Il ragazzo della Nord è diventato Re: Federico Dimarco e il 21° sigillo
Se c’è un’immagine che, più di tutte, può riassumere l’essenza del ventunesimo scudetto dell'Inter, è quella di un ragazzo che corre sotto la "Nord" con il cuore che batte all’unisono con tutto lo stadio. Questo scudetto ha un nome e cognome, ed è quello di Federico Dimarco.
Se effettivamente fosse servita l'ennesima consacrazione di "Dimash", beh, i tifosi dell'Inter possono ritenersi più che soddisfatti. Forse però Dimarco quest'anno ha varcato quella soglia che separa gli ottimi interpreti dai fuoriclasse. Spesso accostato ai campioni di ieri e di oggi, quasi a voler trovare per forza un paragone. Eppure, forse, è proprio questo il punto: non ce n’è bisogno. Dimarco è ciò che mostra in campo, e oggi, nel suo ruolo, sono in pochi al suo livello.
In questo campionato dominato dalla squadra di Chivu, l’esterno di Calvairate è stato praticamente una sorta di "regista occulto" per l'allenatore rumeno, smontando pezzo dopo pezzo le resistenze avversarie con una qualità balistica che ha pochi eguali nel panorama europeo attuale.
I NUMERI DI DIMARCO - I numeri infatti fotografano un’annata ai limiti dell’irreale per un "quinto di centrocampo". Con ben diciotto assist messi a referto, Dimarco ha polverizzato ogni precedente primato della Serie A, battendo il precedente record del "Papu" Gomez nella stagione 2019/20, con l'argentino che ne aveva collezionati 16. Dimarco è diventato il motore di una manovra che ha trovato in lui lo sbocco naturale di ogni idea offensiva.
Le sei reti segnate, pesantissime per tempismo e importanza, hanno certificato una trasformazione definitiva: non più semplice cursore di fascia, ma terminale offensivo capace di leggere gli spazi ancor prima che si aprano. È stata la stagione della maturità totale: il momento in cui la potenza fisica si è fusa perfettamente con la visione di gioco, rendendolo l'uomo in più in ogni zona del campo.
IL LEGAME CON CHIVU - Questo successo parla la lingua di chi ha saputo aspettare il proprio turno, lavorando nell'ombra sotto lo sguardo di mentori d'eccezione. Il legame con Cristian Chivu, nato subito dopo la delusione di Monaco. "Non tutti i mali vengono per nuocere", verrebbe da dire. Se infatti Simone Inzaghi gli aveva trasmesso la cultura del dettaglio e la capacità di restare lucidi anche sotto pressione, Cristian Chivu ha saputo regalare a Dimarco quel pizzico di sana follia che appartiene solo a chi sente la maglia nerazzurra come una seconda pelle.
IL RAPPORTO CON SAN SIRO - E poi l’apoteosi di San Siro, con il trofeo alzato sotto una pioggia di coriandoli nerazzurri, a chiudere idealmente un cerchio iniziato molti anni fa. Oggi Dimarco rappresenta il punto d'incontro perfetto tra la passione viscerale della curva e l'eccellenza professionale richiesta dai massimi livelli. In ogni suo cross si legge la voglia di un bambino che sognava proprio quella maglia. In ogni recupero difensivo si avverte il peso di una responsabilità che lui stesso, qualche anno fa, in quel settore, pretendeva venisse onorata.
Questo ventunesimo scudetto, il secondo in carriera, resterà scolpito negli uffici di Viale Liberazione anche grazie a lui. L'architetto di una fascia sinistra che per un anno intero ha dettato legge, portando l'Inter ancora una volta sul tetto d'Italia.