Questione di programmazione: il modello Como e i casi di Milan e Fiorentina
Per prima cosa, complimenti al Como, perché ha raggiunto un traguardo che era assolutamente impensabile fino a qualche anno fa. Devo dire che, quando il Como era in Serie C e mi trovai a partecipare a un evento di beneficenza proprio a Como, dove era invitato anche il direttore sportivo Charlie Ludi, gli chiesi cosa avesse di speciale questa nuova proprietà che si era appena insediata. Lui mi disse, anche con un certo stupore, che era stata creata una progettazione, una programmazione addirittura sui successivi dieci anni.
Io rimasi scioccato, perché pensai: di solito le programmazioni durano tre o sei mesi e poi vengono quasi subito sconfessate dalla poca pazienza o dai risultati che non arrivano. Invece lui mi fece subito capire che le idee, così come gli investimenti, erano chiari e forti: centro sportivo, tentativo di acquistare lo stadio, acquisizione di giocatori importanti, un budget significativo per portare il Como, nel giro di dieci anni, probabilmente in Europa. Da quello che ho capito, il traguardo è stato raggiunto molto prima rispetto a quella che era la programmazione iniziale. Quindi il programma sta viaggiando in anticipo e vanno fatti i complimenti a una società che sicuramente ha investito, ma ha investito bene e, ripeto, con le idee chiare.
LA SITUAZIONE IN CASA MILAN - Questo anche per paragonare un po’ quanto accaduto nelle ultime ore al Milan. Il Milan è figlio di problematiche e criticità anche interne. Adesso c’è grande contestazione nei confronti di Giorgio Furlani, ma devo dire che si sta ripetendo un po’ il clima dell’anno scorso, quando il Milan perse la finale di Coppa Italia contro il Bologna e soltanto dopo quella sconfitta decise di prendere Tare e Allegri.
Altrimenti avrebbe continuato con un programma diverso, magari riprendendo Italiano, e non è detto che Italiano non possa arrivare durante la prossima estate.
DIVERSITÀ DI VEDUTE - È una situazione in cui, già a gennaio, erano stati presi praticamente dei giocatori senza che direttore sportivo e allenatore fossero stati direttamente coinvolti. Penso a Mateta o anche ad André del Corinthians, che in quel momento non rappresentavano giocatori richiesti da Allegri per il futuro.
Insomma, c’è una diversità di vedute all’interno del club che sicuramente va chiarita una volta per tutte, affinché il Milan possa proseguire e andare avanti, Champions o non Champions, con una direzione trasparente e soprattutto senza avere differenti anime interne.
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