Dall’idolo Dzeko a Pjanic: alla scoperta di Alajbegovic, con l’Italia nel destino
Si può già fare la differenza tra i grandi a soli 18 anni? Per Kerim Alajbegovic la risposta è nei fatti. Fuori dal campo è il ritratto della normalità, tra partite alla play e Fortnite. In campo si trasforma completamente: prova la giocata, non si nasconde mai. “Non mi importa chi ho davanti”, ha raccontato in Austria, con la sicurezza di chi si fida ciecamente dei propri mezzi. E dopo aver permesso alla sua Bosnia di raggiungere i sedicesimi di finale nel Mondiale nordamericano, ora è arrivato il momento di confrontarsi con la Serie A, la Juventus del grande ex Miralem Pjanic lo aspetta.
ALLA SCOPERTA - La storia di Alajbegovic tra i grandi comincia nell’estate 2025, quando il Red Bull Salisburgo lo acquista dal Bayer Leverkusen per circa 2 milioni di euro. Un’operazione che all’inizio sembra una delle tante. Nel giro di pochi mesi, invece, diventa un affare. L’impatto è immediato. Kerim non aspetta e alla prima occasione da titolare segna e serve un assist, presentandosi nel modo più diretto possibile. “È successo tutto molto in fretta”, ha ammesso, riconoscendo quanto il salto tra i professionisti sia stato rapido. In campionato mette insieme circa 20 presenze, 7 reti e 2 assist. Numeri importanti, ma è soprattutto in Europa che lascia il segno: doppietta contro il Basilea, assist contro l’Aston Villa, giocate che iniziano a far girare il suo nome. Il segreto? Rimanere fedele a se stesso, senza snaturarsi mai per adattarsi agli avversari.
Cardiff - nello spareggio Mondiale di marzo - è stata la sua prova del nove, prima l'assist da corner per Dzeko, complice anche un'uscita sbagliata del portiere gallese Dawson, poi il rigore decisivo della serie. "Sono andato sul dischetto senza troppi pensieri, volevo solo segnare", ha raccontato. A vederlo sembra quasi facile, ma scegliere di calciare in un momento così delicato è stato l'atto di maturità che ha conquistato definitivamente il suo Paese. Una crescita così evidente non poteva di certo passare inosservata: il Bayer Leverkusen decise di muoversi subito esercitando la recompra e offrendogli un contratto di cinque anni.
IL PERCORSO - Kerim nasce a Colonia nel 2007 e cresce in una famiglia dove il calcio è sempre stato presente. Suo padre Semin, ex calciatore nelle serie minori tedesche, lo ha guidato fin dai primi passi, insistendo su un dettaglio fondamentale: l’uso di entrambi i piedi. Questa ambidestria oggi lo rende un rebus per i difensori, imprevedibile e difficile da leggere per chi lo affronta. Il percorso passa dal Colonia e poi dal Bayer Leverkusen, che nel 2021 decide di puntare su di lui. Ed è proprio lì che il suo talento prende forma concreta. I numeri nelle giovanili parlano chiaro: 20 gol e 6 assist con l’U17, poi 15 gol e 13 assist con l’U19. Numeri che danno l’idea, ma fino a un certo punto; oltre le statistiche c’è una crescita continua. Il suo modo di stare in campo ha una definizione precisa: “Mi considero un giocatore da strada”, ripete spesso.
COME INTERPRETA IL CAMPO - Descrivere Kerim Alajbegovic con una sola definizione è riduttivo. Parte da sinistra, ma non è un esterno bloccato. Si muove, viene dentro al campo, cambia lato, cerca sempre la giocata. Basta guardare le statistiche: circa 1,8 dribbling riusciti a partita. Dietro c’è anche una mentalità chiara, la convinzione di poter affrontare qualsiasi avversario senza timore, cercando sempre la soluzione più incisiva. Allo stesso tempo non è un solista. Partecipa attivamente alla fase difensiva recuperando circa 3,7 palloni a partita, pressa, rientra, resta dentro l’azione. Non si limita ad aspettare il pallone: partecipa, rincorre. Non a caso ha più volte sottolineato di voler crescere ancora, soprattutto nella qualità delle scelte negli ultimi metri.
BOSNIA, CRESCITA E AMBIZIONE - Nonostante il passato nelle giovanili tedesche, Kerim non ha mai avuto dubbi sulla nazionale: “Il mio cuore batte per la Bosnia”, ha spiegato. E il debutto è immediato: gol e assist contro San Marino, e diventa così il più giovane marcatore della storia della selezione. Tra le prime esperienze arriva anche una delle serate più intense della sua carriera, a Vienna, nella sfida contro l’Austria. Un’atmosfera da brividi e la sensazione di poter stare a quel livello, senza sfigurare. Poi lo spareggio Mondiale contro il Galles e quello contro la nostra Italia. Kerim entra entrambe le volte a partita in corso e si prende la responsabilità nel momento più delicato, quello decisivo. Lo vive con una naturalezza sorprendente e, dagli 11 metri, fa centro.
UN NUOVO TREQUARTISTA PER SPALLETTI - Estro, velocità e imprevedibilità. Qualità chiare ma ancora plasmabili, data l’età: l’idea di Luciano Spalletti è trasformarlo nel giocatore da ‘’spazi angusti’’ di cui l’allenatore toscano ha pubblicamente manifestato la carenza nella rosa. Sottopunta, di fianco a Yildiz, con libertà di inventare. La Juventus ha puntato forte su di lui, il futuro di Kerim sarà a Torino.
Ha collaborato Cristian Viscione