminazione del 2022. In Qatar Neymar si infortunò alla caviglia già nella prima partita contro la Serbia e fu costretto a saltare il resto della fase a gironi. Tornò in campo nella fase a eliminazione diretta e nei quarti contro la Croazia segnò ai supplementari una delle reti più belle della sua carriera, portando il Brasile a pochi minuti dalla semifinale. Il pareggio croato e la successiva sconfitta ai rigori trasformarono però quella giocata in un ricordo amaro. Neymar, scelto come quinto rigorista, non riuscì neppure a presentarsi dal dischetto perché il Brasile venne eliminato prima dell’ultimo tiro. Il Mondiale del 2026 avrebbe dovuto offrirgli un’ultima occasione. Anche questa volta, però, il sogno si è interrotto troppo presto.

IL GRANDE RIMPIANTO DELLA COPA AMÉRICA - Anche il rapporto di Neymar con la Copa América è stato segnato soprattutto dalle occasioni mancate. Nel 2011 il Brasile venne eliminato ai quarti dal Paraguay dopo i calci di rigore. Nel 2015, invece, il torneo del numero 10 terminò in anticipo dopo l’espulsione e la squalifica rimediate contro la Colombia. Il paradosso più grande arrivò nel 2019. Il Brasile riuscì finalmente a sollevare il trofeo davanti al proprio pubblico, ma Neymar non poté far parte della squadra a causa di un infortunio.

Nel 2021 Neymar ebbe l’occasione più concreta per vincere il torneo. Trascinò il Brasile fino alla finale del Maracanã, ma l’Argentina di Lionel Messi si impose per 1-0 grazie al gol di Ángel Di María. L’abbraccio tra i due ex compagni del Barcellona al termine della partita divenne una delle immagini simbolo del torneo, ma per Neymar rappresentò l’ennesima occasione sfumata. Nel 2024 un altro grave infortunio gli impedì di prendere parte alla competizione. 

LA CONFEDERATIONS CUP E L’ORO OLIMPICO - La sua storia in verdeoro non è stata però soltanto una lunga sequenza di delusioni. Una delle pagine più belle arrivò nel 2013, quando Neymar trascinò il Brasile alla vittoria della Confederations Cup. Il numero 10 segnò quattro gol in cinque partite, venne premiato come miglior giocatore del torneo e realizzò una splendida rete nella finale vinta per 3-0 contro la Spagna, allora campione del mondo e d’Europa in carica. Quella competizione sembrò annunciare l’inizio di un nuovo ciclo vincente per il Brasile e rappresenta ancora oggi uno dei momenti più alti della sua carriera con la Nazionale maggiore. Tre anni più tardi arrivò probabilmente la gioia più intensa. Alle Olimpiadi di Rio 2016 il Brasile inseguiva il primo oro della propria storia nel torneo maschile di calcio. Neymar guidò la squadra fino alla finale contro la Germania, segnò su punizione e poi trasformò il rigore decisivo nella serie conclusiva. Quella medaglia ebbe un valore enorme per tutto il Paese. Non soltanto perché si trattava del primo oro olimpico del calcio brasiliano, ma anche perché arrivava contro la Germania, due anni dopo il traumatico 7-1 del Mondiale giocato in casa.

IL PESO DELLA MAGLIA NUMERO 10 - Per sedici anni Neymar è stato molto più del miglior calciatore brasiliano della propria generazione. È stato il giocatore sul quale il Brasile ha costruito la speranza di tornare a vincere un Mondiale, trofeo che manca dal 2002. Ogni sua prestazione è stata confrontata con quelle delle grandi leggende del passato. Ogni eliminazione ha acceso il dibattito attorno al suo rendimento. Anche quando gli infortuni ne hanno condizionato le prestazioni, Neymar è rimasto uno dei simboli delle occasioni mancate dalla Seleção. I numeri raccontano un campione straordinario: miglior marcatore di sempre, quattro Mondiali disputati, gol, assist e giocate che hanno segnato un’epoca.

Il palmarès, però, racconta soltanto in parte la grandezza del suo talento. Neymar lascia il Brasile con una Confederations Cup e un oro olimpico, ma senza le due coppe che avrebbero potuto cambiare definitivamente il giudizio sulla sua carriera internazionale: il Mondiale e la Copa América. Il suo addio racchiude così tutte le contraddizioni del suo percorso. Neymar è stato il calciatore dei record e delle giocate impossibili, ma anche degli infortuni e dei sogni interrotti sul più bello. Ha superato Pelé nella classifica dei marcatori, senza però riuscire a raggiungerlo sul tetto del mondo. Resta una storia enorme, durata sedici anni e capace di regalare emozioni indimenticabili. Una storia che non ha avuto il finale che Neymar e il Brasile avevano immaginato, ma che gli ha comunque permesso di lasciare un segno profondo e indelebile nella storia della Seleção.