Intervista

30 anni per il ds più giovane della B. Lovisa: "Umiltà, lavoro e... futuro"

30 anni per il ds più giovane della B. Lovisa: "Umiltà, lavoro e... futuro"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico Serra
Oggi alle 08:59Interviste e Storie
di Pier Francesco Monachino
Il direttore sportivo della Juve Stabia è il più giovane in Serie B e oggi compie (solo) 30 anni. Siamo entrati nel suo mondo tra campo e mercato con una parola d'ordine: umiltà

Anni pochi. Successi, risultati e colpi tanti. Matteo Lovisa compie oggi 30 anni (auguri!), e per l’occasione siamo entranti nel mondo di chi ha costruito una Juve Stabia da record ed è vicino a giocarsi il terzo playoff in cinque anni di Serie B.

Tutto, però, è cominciato a oltre 800 chilometri di distanza. Ricordate quel Pordenone che nel 2017, agli ottavi di Coppa Italia, portò l’Inter fino ai calci di rigore? Bene, indovinate di chi era la firma. Il patron era suo padre Mauro e, qualche mese prima, gli aveva affidato la costruzione della squadra che quell’anno giocava in Serie C: “In famiglia il calcio era l’argomento preponderante. Sono fortunato che la mia passione sia diventata anche il mio lavoro, ne sono orgoglioso. Quello che è stato fatto fa piacere ma il nostro è un mondo che va molto veloce e bisogna essere sempre aggiornati e stare sul pezzo”.

Negli anni, da quel Pordenone sono passati giocatori che oggi fanno - o hanno fatto - stabilmente parte della Serie A: da Di Gregorio a Folorunsho, da Cambiaghi a Pobega, passando per Ciurria e Vogliacco. “Uno degli aspetti più belli del nostro lavoro è proprio questo: prendere giocatori sconosciuti e farli diventare ‘qualcuno’. È una bella soddisfazione portare avanti anche i rapporti umani con questi ragazzi”.

UMILTÀ, LAVORO E DEDIZIONE: I SEGRETI DELLA JUVE STABIA – Nell’estate del 2024 la Juve Stabia ufficializza Lovisa come nuovo direttore sportivo. È la prima esperienza lontano da casa ma… non chiamatelo fuori sede: Il calcio è uguale in tutte le latitudini. Poi è normale che ogni annata sia diversa dalle altre, ci sono tante componenti, tanti incastri e tanta fortuna. Siamo stati bravi e fortunati al primo anno di Serie C e poi questi due di B stanno andando bene. Se me l’aspettavo? Assolutamente no, ma in questi tre anni c’è stato un elemento comune: quello di voler emergere. Da parte di tutti. Ai ragazzi ho sempre detto che la Serie B non doveva essere un punto d’arrivo ma un punto di partenza”. Per Lovisa non ci sono dubbi, a fare la differenza è la dedizione e la costanza: questi i suoi segreti. Parola d’ordine: umiltà. E i risultati gli danno ragione.

Da Castellammare, in questi anni, sono passati tanti talenti. Ma uno, oggi, sta attirando più di tutti l’attenzione: Cacciamani farà una grandissima carriera, ma non solo per le qualità tecniche ma per il ragazzo che è e per la mentalità”.

Perché il talento, spiega, non si vede solo la domenica: “Un bravo direttore deve saper giudicare il lavoro quotidiano, capire chi può emergere considerando tante dinamiche dallo spogliatoio, agli infortuni e altri incastri che magari portano un giocatore a giocare di meno. È un mondo che richiede sempre grande mentalità, concentrazione e dedizione. Serve questo oltre il talento”.

Al primo anno la ‘sua’ Juve Stabia ha dominato la Serie C, poi è arrivato il record di punti e il miglior piazzamento nella storia in B. I tifosi si stanno abituando bene, ma Lovisa resta lucido: “Fa piacere che ci sia stima, ma le cose nel nostro mondo cambiano velocemente ecco perchè dico che bisogna stare sempre sul pezzo ed essere umili. Nelle ultime sei gare verremo tutti giudicati: io, il mister, i giocatori”.

CALCIOMERCATO: IL ‘METODO’ LOVISA – Di colpi, in questi anni, ne ha fatti tanti. Ma alla base c’è una scelta precisa: “La scelta più importante è quella dell’allenatore. Quando allenatore e direttore vivono in simbiosi e condividono le stesse idee è tutto agevolato. Quest’estate mi sono preso una grande responsabilità nella scelta di Abate per sostituire Pagliuca ma siamo riusciti a trovare un allenatore che farà una grande carriera”.

Poi c’è il tempo. E la pazienza: “Seguo i giocatori tutto l’anno, magari non sempre riesci a prendere i giocatori che vuoi in quella sessione di mercato o quella dopo però seguendoli capisci quando è il momento giusto. Delle volte capita che ti piace un giocatore ma non è pronto oppure non è funzionale al progetto che hai in mente e quindi aspetti. Bisogna comunque essere pronti a tutto perchè non sai mai cosa succede, ecco perchè faccio molto scouting all’estero”.

Il marchio di fabbrica resta quello: scovare giovani. Dietro, però, c’è metodo: “La prima parte video, poi la scelta dal vivo è fondamentale. Difficile che prendiamo un giocatore avendolo visto solo al computer. Viene visto almeno un paio di volte dal vivo ma non c’è una tempistica prestabilita dipende da tante cose. Poi mi piace prendere informazioni sul ragazzo, sulla famiglia, voglio sapere di più su di lui e conoscerlo anche personalmente per capire se ha qualcosa di diverso rispetto agli altri”.

E a volte le intuizioni nascono quasi per caso: “Tante volte mi è capitato di andare a vedere dal vivo un giocatore ma poi restare impressionato da un altro. L’ultimo esempio è Folino. In Serie C non giocava molto ma io ho visto in lui delle qualità importanti e ho deciso di tenerlo in B e poi quest’anno sta facendo molto bene alla Cremonese e farà tanti anni in Serie A”.

In tanti si chiedono com’è la giornata tipo di un direttore sportivo durante il mercato: “Io sono friulano, mi piace andare a letto presto e svegliarmi presto per essere brillante. Chi fa questo lavoro non vuole mai ridursi all’ultimo per fare acquisti, ma anche i giocatori che arrivano nella seconda parte del mercato sono comunque dei giocatori che sono seguiti da diversi mesi con trattative già in piedi da tempo. Purtroppo in Italia abbiamo la mentalità di fare le cose all’ultimo minuto, bisogna adattarsi”.
Ogni estate si riparte quasi da zero: “Cambiare 18-20 giocatori ogni anno aumenta il rischio d’errore. Dall’altro lato non sempre le certezze che avevi l’anno prima poi si riconfermano”.
E allora conta anche la sensibilità: “I giocatori sono uomini con il loro lato psicologico, bisogna essere bravi a capire quell’anno chi è in grado di darti una mano. La parte economica la fa da padrone ma bisogna fare anche scelte umane, se ci sono dei dubbi sul fatto che una persona possa incidere bisogna essere sinceri e fare delle scelte”.

FARSI RISPETTARE A (MENO DI) 30 ANNI – Tra i direttori più giovani del panorama italiano, ma senza complessi e compromessi: “Io dico le cose che penso, ho un rapporto schietto con tutti: giocatori, allenatori, dirigenti e presidenti. Quando non condivido qualcosa lo dico. Devo migliorare ancora tanto e maturare, faccio del mio meglio e cerco di essere trasparente con tutti. Non ho un carattere semplice ma dico sempre ciò che penso e soprattutto cerco di fare sempre scelte tecniche per il bene del club e non in base ai rapporti”.

PUNTI DI RIFERIMENTO – Un nome su tutti: “Cristiano Giuntoli! È partito dal basso, chi ha fatto la gavetta ha fame di arrivare perchè vieni dai campi in cui c’erano cento spettatori. Giuntoli è venuto dal nulla, si è fatto da solo ed è arrivato in grandi club”.

“IL DS CHE VORREI”“I direttori hanno poco peso nelle scelte generali e in prospettiva è un problema” ha raccontato. “Non c’è solo il calciomercato, per me i punti arrivano anche la gestione dello spogliatoio, del gruppo, degli allenatori, del quotidianoTutte queste cose portano punti altrimenti si farebbe tutto tramite algoritmi o intelligenza artificiale e secondo me non è così. Le sfumature sono importanti”.

E poi una posizione chiara: “Per me il direttore sportivo dovrebbe avere più peso e poteri. La figura del direttore sportivo è una di quelle cose che ha contraddistinto il calcio italiano nel mondo e se il nostro calcio sta andando verso una direzione che non è positiva due domande bisogna farsele, non si può continuare a dire che va tutto bene perchè non è così”.

FUTURO – La scorsa estate Lovisa ha prolungato il suo contratto fino al 30 giugno 2028 a fine anno ci sarà un nuovo incontro con la proprietà: “Bisogna intanto finire bene la stagione, poi è normale che con la proprietà ci metteremo seduti per capire cosa vorranno fare un domani. Io ho le mie idee, loro anche. Ognuno di noi avrà le proprie opinioni Siamo alla fine di tre anni in cui abbiamo fatto un percorso importante ed è quindi giusto sedersi e parlarsi”.

Ambizione, ancora una volta: “Io voglio lavorare puntando a migliorarmi giorno dopo giorno, con umiltà e senza alzare i giri ma cercando di migliorare sempre. Se resti fermo vai in difficoltà. Se un giorno andrò all’estero? Non mi precludo la possibilità ma per me la cosa importante è trovare un posto che mi permetta di fare calcio e dove si condividono le idee. Mi piace prendermi delle responsabilità sono così sul lavoro e nella vita privata”.

Insomma, abastanza giovane per crescere ancora, abbastanza pronto per pensare in grande. Per Lovisa i risultati raccontano il presente. L’ambizione, invece, svela il futuro. E la sensazione è che siamo solo l’inizio di qualcosa destinato a portarlo sempre più in alto.