Dimostrare di esserci senza urlarlo: l'esempio di Elena Pero e Igor Protti per l'Italia di Mancini
Nel dedicare questo caffè di oggi alla Nazionale, parleremo di questa prima Azzurra di Roberto Mancini bis, volevo dedicare il primo pensiero a Elena Pero. È stata una mia collega per tanti anni, la vedevo tutte le mattine, un sorriso sempre puro e sincero, una qualità rara, di essere sé stessi, di non urlare, di fare il suo lavoro con professionalità e senza voler apparire in un mondo - soprattutto nel mio mestiere - che oggi è quasi tutto apparire, urlare, far vedere di essere. Elena era bravissima, non aveva bisogno di dimostrarlo. Un abbraccio alla famiglia, a Sergio, collega e produttore bravissimo, molto simile a Elena come caratteristiche, e alla figlia Martina.
Un abbraccio anche alla famiglia di Igor Protti, alle persone che ieri, tra Livorno e Bari, hanno dimostrato ancora una volta il grande affetto nei confronti di un altro simbolo come Elena, di un calcio, puro, semplice, non urlato, un calcio di fatti, poche parole. Protti ha lasciato un segno, vedevo le immagini della targa in Curva Nord, la gente, le lacrime della famiglia. Ho conosciuto Igor a casa sua, per un servizio per Sky, non c'eravamo mai visti. Mi ha aperto le porte di casa come se ci conoscessimo da sempre. Non dimenticherò mai quella giornata trascorsa a Livorno con lui, per un servizio dedicato a un'opera teatrale che gli era stata dedicata a Livorno. Passammo la giornata insieme, si dedicò a me, come se fossi il suo migliore amico. Da lì ci siamo visti e sentiti tante volte, anche nell'ultimo periodo della sua vita, mi ha regalato un intervento al podcast di Sky Unplugged, dove ha tirato fuori tutta la sensibilità e il suo essere straordinario.
Forse oggi mancano, tanto nella vita quanto nel calcio, esempi come Elena e Igor. Speriamo che la nostra Nazionale non porti solo gioco e risultati, ma porti esempi di qualcosa di diverso, che oggi non vediamo.
Continua ad ascoltare su Caffè Di Marzio