Intervista

Di Nardo: “Pescara, prendiamoci la salvezza. Mi dicevano 'non segni mai': ho dimostrato il contrario”

Di Nardo: “Pescara, prendiamoci la salvezza. Mi dicevano 'non segni mai': ho dimostrato il contrario”
Credits: Francesco Azulmi
Oggi alle 09:00Interviste e Storie
di Davide Balestra
L’attaccante a Gianlucadimarzio.com: “Ho ricevuto tanti ’No’ in carriera e avevo pensato di smettere. Mio fratello ha salvato la mia carriera. Insigne? Un leader”

Pensateci: quanto può cambiare la vita in tre anni? Per alcuni tanto, per altri poco o nulla. Per Antonio Di Nardo, invece, questo periodo ha rivoluzionato tutto. In appena 36 mesi è passato dal vivere una retrocessione in Eccellenza a diventare il vice capocannoniere della Serie B, con 13 gol in 32 partite — gli stessi segnati da Stiven Shpendi dell’Empoli e Andrea Adorante del Venezia. “Ci sono stati momenti in carriera in cui mi sono visto sbattere la porta in faccia e ricevere dei ‘No’. Ho persino pensato di ritirarmi, racconta l’attaccante del Pescara a Gianlucadimarzio.com. “Ora voglio solo raggiungere la salvezza con questa squadra, noi ci crediamo. Nell’ultimo turno abbiamo perso 4-2 contro l’Empoli, giocando tutta la partita in dieci uomini (a causa dell’espulsione di Gennaro Acampora al 13’ del primo tempo, ndr)., ma non molliamo: vogliamo rimanere in questa categoria”.

Il futuro passerà anche dai suoi gol. “Se mi definisco un ‘bomber di provincia’? Non mi piacciono le etichette. In passato mi avevano definito come ‘quello che non segnava mai’. E invece eccoci qui”, dice sorridendo. Insigne? Per noi è un leader. Ascoltiamo tutto quello che ci dice”. Ma ci torneremo più tardi.

PESCARA, MISSIONE SALVEZZA. Lo incontriamo al centro sportivo di Silvi Marina, poco prima dell’allenamento. Di Nardo si apre volentieri, parlando della squadra e della città che l’ha accolto: “I tifosi sono eccezionali. Nei momenti più difficili ci hanno sempre supportato. Quando giochiamo in casa, l’entusiasmo è spettacolare”.

Il Pescara ha raccolto 29 punti in 32 partite e occupa l’ultimo posto in classifica. Ma la zona salvezza è vicina: Sampdoria, Mantova e Padova, appena fuori dai playout, hanno 34 punti. La squadra ci crede, e con loro anche Lorenzo Insigne che ha deciso di tornare nella squadra che l’ha ‘lanciato’ nel calcio dei grandi: “È una grande persona a livello umano. Si è calato subito nella mentalità giusta, anche se non è abituato a lottare per salvarsi. Ci ha dato una mano dentro e fuori dal campo”.

UMILTÀ. Per arrivare a questo punto, Di Nardo ha dovuto affrontare un lungo viaggio. Nel 2023 vestiva la maglia della Vastese e a maggio, come sottolineato in precedenza ha vissuto la retrocessione dalla Serie D all’Eccellenza. “Sono stati mesi difficili, ma se potessi parlare all’Antonio di tre anni fa gli direi di non cambiare nulla: la mia strada era già tracciata”. Pochi mesi dopo il Campobasso ha puntato su di lui con un solo obiettivo: vincere il campionato di Serie D. Missione compiuta con l’attaccante che segna 18 gol in 44 nella stagione 2023/24. “Sono rimasto due anni lì, sono cresciuto molto. Quell’esperienza mi ha formato. Sono rientrato nel calcio professionistico in pianta stabile. Quando ero in D sognavo la Serie B, e il primo obiettivo è stato raggiunto”.

Oggi Di Nardo gioca in Serie B, ma il suo percorso è stato ricco di inside. Tra le esperienze più significative resta quella del 2019, quando vestiva la maglia della Lucchese: “Quel periodo è stato molto complicato. La società era sull’orlo del fallimento ma la squadra era comunque molto unita”. L’attaccante condivideva lo spogliatoio con Matteo Gabbia e Wladimiro Falcone, oggi rispettivamente difensore del Milan e portiere del Lecce: “Si vedeva che avevano una mentalità diversa. Sono davvero molto felice per entrambi”.

MENTALITÀ VINCENTE. La Serie D, l’Eccellenza. Realtà completamente opposte se si pensa a dove si trova oggi Di Nardo. In precedenza ha accennato di aver valutato il ritiro. Ma chi l’ha fermato? Suo fratello, Gianni: “Ha salvato la mia carriera - dice emozionato - . Sono andato avanti grazie a lui. Non è bello ricevere tanti ‘No’ da altrettante squadre. Li ho ricevuti anche in Serie D e stavo per mollare. Il fuoco dentro di me si stava spegnendo, pian piano. Devo ringraziare mio fratello per avermi dato una grande mano”. 

Oggi Antonio cura ogni minimo dettaglio: alimentazione, allenamenti. Da sei anni, è seguito da un nutrizionista e un personal trainer. “Guardo tutti i minimi dettagli perché per me il particolare fa la differenza. Più sali di categoria e più devi stare attento. Da quando ho deciso di ripartire con mio fratello ho intrapreso questo percorso e sto molto attento a tutto, anche al recupero, che reputo fondamentale”. In campo, invece, porta con sé il bambino che era e la sua determinazione. “Ero un fan di Batman, è sempre stato il mio supereroe preferito. Per portare quel me bambino in campo ho deciso di esultare come lui, cercando di emularlo. Con Sfera Ebbasta nelle cuffie, aggiunge: “Non seguo solo lui; apprezzo anche Lazza e Geolier, che si è fatto strada da solo. Mi piacciono le storie di chi parte dal nulla e arriva al successo: mi rivedo molto in loro”.

La stessa mentalità che metterà in campo per contribuire alla salvezza del suo Pescara: “Chiedo ai tifosi di restare vicini alla squadra. Abbiamo bisogno di loro e faremo il massimo per raggiungere il risultato”. Parole da leader, di un leader che, dopo anni di sacrifici, vuole raggiungere un nuovo traguardo.