Intervista

Salcedo: "Inter? Pensavo bastasse il talento. In Grecia sono rinato"

Salcedo: "Inter? Pensavo bastasse il talento. In Grecia sono rinato"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Oggi alle 09:00Interviste e Storie
di Redazione
La nostra intervista a Eddie Salcedo, attaccante ex Inter che ha ritrovato il sorriso in Grecia con l'OFI Creta

Che effetto vi farebbe se oggi l’Inter spendesse dieci milioni per un ragazzino del 2010? Nel 2018 quel ragazzino ero io, e non ho avevo la giusta consapevolezza”. Il flusso di coscienza di Eddie Salcedo colpisce per lucidità di pensiero. “Ho dato troppe cose per scontate: credevo che il mio talento sarebbe bastato ad arrivare in alto, vivevo come se tutto fosse dovuto. Quegli errori sono serviti: oggi ho una maturità diversa”. L’attaccante ci racconta la sua storia. La storia di un prodigio del calcio, un "bambino" lanciato in Serie A a soli quindici anni e acquistato dall’Inter qualche mese più tardi dopo un’asta internazionale. Ma anche e soprattutto di un uomo consapevole, che a 24 anni ha ritrovato sorriso e continuità. “Oggi gioco all’OFI Creta e mi sento a casa: ho segnato 12 gol quest’anno e abbiamo appena vinto la Coppa di Grecia, un traguardo che mancava da quarant’anni”.

La voce è ancora rotta dai festeggiamenti: “Intorno a noi c’è un’atmosfera bellissima. È un momento storico, Creta vive per questa squadra. Sono arrivato lo scorso anno: il presidente ha costruito la rosa proprio con l’obiettivo di riportare qui la Coppa: al primo tentativo abbiamo perso in finale, questa volta non ci è scappata. I tifosi sono fantastici, pur di venire a cantare allo stadio venderebbero casa. Per festeggiare abbiamo girato tutta l’isola in pullman scoperto, ci saranno state centomila persone: gente che piangeva e che esultava come mai avevo visto prima”.

MATURITÀ - 24 anni, una stagione da 12 gol e un trofeo in bacheca – vinto da protagonista. La maturità è arrivata: “L’OFI mi ha fatto rinascere, finché sarò qui darò il massimo. So di poter tornare in Serie A e spero un giorno di avere una nuova chance”. La prima, d’altronde, era arrivata prestissimo.

Genoa-Sassuolo, agosto 2017: “Ero un bambino, avevo quindici anni. Tre mesi prima ero a giocare le fasi finali con l’Under 16 e grazie a Juric mi sono ritrovato subito dopo in Serie A. Ho realizzato un sogno, è stato tutto bellissimo ma anche molto veloce. Poi è arrivata l’Inter e mi sono trasferito. In quel momento non ho avuto la giusta consapevolezza: pensavo il mio talento fosse abbastanza per farcela. Le cose andavano bene sia in Primavera all’Inter, sia con Juric al Verona l’anno dopo in Serie A. E invece alla lunga ho pagato. Ma come dico sempre, il tempo di Dio è perfetto: se le cose sono andate così c’è un motivo. Ho molta fede, il tempo mette sempre le persone dove meritano”.

LUCE E BUIO - Al Verona, Salcedo ha trascorso due buone stagioni. 17 presenze in A la prima, 21 la seconda. A diciotto, diciannove anni: “Ero uno dei pochi giovani che giocava con continuità in Italia. Lo devo a Juric: non guarda la carta d’identità, se sei forte ti manda in campo”. Poi però qualcosa si è rotto: “Dopo Verona avrei dovuto fare il salto da protagonista con lo Spezia, ma quando sono arrivato in ritiro eravamo quaranta giocatori e tantissimi attaccanti. Mi hanno adattato ala, mezz’ala e poi sono finito fuori rosa. Ho perso fiducia: pensavo fosse il mio momento e invece ho smesso di giocare”.

Da lì è partita la girandola di prestiti. “Sono stato sei mesi in B a Bari per ritrovarmi. Poi sei mesi a casa, al Genoa. Non erano andati male: 8 partite, 2 gol. Giocavamo per vincere e in un ambiente bellissimo. Oggi di quel gruppo ne sento ancora tanti: ogni volta che li guardo, il mio amico Ekuban segna. È un club che lavora bene con i giovani e sarà sempre nel mio cuore. Infatti dopo quel prestito speravo di restare, o di fare comunque un passo avanti. Invece sono finito sei mesi in seconda divisione spagnola in un club modesto come l’Eldense e poi altri sei mesi in Italia, a Lecco, dove l’aria era pesante e siamo retrocessi in C. Una mazzata”.

SWITCH - Per ritrovare la serenità, Salcedo ha scelto il mare di Creta. E ha cambiato abitudini: “Ho capito che serviva uno switch mentale. Ho assunto un mental coach, un match analyst e ho curato sempre di più alimentazione e allenamento. Così ho ritrovato la mia miglior versione e ho ripreso a segnare: questa consapevolezza di certo avrebbe aiutato qualche anno fa, ma non ho rimpianti”.

Dalla Grecia, intanto, Eddie sorride anche per… “il mio fratellino Ahanor. Siamo entrambi di Genova e abbiamo avuto un allenatore in comune che è come un padre calcistico per entrambi, Cristiano Francomacaro. Io e Honest siamo molto legati: in estate ci alleniamo insieme e sono contentissimo di vederlo splendere in Champions League.

In Italia il talento non manca. Cosa c’è diverso in Grecia? Forse più coraggio: in Italia se mandano in campo un ragazzino e la squadra non gira, il ragazzino è il primo a essere tolto. Qui fanno il contrario: ai giovani forti serve dare fiducia, le prime partite servono a sbloccarsi e trovare continuità. Poi vedrete che il ragazzino sarà all’altezza”. Parola di un ex bambino prodigio che ha ritrovato sé stesso e ora sogna in grande.

A cura di Luca Bendoni