La geografia del calcio italiano: sempre meno calciatori del Sud

La geografia del calcio italiano: sempre meno calciatori del SudTUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 09:23News Calcio
di Lorenzo Moscioni
Nelle ultime stagioni è fortemente diminuito il numero e il minutaggio in Serie A dei calciatori nati nelle regioni del Sud Itali: ecco alcuni numeri

Dopo la mancata qualificazione ai Mondiali per la terza volta consecutiva, in Italia è tempo di riflessioni sullo stato di salute del calcio. Tra le criticità più evidenti (l’ampio impiego di calciatori stranieri, il limitato utilizzo dei giovani e un livello tecnico-tattico non sempre all’altezza degli standard europei, tutte evidenziate anche nel dossier del dimissionario presidente della FIGC, Gabriele Gravina), emerge però un aspetto meno discusso: la “distribuzione geografica” dei giocatori in Nazionale.

I dati raccontano infatti di un sistema sempre meno rappresentativo del Sud Italia, sia in Serie A sia - di conseguenza - in Nazionale. Eppure, per anni, il meridione ha rappresentato un bacino fondamentale di talento. Indimenticabili le notti magiche di Italia ’90 con Totò Schillaci, così come il contributo decisivo dei campioni del mondo 2006, da Fabio Cannavaro a Gennaro Gattuso.

Nell’ultima spedizione, conclusa con la sconfitta ai rigori a Zenica, la presenza di giocatori nati al Sud si è ridotta a soli tre elementi: i campani Pio Esposito e Gigio Donnarumma e il sardo Nicolò Barella.

I NUMERI DI UN CALO COSTANTE - All’inizio degli anni Duemila, più di un calciatore italiano su quattro in Serie A era nato al Sud: nella stagione 2000-01 la percentuale era del 27,6%. Il picco si è toccato nel 2008-09 con il 29,8%. Oggi però lo scenario è completamente diverso, con poco più di uno ogni dieci: nel 2024-25 solo il 12,3% degli italiani in Serie A è nato al Sud. Il dato rimane simile anche considerando i minuti giocati, che nell’ultima stagione si attestano a un 13,1%.

Si tratta dell’esito di un calo costante che ha portato a perdere in dieci anni quasi nove punti percentuali (nel 2020-21 si era arrivati al 20,8%), per poi scendere ancora nelle ultime stagioni intorno al 15%. Il confronto con la popolazione rende ancora più evidente la sotto rappresentazione del Sud: oltre un quarto degli italiani vive in quest’area del Paese, ma questa proporzione non si riflette in campo.

IL CASO DELLA SICILIA - L’esempio della Sicilia è particolarmente emblematico. Nel corso degli anni Duemila i calciatori siciliani sono stati una presenza stabile in Serie A, superando anche il 5% nella stagione 2006-07 (5,4%), con un discorso analogo sul minutaggio (il 5,2%). Sono gli anni di giocatori come Christian Riganò, Gaetano D’Agostino, Giovanni Marchese e Giuseppe Mascara.

Oggi la Sicilia è scesa a percentuali quasi marginali: appena l’1% nel 2024-25 (solo Antonino Gallo e Mario Balotelli, nato a Palermo ma cresciuto in Lombardia) e stabilmente sotto l’1,5% nelle ultime sette stagioni. Dati ancora più preoccupanti se si considera che si tratta della quinta regione per abitanti con circa 5 milioni, quasi l’8% degli italiani. Un discorso simile riguarda anche le altre regioni del Sud: la Calabria è passata dal 5,21% del 2005-06 allo 0,5% dell’ultima annata, mentre la Campania ha più che dimezzato la propria incidenza, scendendo da una media del 12% negli anni Dieci del Duemila al 5,6% più recente.

IL RIFLESSO IN NAZIONALE - I soli tre convocati dei playoff non sembrano un caso isolato, ma anzi confermano un trend presente nel calcio italiano. Fino a Euro 2020 i giocatori del Sud rappresentavano circa un terzo del gruppo; nella squadra vincente nel 2021 erano il 30,8%. Il dato più alto invece resta quello di Sudafrica 2010, con otto convocati su ventitré (il 34,8%). 

Nelle convocazioni più recenti, invece, la percentuale è crollata: a EURO 2024, Spalletti aveva chiamato solo il 7,7% di giocatori nati al Sud, mentre per il playoff dei Mondiali 2026 erano il 10,7%. Questi numeri non sono quindi un’eccezione, ma la conseguenza diretta di quanto accade nei club.

MENO SQUADRE, MENO GIOCATORI - Le cause di questo calo sono molteplici e di diversa natura, ma alcune tendenze sono chiare. Nei primi anni Duemila la presenza di squadre del Sud in Serie A era significativa: circa un quarto, con dei picchi nelle stagioni 2008-09 e 2010-11 quando si contavano sei squadre sulle venti totali. Erano gli anni di piazze storiche come Bari, Palermo, Reggina e Catania

Nelle ultime stagioni, invece, non si è mai andati oltre le quattro squadre; il minimo è stato toccato nella stagione 2018-19, con solo due formazioni meridionali. Su un arco più ampio, tra anni Novanta, Duemila e anni Dieci, la presenza media complessivamente si attesta intorno al 19%. Nelle ultime cinque stagioni, invece, è scesa al 16,7%. Il calo dei giocatori del Sud non rappresenta solo un dato statistico: è il sintomo di un sistema che ha perso rappresentatività e capillarità.