Il record di Ochoa raccontato da Rampulla: "Voleva il sesto Mondiale, ha la testa di Buffon"
Nella notte dei Bafana Bafana, di Hugo Broos e del ritorno in campo di Neymar, Guillermo Ochoa ha fotografato nel ricordo un altro fantastico record. Quello delle sei partecipazioni consecutive al Mondiale, il terzo di sempre a riuscirci dopo Leo Messi e Cristiano Ronaldo a raggiungere tale traguardo. Insomma, non proprio i primi che passano. Non a caso parliamo di un fuoriclasse. O, meglio, di un vero numero uno del gioco. Che, in 41 anni di calcio e guantoni, ne ha viste e vinte davvero tante.
Anche in Italia. La tappa alla Salernitana, infatti, resta un tatuaggio. E a raccontarlo a Gianlucadimarzio.com ci ha pensato proprio il suo ex preparatore ai tempi dell'esperienza campana: l'ex portiere di Juventus e Cremonese Michelangelo Rampulla. Allora, tra lui e Rampulla è subito scoccata la scintilla: "Il nostro è stato un incontro improvviso. Nessuno pensava di vederlo mai a Salerno. Quando De Sanctis mi ha chiesto se fossimo interessati...beh, ti lascio immaginare la mia risposta. Eravamo entusiasti e ci ha reso entusiasti". Promotore dell'operazione, anche Fabrizio Ravanelli, che aveva allenato Ochoa all'Ajaccio: "Sì, gli abbiamo chiesto un parere, e ci ha detto subito che, oltre a essere un fuoriclasse, era addirittura meglio come persona".
La conferma definitiva sul valore di "Memo" arriva solo poche ore dopo il suo arrivo. Neanche il tempo di conoscersi, che il messicano vuole già allenarsi: "Pensate che lui è arrivato il 23 dicembre e il 24 era già in campo con i guantoni. Abbiamo saltato solo il giorno di Natale, per farvi capire che tipo di professionista fosse. Del resto, quando alleni determinati campioni, tutto diventa più semplice. Non solo nelle esercitazioni ma nel modo di porsi, nel confronto e nel messaggio che trasmetteva ai compagni". Parole di uno che ha allenato anche Gianluigi Buffon: "Gigi era più guascone, più giocherellone, mentre Ochoa era riflessivo, positivo, tranquillo. Ma entrambi hanno la testa del fuoriclasse, qualcosa che non si può spiegare a parole, ed è questo il segreto della loro longevità".
Michelangelo, a Guillermo, ha sempre invidiato una cosa: "La reattività. Perché per il resto mi sono sempre ritrovato nella sua calma, nella sua capacità di dominare l'area piccola, ma anche nella validità tecnica. Ognuno prende dal suo idolo: io mi ispiravo a Zoff, ma amavo anche Albertosi. Ochoa era più vicino a Dino, sotto questo aspetto, perché non urlava mai e si poneva sempre con umiltà". Ochoa, però, non è mai stato protagonista di un'impresa riuscita a Rampulla ai tempi della Cremonese: "Vero, lui non ha mai segnato! Ma forse è meglio così: quando un portiere sale significa che gioca in squadre che soffrono. In ogni caso, è sempre necessario farsi trovare pronti".
UN RAPPORTO CHE RESISTE AL TEMPO - La chiacchierata prosegue a ritmo di ricordi, quelli che il tempo non ha sbiadito. Nella mattinata del 25 giugno, Rampulla ha dedicato a Ochoa un post sul suo profilo Instagram. Indovinate chi è stato il primo a mettergli like: "Proprio lui, e considerate che in America, alle 11 italiane, sono le 5 di mattina. Quando sono andato via, dopo l'esonero di Paulo Sousa, mi ha pregato di restare, ma non ha mai provato rancore nei confronti del mio successore. Ci siamo visti e sentiti. Lui è una persona squisita, rispettosa dei ruoli e delle decisioni".
L'aneddoto che ci avvicina al mito del Memo, però, riguarda una promessa fatta a sé stesso poco prima di un allenamento e confidata proprio al suo preparatore: "Ricordo che mi disse testuali parole: voglio giocare il sesto mondiale. Io gli dissi che ero sicuro ce l'avrebbe fatta, perché si allenava con la fame di un ragazzino". Il tempo ha dato ragione a entrambi.
RICORDI SPARSI - Come di tutte le esperienze passate, quelle che rimangono sono le istantanee. Rampulla, di Ochoa, ne ha tantissime incise in testa: "Una partita sua che mi ricordo come se fosse ieri? L'esordio contro il Milan, senza dubbio. Perdemmo 2-1, ma fece una cosa come 15-16 parate strepitose. Non è altissimo o prestante come i portieri moderni, ma ha un'agilità e una reattività fuori dal comune. Poi mi ricordo una parata senza logica su De Vrij, contro l'Inter, quando pareggiammo 1-1. Sulla riga di porta, da terra, riuscì a parare il suo tiro. Da lì è diventato subito l'idolo dei tifosi".
Momenti che Rampulla ricorda con lo stesso amore di sempre: "A Salerno ho passato anni meravigliosi, poi abito lì, vedere quell'entusiasmo anche in C è qualcosa di incredibile. Riempivamo sempre tutta la curva anche nelle grandi città come Milano e Roma. Meriterebbe un palcoscenico migliore. Duo Cosmi-Faggiano? Un ds che conosce molto bene le categorie è sempre un buon inizio. Per poco non sono andati in B, ma qui ci sperano tutti. Tutti vorrebbero un ritorno della Salernitana vista negli anni di Memo".
"AVREBBE POTUTO GIOCARE IN UN TOP TEAM" - A dirlo, sempre Rampulla, che quasi non si spiega come un finalista del pallone d'oro (arrivò 30esimo nel 2007) e un portiere così forte non sia riuscito a fare il grande salto in un top club: "Forse perché, rispetto a tanti colleghi, è poco pubblicizzato e non dà nell'occhio. Ma per qualità avrebbe potuto giocare nel Milan, nella Juve o nelle due di Manchester, a mani basse. Per me è allo stesso livello di Neuer o Van der Sar". Ma, almeno per la sua nazionale, Ochoa è stato un monumento di queste proporzioni.
A cura di Edoardo Gatti