Frosinone, Schmid: "Siamo una famiglia, abbiamo un 1% di arrivare in Europa"

Frosinone, Schmid: "Siamo una famiglia, abbiamo un 1% di arrivare in Europa"TUTTOmercatoWEB.com
Romano Schmid
© foto di AntonioFraioli
Oggi alle 10:30News Calcio
di Redazione
Le parole del centrocampista austriaco sull'inizio di stagione del Frosinone, neopromosso ma capace di vincere 4 delle prime 7 partite in A

"Gli allenamenti di Alvini sono i più duri della mia vita". Parola di Romano Schmid, tra i protagonisti del sorprendente inizio stagione del Frosinone, che non si aspettava certo di trovare tutto questo al suo arrivo dal Werder Brema: "Corriamo tantissimo, a lungo e duramente - ha raccontato in un'intervista a La Gazzetta dello Sport -. Io sono arrivato tardi, a metà agosto, e nella mia prima settimana pensavo: 'Ma che cos’è, il precampionato?'". 

Lui ha già servito 3 assist in queste prime partite, mentre i suoi sono al sesto posto in classifica: "Il nostro segreto? Siamo una famiglia. Non dico che siamo un Leicester ma sappiamo da dove veniamo e che cosa migliorare. Guardate Giacomo Calò: ha sempre giocato in B ma sembra che abbia 100 partite in Serie A". Frosinone che ora non si pone limiti, tanto che Schmid non esclude il sogno Europa: "Sì, c’è un 1%. Se dici di no, non hai la mentalità giusta: nel calcio tutto è possibile". 

IL SOPRANNOME - Schmid ha raccontato che quello di "Messi delle Alpi" non è il suo unico soprannome: "Solo uno dei tanti. Ralf Rangnick, il ct dell’Austria, mi chiama 'giftzwerg', 'nano velenoso', perché sono basso e molto aggressivo. Quelli grossi non amano giocare contro di me. Da piccolo ero 'zauberer', 'mago'. A 15 anni, la prima volta che mi sono allenato con la prima squadra, me lo sono scritto sulle scarpe. Mi prendevano in giro, ma sono andato dritto per la mia strada". 

A proposito di obiettivi, a livello personale non esclude quello dei 10 assist: "Si può fare, è realistico, è un mio obiettivo. Anche se il grande obiettivo è migliorare, e migliorare la squadra. Mi sono sempre piaciuti i creativi. Quando avevo 16-17 anni, i miei tre miti erano Messi, Götze e Dybala. Volevo diventare come Paulo e mi sono tatuato come lui, un pallone con la corona sul polpaccio". 

I COMPAGNI - Tra i compagni di squadra, si è sbilanciato con un paragone pesante su Raimondo: "Una specie di CR7 per la fiducia che ha nelle sue possibilità: per un attaccante, è la cosa più importante. Fa gol dal nulla e il bello è che ascolta. Altri centravanti con cui ho giocato pensavano di sapere tutto ma Antonio è diverso, ragiona con me su quello che dobbiamo fare in campo e sorride anche quando sbaglia, convinto che una nuova chance arriverà". 

Mentre su chi lo ha impressionato di più non ha dubbi: "Ghedjemis è incredibile, non ho mai giocato con un tipo come lui: è pazzesco quanto sia forte. È tecnico, sa quando dribblare o passare, ha uno contro uno e un bel tiro. Lo vedrete, è un top top player. Poi Masini, il mio bodyguard. Mai visto uno che difende come lui, vince tutti i duelli nello stretto. Se non avete capito quanto è forte, guardatelo meglio".