Pjanic: "La Roma può sognare lo scudetto. Juventus? Bisogna ricostruire"
Dal Festival dello Sport di Trento, Miralem Pjanic ha ripercorso alcune delle tappe più importanti della sua carriera. Dalla Roma con Totti e Nainggolan alla Juventus con Cristiano Ronaldo, passando per Messi, Juninho e la finale di Champions League persa a Cardiff.
Ma anche il rapporto con la Bosnia, le difficoltà della sua famiglia dopo la guerra e il messaggio ai giovani: "Bisogna credere nei sogni".
L'INFAZIA DIFFICILE TRA BOSNIA E LUSSEMBURGO - La storia di Pjanic parte però molto lontano dai grandi stadi europei. La guerra in Bosnia costrinse la sua famiglia a lasciare il Paese e trasferirsi in Lussemburgo: "Siamo andati in Lussemburgo, una seconda casa che ha permesso ai miei genitori di lavorare e rifarsi una seconda vita. Papà lavorava in cantiere, mattina e pomeriggio; mamma faceva la donna delle pulizie dalle tre del pomeriggio alle dieci di sera. Papà giocava anche a calcio e io stavo con lui, mi portava ai suoi allenamenti. Avevo un solo giocattolo: il pallone". Il centrocampista ha fatto tutta la trafila delle giovanili con il Lussemburgo, prima di scegliere la Bosnia: "Forse non è stato giusto poi lasciarla e scegliere la Bosnia, ma è stata una scelta di cuore. Mi sono sentito bosniaco, in famiglia siamo bosniaci".
LA SPECIALITA' DELLA CASA: LE PUNIZIONI - Per Pjanic, la specialità dei calci piazzati è soprattutto una questione di lavoro: "Per calciare bene le punizioni servono allenamento, allenamento, allenamento. Ognuno ha la sua preparazione: i suoi metri, come mette la palla, la concentrazione. Dipende dal lavoro che fai durante la settimana. Solo l'allenamento ti permette di perfezionare l'esecuzione". La passione per le punizioni nasce anche dall'esempio di Juninho Pernambucano, incontrato al Lione: "Quando ho visto Juninho ho capito l'importanza, in una squadra, di avere un giocatore bravo nei calci piazzati. È stato il primo giocatore a cui volevo assomigliare, in campo ma anche fuori. Mi piacevano la sua leadership, la sua quotidianità, il modo in cui si allenava. Oggi si vedono molti meno gol su punizione, in Italia uno che calcia davvero bene è Dybala".
MESSI, TOTTI E CR7 COME COMPAGNI DI SQUADRA - Una carriera ai massimi livelli gli ha permesso di condividere lo spogliatoio con alcuni dei più grandi giocatori della storia del calcio: Francesco Totti, Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Quando gli viene chiesto di scegliere tra i tre, Pjanic mette al primo posto l'argentino: "Al primo posto metterei Leo. Ho fatto un anno con lui e quando ho visto quello che faceva quotidianamente non era spiegabile. Avevi la sensazione che potesse fare davvero quello che voleva. Rendeva tutto semplice". Poi, su Cristiano Ronaldo, conosciuto alla Juventus, ha aggiunto: "La forza mentale di Ronaldo non l'ho rivista in nessun altro.Con Cristiano partivo sempre 1-0, era ossessionato dal gol. Nonostante i trofei vinti, è stato un professionista che voleva competere in modo assurdo. Faceva alzare il livello dei compagni. Anche se sbagliava dieci gol, aveva quella mentalità che gli permetteva di andare avanti ed essere sicuro che avrebbe segnato nell'occasione successiva". E infine Totti, compagno alla Roma: "È stato un sogno giocare con Checco, io ho vissuto solo la fine della sua carriera ma mi è bastato. Il soprannome principe? Per me è un onore che me lo abbia dato lui".
LA ROMA DI GASPERINI - Il bosniaco ha esaltato la Roma attuale di Gian Piero Gasperini: "La Roma può sognare lo scudetto. Sono belli da vedere, fa piacere guardarli, giocano bene e se davanti Dybala sta bene, con Malen possono davvero riportare lo scudetto a Roma. È la squadra che merita di più al momento".
ALLEGRI - Pjanic ha anche elogiato Massimiliano Allegri, suo allenatore ai tempi della Juventus: "Allegri è stato molto importante. Un allenatore che è riuscito a dare a tutta la squadra compattezza nel modo in cui ci ha messo sul campo. Abbiamo reso facile vincere, oggi si vede che vincere uno scudetto non è facile per nessuno: all’epoca lo sembrava. Lui era l’architetto di tutto, mi fece diventare un giocatore più serio e quadrato nel campo, per me è stato molto importante e oggi siamo amici, gli voglio veramente bene e gli auguro tutto il meglio. Tutti i calciatori di quella squadra possono parlarne soltanto bene, è un ottimo allenatore che riceve critiche ingiustificate. Gran parte del merito di quegli anni è sua".
LA FINALE DI CARDIFF - La notte di Cardiff, una delle più difficili per la carriera di Pjanic: "Io ho ancora in testa il mio tiro parato da Navas . Per come era partita pensavo fosse gol, ha avuto un riflesso incredibile È stato un sogno stare lì, abbiamo meritato di giocare quella finale. Dominavamo le partite. In finale abbiamo trovato una squadra con più esperienza nel gestire i momenti chiave. Aver perso quella finale è stato un grande dispiacere. Ci credevamo. Prima della partita ci credevo, ero sicuro della nostra forza".
IL MOMENTO ATTUALE DELLA JUVENTUS - Per Pjanic è arrivato il momento di ricostruire alla Juventus: "Penso che sia presto per parlare di scudetto. Se si guarda la scorsa stagione non si può partire con quell’ambizione. L’Inter è favorita per la rosa poi ci sono il Napoli e la Roma. L’obiettivo primario deve essere ricostruire, ma velocemente perché alla Juve si vuole sempre vincere. Si può parlare di rientrare in Champions, sarebbe la cosa più giusta".
CHI E' IL NUOVO PJANIC - Infine, l'ex centrocampista, ha individuato il suo possibile erede: "Nuovo Pjanic? Il fratello di Kerim, Emre Alajbegovic, ha 13 anni: ne parleremo tra un paio di anni, vedrete".