“Mi voleva il Bayern, ora mi diverto al Rijeka. E quel messaggio di Griezmann…”: sogni e rimpianti di Samu Vignato
Samuele Vignato è uno di quei talenti da trattare con cura. Cristallino. Fragile ma raffinatissimo. Non a caso, a sedici anni è stato vicino al Bayern Monaco e lo ha cercato anche il Barcellona. In Italia è mancata la grande occasione - prima per natura tattica, poi per motivi fisici: al Monza, nel suo miglior momento, è stato fermato dalla pubalgia.
Oggi è ripartito dal Rijeka, in Croazia. 23 partite in stagione, due gol, un assist e belle giocate: “Non pensavo mi sarei trovato così bene. Ho qualche fastidio al ginocchio, ma per il resto è un buon momento: l’allenatore, Victor Sanchez, è spagnolo e ci lascia molta libertà: poca tattica, molta fantasia. Per me è ideale: sfrutto le ripartenze, gli spazi e gli uno contro uno. Abbiamo fatto un bel cammino in Conference League: siamo usciti contro lo Strasburgo agli ottavi, ma avremmo meritato di passare”.
TRA BAYERN E BARCELLONA - Fantasia e libertà, le chiavi del calcio di Samuele Vignato. Che a sedici anni – da promessa del Chievo – è stato vicino a firmare per il Bayern Monaco: “Ci invitarono per un colloquio: c’era anche Klose, che allenava l’Under 19, e ci aveva spiegato il loro progetto per me. Ma con l’aiuto dei miei genitori ho scelto di restare al Chievo con la prospettiva di arrivare in prima squadra l’anno successivo. Col senno di poi, il Bayern magari sarebbe stata la scelta migliore, ma emergere sarebbe stato più complicato”.
Su Vignato, però, non c’era solo il Bayern. Una chiamata – anzi, un messaggio - a Samu e a suo fratello Emanuel (ex Bologna, oggi all’Akritas Chlorakas di Cipro) era arrivato anche da Barcellona. “È stato incredibile: quando giocava al Barça, Griezmann aveva scritto a mio fratello invitandoci a visitare il centro sportivo. Non ricordo come andò avanti la cosa, ma eravamo senza parole. Avevo quindici, sedici anni ed ero in estasi. In quel periodo si parlava tanto di me, ma per fortuna non ho mai dato peso alle voci, ho sempre solo pensato a giocare e a divertirmi”.
SCELTE - Il momento di lasciare casa, Verona, è arrivato con il fallimento del Chievo nell’estate 2021. Vignato, richiesto anche da Inter, Milan e Juventus, ha sposato il progetto del Monza di Berlusconi in Serie B: “Le big mi volevano per la Primavera, io mi sentivo pronto per il calcio dei grandi e Monza era l’ambiente ideale. Non ho saputo resistere alla corte di Galliani: sa quello che vuole e arriva subito al punto, è un fuoriclasse. L’adattamento non è stato facile: il modulo di Stroppa era il 3-5-2 e io ho giocato solo cinque partite, fuori ruolo da mezzala. In Serie A, Palladino mi ha dato fiducia: il suo 3-4-2-1 era ideale per me, ma avevo davanti alàtri fantasisti di enorme qualità come Pessina e Colpani”.
Con Palladino il Monza ha vissuto due stagioni d’oro, un 11° e un 12° in A: “Era già un allenatore molto bravo nonostante fosse alla prima esperienza coi grandi. Lo percepivamo come uno di noi, un calciatore che allena. Il suo modulo ci faceva divertire e vincere. E ricordo un’altra grande qualità: si confrontava spesso con noi, teneva molto a sapere la nostra, a ricevere feedback e idee dai giocatori”. Palladino è stata l’ultima intuizione calcistica di Silvio Berlusconi: “Il presidente era il numero uno, ci dava enormi attenzioni nonostante i mille impegni. Vi faccio un esempio: quando ho preso il Covid, mi ha chiamato personalmente per sapere come stessi. Al primo squillo ho letto ‘numero sconosciuto’ e non ho risposto. Ha richiamato, ho risposto e con sorpresa dall’altra parte c’era Berlusconi. Non me l’aspettavo, aveva una cura del dettaglio impressionante”.
L’ultima stagione di Vignato a Monza è stata quella della retrocessione: “Un anno complicato. Eravamo abituati ad arrivare al campo col sorriso, poi non è stato più possibile, nonostante la grande simpatia di Nesta. Venivamo dalla scomparsa del presidente, che ha generato problemi societari. Mi tengo come cosa positiva l’anno in più di esperienza in Serie A, con 17 presenze. Sono migliorato, ma è stato un anno complicato. La Serie A ti mangia: ha un’intensità simile alla B ma con un tasso enorme di qualità. I più forti che ho affrontato? Come difensore Bremer: un muro. A centrocampo mi ha stupito Zielinski per la tecnica immensa”. In estate è arrivato l’addio al Monza, a zero, verso la Croazia: “Sono ancora molto legato al Monza per ciò che mi ha dato e ai miei ex compagni. Tra l’altro faccio ancora il fantacalcio con loro: sono terzo, primo c’è Colpani con una squadra imbarazzante”, scherza.
TRIONFO AZZURRO - Una delle istantanee migliori della carriera di Vignato è la vittoria dell’Europeo U19, da protagonista con due gol e un assist. La formula magica di quell’Italia vincente? “Eravamo un gruppo incredibile, c’era tanta fiducia. Bollini ci lasciava tanta libertà, in campo con il 4-3-3, e anche fuori. E poi eravamo una squadra forte: c’erano Pisilli, Pio Esposito, Ndour, Kayode e tanti altri che oggi giocano a livelli altissimi”.
Quindi in Italia il talento c’è… “Ma ci manca il salto con i grandi, perché nelle nazionali giovanili siamo sempre fortissimi. Non essersi qualificati ancora una volta al Mondiale è una disperazione per la nostra generazione. Per fortuna mia madre è brasiliana: me lo godrò tifando il Brasile di Ancelotti”.
UN FRATELLO PER AMICO - A proposito di famiglia, non c’è Samu… senza Emanuel. I due fratelli – quattro anni di differenza - hanno un rapporto bellissimo: “Ema è più forte di me: merita la Serie A e mi dispiace che sia dovuto andare anche lui all’estero per ripartire. È stato sfortunato per i tanti infortuni. Al Bologna con Mihajlovic era protagonista: andato via Sinisa, ha smesso di giocare. Ma merita di stare in una grande squadra”. E chissà che i due un giorno non possano ritrovarsi da compagni.
Intanto, Samu ripensa al passato e poi guarda al futuro: “Un rimpianto? I sei mesi di stop per la pubalgia nel mio momento migliore con Palladino a Monza. Ma ora al Rijeka mi diverto e continuo a coltivare il mio sogno: giocare in Champions League, almeno una partita. Ci arriverò, un passo alla volta”.
A cura di Luca Bendoni e Alessandro Mammana