Intervista

Erik Kojzek: «Tifo Milan ma sogno la Premier. Il mio idolo è Erling Haaland"

Erik Kojzek: «Tifo Milan ma sogno la Premier. Il mio idolo è Erling Haaland"
Oggi alle 08:30Interviste e Storie
di Alessandro Schiavone
L'intervista esclusiva a Erik Kojzek

Erik Kojzek è nato in Slovenia dove ha vissuto fino all'età di 12 anni, ma rappresenta l'Austria a livello internazionale. Il 20enne di Slovenj Gradec infatti è stato convocato per le amichevoli che hanno preceduto il Mondiale, senza però scendere in campo. Il commissario tecnico Ralf Rangnick ha spiegato che il giovane talento ha scelto di rappresentare l’Austria. La scorsa estate ha lasciato il Wolfsberger AC per trasferirsi al Partizan Belgrado. Ne ha parlato a gianlucadimarzio.com.

Kojzek ha esordito così: «Il mio sogno è giocare in Premier League, un campionato che seguo tantissimo, così come la Bundesliga e la Liga spagnola. Guardo molti campionati, ma soprattutto la Premier League. In Italia mi piace il Milan grazie a Modrić, uno dei più grandi di sempre».

Perché ha scelto il Partizan nonostante l’interesse di altri club?

«È successo tutto molto in fretta. Era un’opzione per questa estate e sono molto felice di essere in Serbia. Anche la possibilità di giocare la Conference League è stata uno dei fattori che ha reso la mia decisione più semplice».

L’ultima volta che il Partizan ha vinto il campionato serbo è stata nel 2017. Da allora la Stella Rossa ha conquistato il titolo per nove volte consecutive. Possono interrompere il dominio dei grandi rivali?

«Tutto è possibile, ma dobbiamo pensare una partita alla volta e poi vedremo alla fine».

Un altro aspetto importante è la grande tradizione del Partizan nel valorizzare giovani talenti destinati a diventare stelle, come Aleksandar Mitrović o Dušan Vlahović, solo per citarne alcuni. Kojzek conferma che anche questo ha pesato nella sua scelta di trasferirsi nella capitale serba:

«È un grandissimo club, con una storia importante, in cui hanno giocato tanti ottimi calciatori. Sono davvero felice di essere qui. Non vedo già l’ora di giocare il derby contro la Stella Rossa: è una delle partite e delle rivalità più grandi. Tutta la storia tra i due club rende l’atmosfera molto intensa, c’è una forte rivalità tra i tifosi, quindi sì… sarà una partita speciale».

Sulla decisione di rappresentare l’Austria:

«Sì, certo, sono sloveno, ma mi sento legato a entrambe le nazioni. La scelta di giocare per l’Austria è stata una decisione personale di cui preferisco non parlare. Mi sento parte di entrambe. Rangnick e io abbiamo parlato molto: mi ha chiamato e ci siamo confrontati a lungo. Alla fine ho deciso di rappresentare l’Austria».

Con Arnautović ormai nella fase finale della carriera, potresti diventare il punto di riferimento dell’attacco dell’Austria, mentre con la Slovenia probabilmente non sarebbe stato così, visto che Šeško è la stella indiscussa della Nazionale e il 9 titolare dei prossimi 15 anni.

«Sì, ma non l’ho mai vista davvero in questo modo. So che è stato uno dei fattori che mi hanno spinto a scegliere l’Austria, ma non l’unico. È stata una decisione personale che ho preso insieme alle persone a me più vicine».

Il suo idolo:

«Erling Haaland è uno dei miei idoli. Guardo tantissime sue partite, ma seguo anche molti altri attaccanti. Ha un talento straordinario, ma soprattutto un’etica del lavoro che è davvero di un altro livello. La sua freddezza, il suo modo di stare in campo… sì, è un calciatore diverso dagli altri».