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Arsenal, la probabile formazione contro lo Sporting
Tornano in campo Arsenal e Sporting che si affronteranno all'Emirates Stadium mercoledì 15 aprile alle 21:00, nel ritorno dei quarti di finale di Champions League. Una settimana fa, all'andata, gli inglesi avevano avuto la meglio vincendo 0-1 allo Stadio José Alvalade: Havertz aveva deciso la gara con un gol nel recupero. La vincente del doppio confronto incontrerà in semifinale il Barcellona/atletico
La squadra di Arteta arriva da una sconfitta in campionato: 1-2 in casa contro il Bournemouth. I Gunners mantengono il primo posto in Premier League, con il Manchester City che si è portato a -6 con una partita in meno.
LA PROBABILE FORMAZIONE DELL'ARSENAL - Mikel Arteta ha alcuni dubbi legati sopratutto alle condizioni fisiche di alcuni giocatori. Si tratta di Timber, Calafiori, Odegaard e Saka. Lo spagnolo dovrebbe schierare Raya in porta; davanti a lui, i centrali Saliba e Gabriel, con Saliba e Hincapié sulle fasce. A centrocampo dovrebbe farcela Rice, a fianco di Zubimendi. Alle spalle di Gyökeres dovrebbero partire Madueke, Eze e Martinelli. Il match winner dell'andata, Kai Havertz, dovrebbe partire dalla panchina.
ARSENAL (4-2-3-1): Raya; Mosquera, Saliba, Gabriel, Hincapié; Zubimendi, Rice; Madueke, Eze, Martinelli; Gyökeres. Allenatore: Mikel Arteta.
DOVE VEDERE LA PARTITA - La partita tra Arsenal e Sporting è in programma mercoledì 15 aprile alle ore 21:00 ed è valida per il ritorno dei quarti di finale di Champions League. Il match sarà visibile in diretta su Sky o NOW.
Fiorentina, Vanoli: "Futuro? Spero di restare. Contro il Crystal Palace servirà la partita perfetta"
"Futuro? Spero di restare, quando inizio un percorso lo voglio continuare": Paolo Vanoli ha parlato così della sua permanenza alla Fiorentina. L'allenatore ha affrontato diversi temi nell'intervista a Sky Sport. In primis, un'analisi della sfida europea contro il Crystal Palace, valevole per il ritorno dei quarti di finale di Conference League. La Fiorentina è chiamata a rimontare la sconfitta per 3-0 subita all'andata. "Sappiamo che dobbiamo fare la partita perfetta, sappiamo anche che nel calcio si può sognare" ha detto. "Domani ci dobbiamo provare con le forze che abbiamo a disposizione, sapendo che possiamo rischiare qualcosa. Il bello del calcio è arrivare a queste partite e provare a fare qualcosa che, come ci è successo in campionato, sembrava impossibile. Ho detto ai ragazzi che dobbiamo provarci".
L'allenatore ha proseguito parlando dell'importante vittoria contro la Lazio nell'ultimo turno di campionato: "È stata la vittoria la più importante della stagione contando anche tutti gli assenti che avevamo. Sono stati 3 punti importanti sapendo che ci avvicinano a qualcosa di straordinario, ma con la testa e i piedi per terra perché, come ho detto ai ragazzi, questi due mesi sono importanti".
IL FUTURO - Vanoli ha proseguito commentando l'ovazione del "Franchi" riservata a Maurizio Sarri nella sfida contro la Lazio. L'allenatore della Fiorentina ha esaltato il collega, definendolo un maestro. "Penso che Sarri sia stato e abbia dimostrato di essere un grande maestro" ha dichiarato Vanoli.
L'allenatore viola ha poi commentato la sua permanenza a Firenze. Vanoli ha le idee chiare: vuole allenare la Fiorentina anche nella prossima stagione. "Spero di restare? Assolutamente sì, quando inizio un percorso voglio continuare" ha affermato. L'allenatore ha commentato anche il rapporto che ha con la società: "Mi ha dato fiducia, so la stima che hanno. Devo guardare al presente e finire quello che abbiamo iniziato".
Infine un commento sulle condizioni di Moise Kean. L'allenatore ha detto che l'attaccante è al lavoro per recuperare e che il suo obiettivo è quello di aiutare la squadra in questo finale di stagione: "Sta tentando di recuperare. Sta facendo doppie sedute, vuole dare una mano in questa fase finale del campionato. Soffre di un fastidio che ha interrotto quanto fatto di buono l'anno scorso".
Serie A, le designazioni per la 33ª giornata: Zufferli arbitra Napoli-Lazio, Roma-Atalanta a Marcenaro
In attesa dei match di ritorno di Europa League e Conference League che vedranno impegnate Bologna e Fiorentina, l'AIA ha comunicato le designazioni arbitrali per la 33ª giornata di Serie A.
LE DESIGNAZIONI ARBITRALI - Ecco dunque le scelte dell'AIA.
SASSUOLO – COMO Venerdì 17/04 ore 18.30
Arbitro: Fourneau
Var: Di Paolo
INTER – CAGLIARI Venerdì 17/04 ore 20.45
Arbitro: Marchetti
Var: Meraviglia
UDINESE – PARMA Sabato 18/04 ore 15.00
Arbitro: Di Marco
Var: Gariglio
NAPOLI – LAZIO Sabato 18/04 ore 18.00
Arbitro: Zufferli
Var: Di Bello
ROMA – ATALANTA Sabato 18/04 ore 20.45
Arbitro: Marcenaro
Var: Guida
CREMONESE – TORINO Domenica 19/04 ore 12.30
Arbitro: Fabbri
Var: La Penna
VERONA – MILAN Domenica 19/04 ore 15.00
Arbitro: Chiffi
Var: Mazzoleni
PISA – GENOA Domenica 19/04 ore 18.00
Arbitro: Crezzini
Var: Campione
JUVENTUS – BOLOGNA Domenica 19/04 ore 20.45
Arbitro: Mariani
Var: Marini
LECCE – FIORENTINA Lunedì 20/04 ore 20.45
Arbitro: Maresca
Var: Doveri
Consapevolezze – Ferrer: “La mia perfetta imperfezione”
Pensavo di essere perfetto. O meglio, pensavo di essere indistruttibile. Quando sei un calciatore professionista è facile sentirsi così. Avete presente Iron Man? Ecco, mi sentivo un po’ come lui. Mi sbagliavo. Perché la vita non puoi sempre controllarla. Perché non è giusto pensarsi esenti dalle sue infinite variabili. In pochi giorni sono passato da un campo di calcio a un lettino di ospedale. E quel lettino di ospedale ha assunto poi la forma del divano di casa. Lì, sdraiato e senza forze passavo i giorni dopo la chemioterapia.
Ricordo quei momenti. Interminabili, bui. Vedete, il cancro è una malattia diversa dalle altre. È un ospite che ti bussa alla porta e ti entra dentro senza chiedere il permesso. Lo fa senza avvisarti e all’improvviso fa parte di te. Ti colpisce. Ti sfinisce. Ti svuota. E anche quando lo sconfiggi, in qualche modo non ti abbandona del tutto. Per mesi resta la paura che possa tornare. Restano gli effetti delle terapie. Resta un corpo profondamente cambiato e privo di energie. Resta un’anima segnata. Ma resta anche l’orgoglio per averlo accettato e affrontato. L’orgoglio per il coraggio e il rispetto verso sé stessi. E io sono orgoglio di me. Sono orgoglioso di Salva.
CARO CALCIO – Caro calcio, questa è una lettera che scrivo per te. Per te e, soprattutto, per me stesso. Ne sono passati di anni da quando ci siamo conosciuti, vero? Ero un bambino, non ci siamo più lasciati. Ti ho portato sempre con me, in quei palloni che mi tenevano compagnia in tutte le case in cui sono stato. Qualche settimana fa ti ho salutato. Con un po’ di rammarico per ciò che non è stato e sarebbe potuto essere. Ma c’è anche gratitudine per quello che è stato un viaggio incredibile. Mai avrei immaginato di poterlo compiere. Ero un ragazzo che giocava nelle ultime serie dilettantistiche della Catalogna. In pochi anni mi sono trovato in Serie A con lo Spezia. Chi lo avrebbe mai detto?
Quel viaggio si è interrotto per la prima volta nel novembre del 2023. Ero in prestito all’Anorthosis, una squadra cipriota. Stavo vivendo una grande stagione. Un giorno, toccandomi il collo, mi sono accorto di un linfonodo ingrossato. La mia vita è cambiata per sempre. I dottori del club mi hanno fatto fare degli accertamenti. Io ero ottimista, loro no. Loro erano preoccupati. Per giorni ho vissuto come se nulla stesse succedendo. Poi il momento prima di entrare in ospedale per gli esiti una sensazione mi ha attraversato. Era come se sapessi già i risultati. Ho guardato negli occhi la mia ragazza: “Affronteremo qualsiasi cosa”. “Sì, qualsiasi cosa”.
A TESTA ALTA – “Signor Ferrer, abbiamo una buona e una cattiva notizia. Ha il linfoma di Hodgkin, ma non è in stato avanzato. In casi come il suo, di solito le cure funzionano”. Non riuscivo a parlare, ero bloccato. Com’era possibile? Cosa mi stava succedendo? La mia testa era annebbiata. Confusa, nel suo essere immersa in pensieri e preoccupazioni. Fino a pochi giorni prima stavo vivendo il mio sogno. Era tutto finito. Mi ripetevo una sola domanda: “Perché a me?”.
Ho smesso in fretta di pormela. Non era giusto chiederselo. Non era giusto perché non c’è qualcuno che merita più o meno di altri di imbattersi in situazioni simili. Non c’è nessuno che possa ritenersi immune o perfetto. Siamo esseri imperfetti. Ed è bello così. L’ho compreso quel pomeriggio, durante una chiamata con i miei genitori. Soffrire non serviva. Anche se la malattia fosse andata male, non sarebbe stato utile sprecare i giorni che mi mancavano. Ho deciso di avere fede in me e nella medicina, il resto non potevo controllarlo. La paura di morire ogni tanto appariva, ma sono stato più forte.
REAGIRE – Ho scelto di reagire. Ho chiesto di iniziare subito la terapia, non volevo perdere tempo. Dopo poche settimane dalla diagnosi, non volevo perdere tempo. Avevo un ospite indesiderato in me, volevo toglierlo. E così a dicembre sono partito con la chemio. L’esperienza più dura della mia vita. E non parlo solo del dolore fisico, ma soprattutto degli effetti psicologici. Perché la chemio non è sola. A lei si accompagna un velo. Cupo, pesante. Un velo che si impadronisce di te nei giorni successivi e non ti lascia. Il malessere è mentale. Sei svuotato, senza motivazioni. Avete presente “Il Signore degli Anelli”? Ecco, era come dover portare l’anello. Era frustrante dover affrontare nuovi cicli sapendo che avrebbero comportato tutto ciò. Passavo le ore sul divano senza avere neanche la forza di guardare la televisione, la testa era confusa e annebbiata, il volto gonfio, l’acqua e la mia saliva mi infastidivano.
Il quarto mese è stato il peggiore. Ho vissuto la mia crisi più profonda. Mi chiudevo in casa, non volevo uscire. Provavo a reagire, ma non ce la facevo. In quei giorni ho compreso chi durante quei trattamenti si lascia andare e non è più in grado di andare avanti. Piano piano ho trovato la forza. Come in quel viaggio in macchina. Ero diretto in palestra per disdire l’abbonamento. Non ci ero andato per un mese. Poi qualcosa è scattato in me: "No, tu non molli. Tu torni ad allenarti". E così è stato. Volevo avere un bel ricordo di me in riferimento a quei momenti. Il ricordo di un ragazzo forte. Se avessi mollato, a distanza di anni avrei provato vergogna nei confronti di me stesso.
PROVARCI – La battaglia l’ho vinta io. Anche se vi dico la verità, il giorno in cui mi hanno detto di aver sconfitto il cancro non ho provato una pura e totale felicità. Ricordate quello che ho scritto all’inizio della lettera? È una malattia diversa dalle altre. Quando arrivi alla fine, ti trovi nel momento di maggior debolezza e stanchezza. Sei completamente svuotato e debilitato. In quel momento inizia un nuovo percorso. Devi ricostruirti, una volta ancora. Ad aiutarmi c’era l’idea di voler tornare a giocare. Il calcio è stato il sogno della mia vita. Ho lottato da ragazzo per diventare un calciatore professionista. Anni dopo ho combattuto una seconda volta per riconquistarmi la possibilità di calciare quel pallone.
Tornare ad allenarmi mi ha fatto vivere emozioni contrastanti. Ero contento per aver ritrovato il mio amico. Ero lì con lui. Dall’altra parte, però, stavo male. Mi sono ritrovato a dover convivere con dolori estenuanti. Non mi hanno più lasciato. L’unica opzione era calmarli con dei farmaci. E in me, piano piano, è maturata la consapevolezza che nulla sarebbe stato più come prima. Speravo di poter tornare al mio livello, ma non ce l’ho fatta. Ci ho provato in ogni modo, credetemi. Ma non è stato possibile.
SONO SALVA – Ogni mattina, ogni allenamento, ogni tragitto percorso per tornare a casa. Pensavo alla mia carriera, a quella sofferenza che non mi abbandonava, alla frustrazione provata. Il campo non era più casa mia. O almeno non lo era più come prima. Ero sempre stato una persona sicura delle proprie qualità. In quei mesi, no. In quei mesi avevo perso la fiducia in me, non avevo più autostima. E nella mia testa ritornava quella domanda: “Salva, devi smettere?”
Sono riuscito a giocare un’ultima partita. La mia ultima volta da calciatore. Il 13 maggio 2025, Spezia-Cosenza. Dieci bellissimi minuti. In estate ho lasciato l’Italia e sono andato al CE Europa, in terza divisione spagnola. Ho provato in ogni modo a recuperare, ma il dolore all’anca era insopportabile. L’unica opzione era mettere una protesi. Dovevo scegliere tra il calcio e il mio benessere. Durante un allenamento ho capito che era arrivato il momento. L’idea di lasciare mi donava sollievo. Ho alzato la mano e ho parlato con l’allenatore: “È finita”. Il 3 febbraio scorso ho annunciato il mio addio. Da quel giorno è iniziata una nuova pagina della mia vita. Il calcio ci sarà ancora. Se lo sento vicino, sto meglio. Sono nel mezzo di un processo di maturazione e accettazione di tutto quello che ho passato. Ho tante emozioni in me. Devo ancora viverle e affrontarle tutte. Posso dirmi di avercela fatta. Ho mantenuto la promessa: se mi riguardo indietro provo orgoglio. Orgoglio per come ho affrontato la malattia e per essere stato capace di ascoltarmi e rispettarmi Il percorso è ancora lungo, ma sto camminando. E questa è la cosa più importante. Camminare e sorridere nella nostra perfetta imperfezione.
Sporting Lisbona, la probabile formazione contro l'Arsena
Serata da dentro o fuori in Champions League. Oggi, mercoledì 15 aprile alle 21:00, l’Arsenal ospita lo Sporting Lisbona nel ritorno dei quarti di finale, con in palio un posto tra le migliori quattro d’Europa. I Gunners partono dal vantaggio conquistato all’andata, grazie all’1-0 firmato da Havertz allo stadio Alvalade.
LA PROBABILE FORMAZIONE DELLO SPORTING - Squadra rivelazione di questa edizione della Champions League, lo Sporting Lisbona si gioca una fetta importante della sua stagione europea questa sera la squadra di Arteta. Per provare a ribaltare il risultato dell’andata, Rui Borges si affida ai suoi uomini chiave, a partire dall’ex Lecce Hjulmand in mediana, fino alla qualità offensiva di Trincao, Pedro Gonçalves e Suarez, chiamati a guidare l’assalto all’Emirates. Unico ballotaggio rimane quello tra Quaresma e Fresneda sulla destra.
SPORTING LISBONA (4-2-3-1): Rui Silva; Quaresma, Diomande, Inacio, Araujo; Hjulmand, Morita; Catamo, Trincao, Pedro Gonçalves; Suarez.
Allenatore: Rui Borges.
DOVE VEDERE ARSENAL-SPORTING - La sfida sarà trasmessa in diretta televisiva sui canali Sky Sport e sarà visibile anche in chiaro su TV8. Il match sarà disponibile inoltre in streaming su Sky Go, NOW e sulla piattaforma web di TV8.
Atletico-Barcellona, Raphinha attacca: "Partita rubata". Risponde Musso: "Vinto sul campo"
"Per me è stata una partita rubata". Queste le parole di Raphinha riportate da TNT Sports dopo l'eliminazione del Barcellona dalla Champions League ai quarti di finale. Il brasiliano ha criticato duramente l'arbitraggio sia della gara di andata che della gara di ritorno: "Penso che l'arbitraggio sia stato pessimo. Le decisioni che ha preso sono incredibili. L'Atletico ha commesso non so quanti falli, lui li ha fischiati ma non ha tirato fuori un cartellino giallo. Vorrei davvero capire la loro paura che il Barcellona potesse vincere".
A lamentarsi della gestione arbitrale del match di andata è stato anche il centrocampista blaugrana Frenkie de Jong: "Ci sono state molte decisioni arbitrali strane nella gara di andata. Il fallo di mano di Pubill ha cambiato completamente le sorti della sfida".
LA RISPOSTA DEI GIOCATORI DELL'ATLETICO - La risposta da parte dei giocatori dell'Atletico Madrid non si è fatta di certo attendere. Il primo a rispondere è stato il capitano dei Colchoneros Koke: "Raphinha ha detto che è stato un furto? È la sua opinione, la rispetto, ma non sono d'accordo. Non abbiamo rubato nulla. Il cartellino rosso era netto. Ma rispetto le sue parole".
A commentare le parole dei blaugrana è stato anche Juan Musso: "Non si può parlare di furto. La fate sembrare come se ci fossero stati tre rigori o quattro cartellini rossi. Abbiamo vinto sul campo. Abbiamo vinto 2-0 in trasferta. Nel calcio, il fallo da ultimo uomo è da cartellino rosso".
Juventus, David: “Giocare allo Stadium è un sogno, le critiche non mi spaventano”
Arrivato in estate tra grandi aspettative, Jonathan David sta vivendo una stagione fatta di alti e bassi con la maglia della Juventus. Dopo cinque anni in Francia con il Lille, l’attaccante canadese ha scelto di mettersi in gioco in uno dei club più esigenti d’Europa, trovandosi però ad affrontare pressioni e difficoltà di adattamento.
Nel corso di un’intervista rilasciata a TSN Canada, David ha ripercorso le tappe di questa annata, tra momenti complicati e segnali di crescita, senza nascondere l’emozione di vestire la maglia bianconera e la determinazione nel voler migliorare.
L’EMOZIONE DI GIOCARE ALLO STADIUM - Parlando delle sensazioni provate entrando in campo, l’attaccante della Juventus ha raccontato: “Giocare allo Stadium è qualcosa di incredibile, è come vedere realizzato il sogno che avevi da bambino. Quando entri lì dentro è come guardare le stelle”.
LA JUVENTUS, LE ASPETTATIVE E LE VOCI SULLO SPOGLIATOIO - Sulla stagione e sull’impatto con il mondo bianconero, David ha raccontato le difficoltà incontrate in un contesto ad altissima pressione: “La Juventus è probabilmente il club più osservato in Italia: tutti hanno gli occhi su di te e le opinioni non mancano mai. Fino ad ora è stato un percorso fatto di alti e bassi: sono arrivato in una nuova realtà con grandi aspettative e non sono riuscito ad avere la continuità realizzativa che volevo”. L’attaccante ha poi voluto chiarire anche le voci circolate sul suo rapporto con lo spogliatoio: “Non so da dove sia nata questa storia su una mia esclusione. Non è assolutamente vero: passo molto tempo con i compagni e ho un ottimo rapporto con tutti”.
IL RIGORE SBAGLIATO E LE CRITICHE - Tra i momenti più delicati della sua stagione, David ha ricordato anche l’episodio del rigore fallito contro il Lecce: “Dopo quella partita si è parlato tanto della scelta e del modo in cui ho calciato. Poi però, quando ho segnato contro il Sassuolo e tutta la squadra è venuta ad abbracciarmi, è stato un momento davvero speciale, per me e per il gruppo”. Infine, uno sguardo alle critiche: “So quanto sono fortunato a poter vivere ogni giorno questo sogno. È normale che le persone giudichino senza conoscerti davvero, ma non è qualcosa che mi preoccupa”.
Atletico Madrid, è la vittoria dell'identità: ora anche l'Italia ritrovi la sua
Il caffè ha il sapore di Cholo, è un caffè spagnolo, un po' argentino, anche un po' italiano. Perché la vittoria dell'Atletico Madrid di ieri sera, la qualificazione conquistata attraverso questo doppio round davvero intenso con il Barcellona, ha dimostrato come a vincere sia stato il sentimento identitario che Simeone in questi 15 anni sulla panchina dell'Atletico Madrid è riuscito a trasmettere alla propria squadra, alla propria tifoseria, al proprio ambiente. Quello che si respirava ieri al Metropolitano era questo senso di compattezza, di unità, di simbiosi tra la gente che tifava Atleti, che ha cantato per tutta la partita, la squadra, che era un corpo unico, con l'allenatore che in panchina saltava, incitava i tifosi, soprattutto quando c'erano degli episodi un po' dubbi a livello arbitrale e quindi era un vero e proprio conquistatore, un vero e proprio trascinatore della folla.
E la squadra sul campo ha assolutamente rispecchiato, a immagine e somiglianza, quello che è il suo allenatore, ovvero il Cholo Simeone. Una squadra che ha saputo difendersi in maniera a volte compatta, a volte meno, ripartire con grande velocità e riuscire a essere pericolosa quando il Barcellona concedeva gli spazi che ha sempre concesso in questa Champions League, tant'è che ha subito sempre almeno un gol nella competizione.
IDENTITÀ COLCHONERA - Quando ieri mattina sono stato a visitare il centro deportivo delle giovanili dell'Atletico, ho chiesto alle varie persone che mi hanno accompagnato se ci sia nel loro settore giovanile un Lamine Yamal, un talento che avesse delle qualità diverse rispetto agli altri, anche di età molto giovane. La risposta è stata difficile da trovare nei miei interlocutori, perché è come se mi avessero tutti risposto: è la squadra, perché noi formiamo squadre, formiamo giocatori che possono far parte dell'Atletico Madrid sia nelle giovanili sia nel futuro.
Tutti club giovanili e tutti i ragazzi vengono plasmati come se fossero un piccolo Atletico Madrid del Cholo Simeone. In questo Simeone mi ha ricordato molto Guardiola, perché lo spagnolo al Manchester City ha lavorato così, creando un senso identitario e facendo sì che tutte le squadre del settore giovanile dei Citizens avessero un segno distintivo, molto riconoscibile. Questa si chiama identità e ce l'ha anche il Barcellona. Da quando esiste la Masia, i ragazzi del Barcellona vengono scelti soprattutto per uno stile di gioco, puntando sulla tecnica.
UN ESEMPIO PER L'ITALIA - Ma è proprio questo aspetto identitario che mi ha colpito in questi giorni nel cercare di scoprire qualche segreto dell'Atletico Madrid. Non è un caso quindi che Simeone abbia annullato le clausole rescissorie che c'erano nel precedente contratto, che sì vincolava il Cholo a rimanere anche nella prossima stagione all'Atletico, ma c'era la possibilità di poter recedere sia da una parte che dall'altra senza pagare delle penali, senza chiedere un esborso economico. Invece un mese fa le parti si sono incontrate, hanno deciso di fare un nuovo contratto eliminando le varie clausole e quindi Simeone resterà l'allenatore dell'Atletico.
Quindi il matrimonio tra Simeone e l'Atletico è destinato a continuare e questo deve essere un ulteriore esempio perché abbiamo perso noi come Italia la nostra identità. Noi potevamo costruire una Nazionale puntando su quello che era il nostro segno distintivo, ovvero il calcio italiano. Adesso dobbiamo cercare di nuovo la nostra identità. Da chi ripartire? Continua nella puntata del podcast "Caffè Di Marzio".
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