Paolo Zanetti a Sky Calcio Unplugged: "Cisse? Farlo giocare di più sarebbe stato un rischio"

Paolo Zanetti a Sky Calcio Unplugged: "Cisse? Farlo giocare di più sarebbe stato un rischio"
Oggi alle 17:20News Calcio
di Redazione
Le parole di Paolo Zanetti ospite della nuova puntata di Sky Calcio Unplugged

"Più bravo da allenatore o da giocatore? Penso da allenatore, perché ho una gestione diversa, sono cresciuto come uomo e, onestamente, se avessi avuto questa testa da calciatore avrei potuto fare qualcosa in più; anche se ho fatto il mio massimo e il mio meglio per quella che era la mia qualità". Queste le prime parole di Paolo Zanetti, ospite della nuova puntata a Sky Calcio Unplugged.

"Io vengo da una famiglia totalmente milanista. Sia mio nonno che mio padre mi hanno trasmesso questa passione fin da piccolo. Erano chiaramente i tempi di Sacchi, di Capello, degli olandesi: Gullit, Van Basten, Rijkaard. Insomma, siamo cresciuti con un Milan importante e quindi i poster in camera mia erano questi". L'ex allenatore del Verona ha ricordato il primo incontro da giocatore contro i rossoneri: "Quando l'ho affrontato da giocatore ho un bellissimo ricordo: eravamo lì in linea per il fischio d'inizio e, dietro la balaustra di San Siro dove si mettono i tifosi, c'era mio padre con il fazzoletto che si asciugava le lacrime perché era emozionato. Quella è stata la prima volta. Poi dopo ci si abitua: ci ho giocato tante volte sia da giocatore che da allenatore e ci ho anche vinto, quindi è stata sicuramente una grande soddisfazione".

IL 2023 - Zanetti ha poi parlato del 2023 e dei 43 punti raggiunti con l'Empoli. "Quella è stata un'annata fantastica, anche perché fare 43 punti con l'Empoli non è stato sicuramente semplice. Diciamo che non si sono incastrate alcune cose, è difficile dare delle spiegazioni; quell'anno sicuramente speravo di fare anche un piccolo step, un passo avanti, perché pensavo di essermelo guadagnato sul campo. Non è arrivato e poi, in realtà, dopo quattro partite sono stato esonerato". E sulle chiamate di squadre importanti ha aggiunto: "Sono stato vicino a più di qualche squadra interessante, poi però le trattative non si sono concretizzate".

SUI GIOVANI - I giovani allenati e valorizzati nella carriera sono stati tanti: Cambiaghi, Cisse, Giovane e molti altri. Zanetti ha voluto parlare anche della loro crescita: "Il risultato sportivo è al primo posto, com'è normale che sia, però non è da meno la costruzione del calciatore, soprattutto del giovane calciatore. Penso che sia una soddisfazione straordinaria accompagnare questi ragazzi a fare il percorso che sognano fin da bambini. Credo però che il merito non sia tanto dell'allenatore, quanto della predisposizione che hanno loro al miglioramento. Ho avuto anche dei ragazzi bravi che magari non sono riusciti a migliorare perché, a livello mentale, non erano disposti a fare dei sacrifici per arrivare in alto. Tutti questi giocatori che tu hai elencato avevano all'epoca del talento, ma anche delle lacune sulle quali chiaramente volevamo lavorare e abbiamo lavorato; ma erano soprattutto loro a voler migliorare".

IL RAPPORTO CON I GIOCATORI - Parlando dell'importanza del rapporto con i propri giocatori Zanetti ha aggiunto: "Belahyane l'anno scorso, a gennaio, stava tornando a Verona e poi dopo andai via io, quindi lui rifiutò perché io me ne stavo andando. Lui sarebbe tornato per me, per darmi una mano; io poi me ne andai proprio l'ultimo giorno di mercato ed è rimasto lì. Stava facendo ancora fatica alla Lazio e in questo momento invece ha trovato un allenatore che crede molto in lui e sta esplodendo. È un giocatore che sta facendo veramente bene, del 2004, molto, molto giovane, ma che ha la personalità di chi ha fame".

SU CISSE - Il focus è poi passatto sull'attuale giocatore rossonero, protagonista in questo inizio di stagione con Amorim: "Cisse secondo me doveva crescere dal punto di vista mentale, sono molto sincero. Nel senso che dal punto di vista tecnico ha fatto un percorso nelle giovanili dove aveva uno strapotere pazzesco, perché è veramente un giocatore di livello altissimo. È chiaro che quando poi arrivi a 17 anni alle porte della Serie A, dopo l'ottimo lavoro fatto anche dagli allenatori delle giovanili, hai bisogno di farti un po' le ossa: era molto abituato a giocare con la palla, ma senza palla era un po' pigro. Era abituato a essere la stella della squadra, mentre lì, quando sei giovane, hai anche della gente davanti a te. Si è comunque allenato con noi per tutto l'anno e l'ho fatto esordire a San Siro. Con il senno di poi, vedendolo oggi, avrei potuto farlo giocare di più; d'altra parte, in quel momento, con grande onestà si rischiava un po' di bruciarlo. Con il club è stato quindi deciso di mandarlo a Catanzaro a farsi le ossa".

SU GIOVANE - Un altro giocatore valorizzato dal lavoro di Zanetti è stato Giovane. L'allenatore ne ha parlato così: "Giovane è stato bloccato un anno prima dal Corinthians. Prima di arrivare a Verona è rimasto dieci mesi fermo per poter venire a parametro zero, quindi questa secondo me è stata un'intuizione straordinaria di Sogliano. È un ragazzo di una sensibilità incredibile. Ho il ricordo di lui che mi ha pianto un paio di volte sulla spalla, perché per la prima volta andava via di casa e per i brasiliani non è semplice. Questa sua nostalgia di casa non lo faceva stare bene e veniva da me perché mi riconosceva come una persona che poteva dargli una mano anche fuori dal campo".

LA VITA - Zanetti si è poi soffermato sulla sua vita personale e sulla sua crescita come uomo e allenatore: "Ero diverso, sono cresciuto abbastanza in ritardo mentalmente. Sono diventato uomo da quando ho conosciuto mia moglie, da quando mi sono sposato e da quando sono diventato allenatore. Mia moglie l'ho conosciuta nei miei ultimi anni a Torino, quindi 18 anni fa. Oggi siamo ancora insieme e siamo una famiglia bellissima. Sicuramente lei ha avuto la sua parte. Poi in mezzo c'è stata la malattia di mia madre, che è stata molto pesante e in cui l'ho vista perdere la dignità umana. Insomma, ci sono state delle cose andate di pari passo nella vita, come capita a tutti quanti: io sono una persona normalissima che ha dovuto lavorare e, nello stesso tempo, gestire un aspetto emotivo personale molto difficile".

IL FUTURO - Infine Zanetti si è soffermato sul futuro: "L'obiettivo è la Serie A. Negli ultimi cinque anni ho fatto la Serie A, con ottimi risultati e altri meno. Questo fa parte del percorso Quindi mi piacerebbe e in questo momento, grazie a Dio, posso prendermi il tempo per valutare le situazioni che mi arrivano. Qualche chiacchierata, anzi parecchie, le ho fatte, però un po' per loro e un po' per me non siamo mai riusciti a trovare la quadra. Grazie a Dio, dal punto di vista economico non sono costretto ad accettare per forza: posso prendermi del tempo, aspettare e, nel frattempo, studiare e migliorarmi".

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