Coraggio e identità: il Frosinone è in Serie A con il tocco magico di Alvini

Coraggio e identità: il Frosinone è in Serie A con il tocco magico di Alvini
Massimiliano Alvini
© foto di Screen
Ieri alle 22:20Interviste e Storie
di Stefano Parpajola
Massimiliano Alvini trova la sua prima promozione in Serie A: dal giro in macchina con il Presidente a un’alchimia perfetta con squadra e città.

Non mi piace vivere nella mediocrità. Allenare il Frosinone è un onore e una missione”, si era presentato così Massimiliano Alvini all’inizio della stagione. Aveva ripetuto la parola "coraggio" per sei volte, aveva rimarcato i concetti di identità e senso di appartenenza. Nella sua squadra, dal primo secondo, sono stati dei mantra che non potevano mancare. Queste erano le premesse e le promesse. Il suo Frosinone le ha mantenute appieno e ora può godersi il ritorno in Serie A grazie al suo condottiero. Un traguardo che mancava da due anni e che assume ancora più significato guardando al percorso dei laziali della stagione precedente: dai 43 punti con una salvezza sofferta, agli 81 di un cammino trionfale. In un anno l’allenatore ha stravolto un intero universo grazie al suo entusiasmo quasi fanciullesco: “Sono molto felice di essere qui, mi sento bene. Il tifoso ti ama se hai passione”. E al toscano questa caratteristica non è mai mancata.
 

Dal 2000 in cui guida la squadra amatoriale degli amici, la Ferruzza. Alla Promozione, l’Eccellenza e la Serie D. Nel mentre vende suole e continua a scalare le categorie. La Serie C e la Serie B, che arriva dopo 20 anni di carriera, dopo aver vinto i play off con la Reggiana (riportata in B dopo 21 anni). Poi la prima e unica occasione in Serie A dopo 22 anni di panchine: 7 pareggi e 11 sconfitte con la Cremonese lo portano però all’esonero. “Porto con me cicatrici, non rimpianti. Sono stato in trincea, a combattere”. Perché la gioia passa anche dalle delusioni e Massimiliano Alvini è un uomo che ha anche perso e sofferto. Ma il credo è rimasto quello dell’adulto-fanciullo dei primi anni 2000. E con questo ideale la Serie A tornerà a guardarla negli occhi. 

IL FROSINONE DI ALVINI: AMBIZIONE CORAGGIO E FAMIGLIA - La storia del film del Frosinone 2025/2026 parte dallo stesso punto di partenza per l’allenatore e per la società: una stagione difficile. I laziali, appena retrocessi dalla Serie A, si erano trovati con un organico importante a lottare per restare in Serie B. Alvini aveva vissuto un'annata complicata a Cosenza; esonerato, poi richiamato, infine retrocesso. La voglia di riscatto, dunque, è un desiderio comune da cui intraprendere il percorso. L’empatia tra le parti si crea velocemente. A pochi giorni dal suo arrivo, il presidente Maurizio Stirpe porta con sé Alvini dopo una cena in giro in macchina per la città: vedono insieme i luoghi simbolo, il vecchio Matusa e capiscono che si può costruire qualcosa di bello insieme. Se ne accorgono anche la piazza e l’intera Serie B dopo poche giornate. Il Frosinone è giovane, ambizioso e soprattutto coraggioso. La base è quella di un 4-3-3 che l’allenatore definisce propositivo e relazionale, con la geometria di Caló a dirigere e la leggerezza e la qualità delle ali come chiave offensiva. In difesa? “I miei giocano uno contro uno. O si adattano e lo fanno, oppure stanno fuori”, spiega Alvini. Con questi ingredienti il viaggio continua. A fine gennaio il Frosinone ha perso due partite su 22 ed è in piena zona Serie A. La squadra continua a reggere l’urto di Venezia e Monza e rimane incollata alle due big per l’intero percorso. "Play off? No, non ci bastano. Vogliamo e possiamo mantenere questo ritmo”, ha più volte sottolineato l’allenatore toscano. La squadra aspetta l’occasione giusta. La pazienza è una qualità che Alvini conosce bene, l’ha imparata sui campi di Promozione, in una gavetta che sembrava infinita, studiando Sarri e provando gli schemi con le bottigliette di shampoo nelle docce degli spogliatoi di provincia. E l’ha trasmessa ai suoi giocatori. Il Monza sbaglia a Mantova alla penultima giornata e il Frosinone a Castellammare risponde presente. C'è il sorpasso, praticamente all'ultima curva. Questione di timing. E questo per Alvini e la sua banda è quello della Serie A

FROSINONE: QUANTA CRESCITA IN UN SOLO ANNO - Il Frosinone in estate non fa grandi rivoluzioni nonostante la brutta stagione precedente. Le principali novità sono rappresentate da Caló e Raimondo, due giocatori che si riveleranno decisivi. Ma il vero colpo di mercato la società lo ha fatto in panchina: “Ci ha colpito per il suo entusiasmo. Qui può dimostrare tutto il suo valore. È un allenatore diverso. Lavora tanto e con qualità”, ha spiegato il direttore sportivo Renzo Castagnini presentandolo. E a beneficiare del tocco di Alvini sono stati tanti protagonisti di questo Frosinone, che con la sua guida hanno vissuto la miglior stagione in carriera. Il primo merito dell'allenatore toscano è stato infatti quello di valorizzare il talento della squadra più giovane della categoria. Koutsoupias in 5 stagioni in Serie B non aveva mai superato i 3 gol. In questa annata diventa protagonista con 8 reti e 4 assist. Ghedjemis passa da 2 a 15. Caló tocca picchi incredibili con 10 gol e 15 assist, Raimondo arriva per la prima volta in doppia cifra, Kvernadze fa lo stesso tra gol e assist. E l’elenco potrebbe proseguire. La “banda” di Alvini ha seguito il suo condottiero dal primo all’ultimo giorno. Sì è fidata e si è affidata a lui. “Dobbiamo continuare a lavorare e a migliorare”, ha ripetuto l’allenatore anche dopo aver ottenuto il secondo posto alla penultima giornata. La parola “coraggio”, ripetuta sei volte nel giorno della sua presentazione, è stato il mantra, insieme a identità, appartenenza e umiltà. Il suo Frosinone è stato questo, ha volato sulle ali dell’entusiasmo per l’intero percorso e la Serie A è diventata così una normale conseguenza di un vero e proprio capolavoro firmato Massimiliano Alvini.