Da Campo Ere alla finale europea: la lunga strada di Alemao, l’uomo che ha portato il Rayo a sognare

Da Campo Ere alla finale europea: la lunga strada di Alemao, l’uomo che ha portato il Rayo a sognare
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Oggi alle 16:40Interviste e Storie
di Mariapaola Trombetta
Due gol allo Strasburgo e finale di Conference conquistata: la lunga gavetta di Alemao, dalle categorie minori brasiliane al sogno europeo col Rayo.

Due partite, due gol e una città intera in festa. Alexandre Zurawski, per tutti “Alemao”, ha trascinato il Rayo Vallecano nella prima finale europea della sua storia decidendo la semifinale di Conference League contro lo Strasburgo. Prima il colpo di testa all’andata a Vallecas, poi il tap in decisivo in Francia: due reti che hanno trasformato il centravanti brasiliano nell’uomo simbolo della cavalcata del club spagnolo.

Eppure, guardando la sua carriera, tutto sembrava tranne che scritto. Quella di Alemao non è la classica storia del talento brasiliano esploso giovanissimo. È una storia fatta di categorie minori, trasferimenti continui, esperienze finite male e ripartenze silenziose. Tre estati fa anche il Frosinone aveva seguito il suo profilo, quando l’attaccante era ancora all’Internacional e stava valutando il salto in Europa. Alla fine scelse il Real Oviedo. Una decisione che avrebbe cambiato completamente la sua carriera.

Nato nel 1998 a Campo Ere, nel sud del Brasile, Alemao porta con sé anche le radici europee della famiglia paterna. Il cognome Zurawski arriva infatti dalla Polonia, dettaglio che negli ultimi anni aveva attirato l’attenzione di alcuni media polacchi. Anche il soprannome “Alemao” nasce da lì, in Brasile viene spesso dato a chi ha un aspetto fisico caratterizzato da capelli e carnagione chiara. Un nome che gli è rimasto addosso da quando era bambino, accompagnandolo in una carriera costruita lentamente e lontano dai riflettori del grande calcio. E pensare che, da ragazzo, il suo ruolo era completamente diverso: in una recente intervista aveva infatti raccontato di aver iniziato come difensore centrale, prima che un allenatore decidesse di spostarlo in attacco.

DALLE CATEGORIE MINORI BRASILIANE AL SOGNO EUROPEO: LA GAVETTA DI ALEMAO - La sua crescita calcistica, però, è stata tutt’altro che semplice. Dopo gli inizi al Metropolitano, prova anche un’esperienza in Giappone con il Kyoto Sanga, ma senza praticamente trovare spazio. Torna in Brasile quasi da sconosciuto e riparte dalle categorie inferiori, passando tra Criciúma, Juventus Jaraguá, Novo Hamburgo e Avaí. Per anni resta fuori dai radar del calcio internazionale, ed è proprio questo uno degli aspetti che oggi in Spagna colpisce di più della sua storia.La svolta arriva con l’Internacional. Nel 2022 segna 10 gol stagionali, diventa il miglior marcatore della squadra e si conquista il rinnovo fino al 2025. Poi però perde spazio dopo l’arrivo di Enner Valencia e capisce che, per rilanciarsi davvero, deve lasciare il Brasile e ricominciare altrove.

OVIEDO, I SACRIFICI E UN LEGAME INDISSOLUBILE - A Oviedo succede qualcosa di speciale. Alemao non diventa soltanto un attaccante di livello, crea anche un legame fortissimo con ambiente e tifosi. In Segunda División viene apprezzato soprattutto per la mentalità, il sacrificio e il lavoro sporco oltre ai gol. Durante la stagione della promozione gioca anche convivendo con problemi di pubalgia, parlando apertamente dei “sacrifici” fatti per aiutare la squadra. Un dettaglio che ha aumentato ancora di più l’affetto dei tifosi asturiani nei suoi confronti. 

VALLECAS, IL RAYO E QUELLA FRASE DIVENTATA REALTÀ - Quando il Rayo Vallecano decide di puntare su di lui, in Spagna spiegano che Iñigo Pérez lo apprezza soprattutto per intensità, pressing e lavoro senza palla, caratteristiche perfette per l’identità operaia e popolare del club di Vallecas. Un profilo che, per mentalità e spirito di sacrificio, sembrava fatto apposta per l’ambiente del Rayo. L’inserimento nello spogliatoio è infatti immediato. Negli ultimi mesi era diventata virale anche una sua frase pronunciata quando il Rayo era ancora in corsa in Copa del Rey: “Voglio vincere entrambe le coppe con il Rayo”. Parole che allora sembravano quasi troppo ambiziose e che oggi, dopo la qualificazione alla finale di Conference League conquistata anche grazie ai suoi gol, vengono riprese da tutti. Ed è forse proprio questo il motivo per cui la sua storia oggi colpisce così tanto. Perché Alemao non è il classico fenomeno costruito in laboratorio, è un attaccante "operaio" che ha impiegato anni per arrivare nel posto giusto, e lo ha fatto nel momento giusto. E adesso, dopo Giappone, categorie minori, prestiti e sacrifici, si ritrova a giocarsi una finale europea da protagonista.