Florentino vince, ma Riquelme fa paura: viaggio dietro le quinte delle elezioni in casa Real Madrid

Florentino vince, ma Riquelme fa paura: viaggio dietro le quinte delle elezioni in casa Real MadridTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Oggi alle 18:00Interviste e Storie
di Mattia Picchialepri
Florentino Pérez vince ma l'outsider Riquelme strappa il 35% dei voti, bloccando di fatto la privatizzazione del club. Tutti i retroscena di un voto storico

Servirà qualcosa in più per scardinare Don Florentino dal trono dei Galacticos. Ancora una volta è Florentino Pérez a vincere le elezioni in casa Real Madrid, ma non senza qualche brivido. L'attuale presidente ha trionfato, sì, ma ha dovuto tirar fuori le maniere pesanti: per la prima volta dopo vent'anni si è tornati alle urne, contro un avversario che, ai nastri di partenza, sembrava un perfetto sconosciuto. Nonostante questo, Enrique Riquelme si è difeso decisamente bene, raccogliendo il 35% dei voti con 3 settimane di campagna elettorale. L'imprenditore di Cox Energy è riuscito a coalizzare il malcontento di una parte della tifoseria, strappando un buon numero di consensi in una tornata elettorale dall'affluenza massiccia (circa 33.000 soci votanti su un bacino di oltre 75.000).

Cosa succederà, però, adesso? Per la prima volta il Florentinato ha subito un'incrinazione: 12500 persone sono contro quello che sembrava essere un padrone assoluto. Sarà per la prossima, però: si dovrà cercare di scardinarlo in un altro modo. Queste elezioni sono state un vero thriller, fatto di capitoli a sé stanti.

LA PROVOCAZIONE E IL GIALLO DELLE BANCHE - Nonostante l'immensa esperienza e il suo status, anche Florentino Pérez ha commesso un passo falso. La scintilla che ha innescato la campagna elettorale più tesa del secolo si è accesa il 12 maggio a Valdebebas. Durante una conferenza stampa, Florentino Pérez ha liquidato le indiscrezioni sulla nascita di una lista alternativa: "Quel signore che parla con le società elettriche e ha l'accento sudamericano, che si presenti". Quel "signore" è Enrique Riquelme, trentasettenne presidente del colosso delle rinnovabili Cox. Riquelme, che aveva già accarezzato l'idea di candidarsi nel 2021 e nel 2025 senza mai affondare il colpo, ha raccolto il guanto di sfida, trasformando quello che Florentino considerava un farol (un bluff) in un terremoto istituzionale.

Mettere in piedi una candidatura in tre settimane, tuttavia, significava saltare un ostacolo economico monumentale: l'istituzione di un aval (una fideiussione bancaria) pari al 15% del budget del club, ovvero quasi 187 milioni di euro da coprire con il patrimonio personale. È a questo punto che la corsa alla presidenza si è tinta di giallo. Come rivelato dallo stesso Riquelme in un'intervista a MARCA, il sistema bancario spagnolo ha improvvisamente fatto terra bruciata attorno alla sua figura a causa di "pressioni che non dovrebbero esistere". Un boicottaggio silenzioso che avrebbe tagliato le gambe a chiunque, ma che l'imprenditore alicantino ha aggirato all'ultimo secondo utile, incassando l'appoggio blindato della banca andorrana. Ottenuto il pass finanziario fuori dai confini nazionali, la sfida impossibile è diventata realtà.

L'OMBRA DEI FONDI E LA RIVOLTA DEL SOCIO COMUNE - Se sul piano sportivo l'impero di Florentino Pérez appare inscalfibile, l'inchiesta sulle urne di Valdebebas ha svelato una profonda frattura ideologica sul modello societario della Casa Blanca. Dietro il voto non si è consumata una semplice scelta di simpatia, ma un durissimo scontro sul rischio di privatizzazione del club. Sotto la lente dei soci è finito il piano di cedere una quota compresa tra il 5% e il 10% del Real Madrid a investitori istituzionali e fondi d'investimento esterni. Una manovra strategica caldeggiata dal braccio destro finanziario del presidente, Annas Laghrari che ha immediatamente attivato gli anticorpi della base associativa. Più di 12.500 soci hanno scelto Riquelme per lanciare un messaggio perentorio: "Il Real non si vende".

Questa mobilitazione ha prodotto un effetto politico immediato e cruciale, blindando lo status giuridico del club. Secondo lo statuto del Real Madrid, infatti, per approvare una trasformazione societaria di questa portata non basta la maggioranza dei presenti, ma serve il voto favorevole della metà più uno dell'intero censo elettorale, una soglia fissata a 37.500 schede. Fermandosi a poco più di 20.000 preferenze totali, Florentino Pérez è rimasto legalmente congelato e lontano dai numeri necessari per forzare la mano.

Riquelme è riuscito a incunearsi in questa fessura intercettando il malessere del cosiddetto socio de a pie (il socio comune). Negli ultimi anni, la crescita galattica del brand - oggi valutato da Forbes circa 10 miliardi di euro - ha finito per restringere gli spazi del tifoso tradizionale. Tra cantieri infiniti, bagni inaccessibili e la progressiva sostituzione dei vecchi settori popolari con iper-esclusive aree VIP destinate a eventi extra-calcistici come i concerti o i match della NFL, migliaia di abbonati storici si sono scoperti improvvisamente stranieri in casa propria, trattati più come clienti sacrificabili che come proprietari. La lista dello sfidante ha parlato direttamente a loro, promettendo una "Ciudad del Socio" a Valdebebas, il taglio delle quote e il sorteggio di 10.000 nuovi abbonamenti. 

LA GUERRA DEI GALACTICOS - Quando la candidatura si è effettivamente trasformata in realtà, i due presidenti hanno iniziato a mettere in scena una gara a chi garantisse la promessa più invitante verso i tifosi e gli abbonati. Il primo grande colpo l'ha annunciato Enrique Riquelme, dicendo di avere già accordi con gli entourage di Rodri e di Erling Haaland. Per scrollarsi di dosso l'etichetta di venditore di fumo, l'imprenditore di Cox ha compiuto un passo senza precedenti nella storia delle elezioni spagnole, siglando una garanzia notarile: "Se divento presidente e questi giocatori non arrivano, pagherò di tasca mia la quota associativa annuale a tutti i cento mila soci"In tutto questo, Riquelme ha anche promesso di portare a Madrid Jurgen Klopp, oltre che di inserire in dirigenza dei "Madridisti veri" come Iker Casillas e Raúl.

Ovviamente, quando si tratta di rispondere, Don Florentino non si fa pregare. Ospite del programma televisivo Horizonte, il presidente ha sferrato un attacco frontale al rivale, accusandolo di voler unicamente destabilizzare l'ambiente e liquidando l'affare Haaland come un colossale bluff: "Tutti hanno smentito". Poi, Pérez ha ripreso lo scettro in mano passando all'attacco. Ha annunciato l'arrivo di Denzel Dumfries e di Ibrahima Konaté, oltre che il tanto atteso ritorno di José Mourinho. Poi, la vera bomba: "Ho già pronta un'offerta da oltre 150 milioni di euro per un giocatore mondiale, la più alta mai fatta dal Real Madrid". Da quella dichiarazione, è partita la caccia al nome, perché Florentino non ha voluto dare troppi indizi: "Non è della Premier League e non arriva dalla Liga. Non è nemmeno Michael Olise (anche se alcune voci dicono si tratti di lui, ndr)". 

I VELENI DELLA GIUNTA E LE ELEZIONI DEL 2030 - La notte del recuento (il conteggio dei voti) non ha risparmiato le ultime scorie polemiche, confermando l'anomalia di una tornata elettorale vissuta sul filo del rasoio. Nel suo discorso di insediamento, Florentino Pérez ha macchiato la narrazione della "giornata democratica esemplare" scagliandosi pubblicamente contro l'annullamento di circa mille voti per corrispondenza certificati da un notaio, promossi dalla sua stessa lista e cassati dalla Giunta Elettorale per vizi di forma: "Faremo ricorso, abbiamo ragione noi", ha tuonato il presidente. Un dettaglio burocratico che tradisce il reale nervosismo dei vertici societari di fronte alla portata della mobilitazione. Consapevole della nuova geografia politica interna, Pérez ha dovuto correggere la sua storica postura da monarca assoluto, chiudendo il monologo con un'inedita apertura conciliante verso quel terzo di elettorato che gli ha voltato le spalle: "Mi rivolgo a chi non mi ha votato, faremo di tutto per ascoltare le vostre preoccupazioni".

Dall'altra parte della barricata, Enrique Riquelme ha incassato la sconfitta con la postura del leader in pectore. L'imprenditore alicantino ha subito teso la mano al club, invitando ironicamente Pérez a sfruttare i canali di mercato da lui aperti con gli entourage di Haaland e Rodri, per evitare che la sua campagna venisse archiviata come un mero "brindis al sol" (un fuoco di paglia). Ma il vero traguardo di Riquelme va oltre le promesse sfarzose: ha squarciato il velo di invincibilità che avvolgeva il club, riabituando i soci all'esercizio del voto dopo vent'anni di deserto democratico. "Questo non è il finale, è solo il principio" ha garantito passata la mezzanotte. Florentino Pérez ha blindato la presidenza fino al 2030, ma per la prima volta nella sua lunghissima gestione dovrà governare con il fiato sul collo di un'opposizione reale e strutturata. Quando scadrà questo mandato, l'attuale presidente avrà 83 anni, mentre il numero uno di Cox ne compirà appena 41. Sebbene la storia recente del Real Madrid porti ancora la firma esclusiva del suo storico leader, la clessidra del futuro ha invertito la sua corsa: il tempo, adesso, gioca a favore di Enrique Riquelme.