Pio Esposito: "Dopo la Bosnia ero sotto terra. Bisogna prendersi la responsabilità"
Tutto si ferma e rimane solo tanto buio. "Ho fatto fatica a metabolizzare subito la delusione. Avevo lo sguardo fisso in un punto e non riuscivo a capire cosa fosse successo, ero sotto terra", inizia così il racconto di Pio Esposito al Corriere della Sera parlando della delusione dopo il rigore sbagliato contro la Bosnia. "Il primo pensiero è di aver deluso i compagni, le persone a casa, gli amici, la famiglia. Rigori ne calcolerò ancora, ne segnerò e qualcuno lo sbaglierò: quel giorno ero convinto di prendermi la responsabilità di calciare per primo, mi sentivo sicuro, poi è andato male", spiega l'attaccante.
Tanti errori commessi ma un grande spirito all'interno del gruppo: "Ho visto una squadra che ha dato l’anima, per la maggior parte con un uomo in meno, creando diverse occasioni. Non è bastato e non basta: l’Italia ha l’obbligo di andare ai Mondiali, bisogna prendersi la responsabilità".
LA SVOLTA DELLA CARRIERA - E poi il salto in carriera dalla Serie B alle notti di Champions con l'Inter. Tanti bei ricordi legati alla parentesi a Spezia: "Mi ritengo fortunato ad avere fatto i due anni lì: nel primo ho fatto molta fatica, ho subito il salto dalla Primavera, ho segnato solo 3 gol e ci siamo salvati all’ultima giornata".
Ma è stato davvero il bivio della sua carriera? Pio Esposito risponde: "Rischi di perdere la sicurezza in te stesso, ma sta a te avere la forza di reagire e ritrovarti. Devo ringraziare Luca D’Angelo: il gol salvezza al Venezia all’ultima giornata è stata la mia svolta. E ho rinunciato a un ingaggio migliore alla Samp per continuare con chi aveva creduto in me: credo sia stata la scelta migliore della mia vita".
SUL PRESENTE - E in risposta a certe voci sulla sua personalità conclude: "C’è esagerazione, sia nel bene che nel male. Sono un ragazzo di 20 anni che arriva dalla B, a cui nessuno ha regalato nulla, che sta facendo bene nella sua prima stagione all’Inter, ma che non ha fatto ancora niente per scomodare certi paragoni. Io non ho colpe però: non ho mai detto di essere un fenomeno o di valere 100 milioni. Sono solo uno che dà il massimo tutti i giorni".
Infine un pensiero su Lautaro, fuori per 15 giorni a causa di un risentimento al soleo: "Lui è molto completo, ma quello che ti emoziona è la sua cattiveria, la sua passione, la fame che ha: anche in allenamento gioca come fosse la finale del Mondiale".