Manchester United, è di nuovo Champions League: i segreti di Carrick
La semplicità paga. Michael Carrick è sbarcato sulla panchina del Manchester United in piena bufera. L'inglese, senza scomporsi, ci ha soffiato sopra e l'ha calmata. Dopo l'esonero di Amorim ha preso in mano una squadra smarrita, senza una chiara identità e lontana dalle posizioni di vertice. In qualche mese però è riuscito a cambiare l'universo del club e a riportarlo in Champions League a due anni di distanza dall'ultima volta. Decisiva per l'aritmetica la vittoria per 3-2 contro il Liverpool.
14 partite: 10 vittorie, 2 pareggi e due sconfitte. Un bilancio praticamente perfetto che rende lo United la miglior squadra della Premier League dal suo arrivo: 32 punti ottenuti, cinque in più di Arsenal e Manchester City. I Red Devils hanno battuto nel girone di ritorno i five "Super League" clubs, più l'Aston Villa. Un qualcosa che non accadeva dal 2012/2013, l'ultimo anno di Sir Alex Ferguson. In più, con 4 punti Carrick e i suoi potrebbero assicurarsi la top 3 per la quinta volta negli ultimi dodici anni. Ma quali sono i segreti di un impatto da protagonista?
MICHAEL CARRICK: IL MANCHESTER UNITED NEL DNA - La storia recente del Manchester United è nota. Una squadra gloriosa che nel post Ferguson, escluse alcune eccezioni, ha smarrito la strada del successo. In questa stagione, con Amorim al comando, i risultati sembravano portare a un'altra stagione anonima. Michael Carrick è stato chiamato in causa per risollevare la situazione. Ex leggenda del club da giocatore, lo aveva già allenato come traghettatore per 3 partite nel 2021/2022. Poi la crescita al Middlesbrough con 136 panchine, l'attesa e il richiamo della squadra a cui non poteva dire di no. Doveva essere nuovamente una soluzione temporanea, ma le prime due partite hanno fatto capire che il copione, questa volta, poteva essere diverso: 2-0 al Manchester City e 3-2 all'Emirates Stadium contro l'Arsenal. Carrick si prende così la panchina del "suo" Manchester United: "Ci sta insegnando tanto. Ci sta facendo capire com'erano quei tempi, com'è essere parte di un tutto", ha spiegato Matheus Cunha ai microfoni di BBC Sport dopo la vittoria contro il Liverpool. Il riferimento è chiaramente all'era Ferguson, che Carrick ha vissuto da protagonista e che porta con sé nel DNA. Lo confermano le sue parole: "Abbiamo fatto una buona corsa, battendo squadre molto forti. Ma non tutto, ci aspettiamo di più". Un lavoro appena iniziato, che, salvo colpi di scena, l'inglese porterà avanti nella prossima stagione con l'obiettivo di tornare a vincere. Voleva una squadra di cui essere orgogliosi, aveva dichiarato nella conferenza stampa di presentazione. I Red Devils lo stanno diventando. Intanto la prima trasformazione è avvenuta: da fragili e discontinui a gruppo unito e di successo, in pieno stile Manchester United.
THE COMMON SENSE: LA SEMPLICITÀ AL POSTO DEL CAOS - La stampa inglese ha descritto il lavoro di Carrick con un’espressione chiara, quella del common sense. Per rispondere alla confusione del post Amorim, l'inglese ha infatti agito con praticità e appunto buonsenso. Niente rivoluzioni, un 4-2-3-1 con pochi concetti essenziali e il gruppo al centro, "spirit and togetherness". Quest'ultimo punto è il più importante: il classe 1981 è sempre stato pacato nelle dichiarazioni, ha sempre messo davanti a sé stesso i suoi giocatori, rifiutando le luci dei riflettori. Nel suo United la persona è tornata al centro: "It's all about people, connecting is the key". E un lavoro, prima mentale che tattico, Carrick lo ha fatto in particolare su Kobbie Mainoo. Prodotto dell'Acacemy, il 2005 sembrava essere fuori dal progetto tecnico del club. Mai impiegato dal primo minuto da Amorim nei primi 5 mesi della stagione, a gennaio si era parlato di addio. Poi con Carrick arriva la svolta. Il centrocampista gioca 13 partite su 14 (ne salta solo una per infortunio) per 90 minuti, senza venire mai sostituito. La chiusura del cerchio è il gol decisivo nel 3-2 contro il Liverpool, nel match che vale la Champions League aritmetica: "You want to follow him. You want to fight for him. You want to die for him on the pitch", racconta il giovane su Carrick a BBC Sport. Seguire la propria guida, combattere per lui fino a "morire" sul campo. Un messaggio che vale più di mille parole. Con l'allenatore inglese torna centrale anche Bruno Fernandes, a un passo dal record di 20 assist in Premier League di Henry e De Bruyne. Il portoghese gioca con maggiore libertà offensiva e ripaga la fiducia con numeri da protagonista: 15 contributi al gol in 14 partite. Cresce anche Šeško, che incrementa il suo bottino. Dalle 4 reti nelle prime 20 alle 7 nelle ultime 14. Ma il vero leader dei Red Devils è il gruppo. L'abbraccio finale dopo l'ultima partita contro il Liverpool è lo specchio di quanto è stato costruito: unità di intenti, appartenenza e voglia di far tornare grande il Manchester United. Da insieme di talenti a squadra, nel giro di pochi mesi: questa è la più grande conquista di Michael Carrick.