Una squadra da più di 150 gol guidata da un "ragazzino" di nome Kompany

Una squadra da più di 150 gol guidata da un "ragazzino" di nome Kompany
Ieri alle 22:18Interviste e Storie
di Gerardo Guariglia
Se il Bayern Monaco è in semifinale di Champions League è anche merito di Vincent Kompany, uno dei discepoli di Pep Guardiola

Sembra ieri quando Vincent Kompany superava la soglia delle 250 presenze con il Manchester City e alzava al cielo uno dei tanti titoli inglesi vinti con la fascia da capitano al braccio. Già, perché il centrale belga ne ha fatta di strada prima di arrivare sulla panchina del Bayern Monaco e conquistare la sua prima semifinale di Champions League da allenatore. Un percorso che parte da lontano: dopo i successi con il Manchester City, Kompany decide di ritornare a casa, in Belgio, per accettare l'offerta dell'Anderlecht da player-manager. Un inizio non del tutto fortunato, tanto che l'ex difensore lascerà la guida della squadra nelle mani di Simon Davies tornando a ricoprire soltanto il ruolo di difensore e capitano della squadra. Al termine della stagione, però, Kompany è deciso: il corpo ha detto stop, e di conseguenza dopo il ritiro torna all'Anderlecht per diventare allenatore a tutti gli effetti. Ci resta per ben due anni, in cui riesce a centrare un terzo posto e a farsi notare - nuovamente - in Inghilterra.

Ad attenderlo c'è il Burnley, che si rivelerà una tappa fondamentale nel suo percorso. Il belga eredita una squadra reduce dalla retrocessione in Championship, ma nel giro di poco tempo riesce a ricostruire e a lasciare il segno grazie anche alla sua personalità. Con lui, il Burnley conquista la promozione in Premier League con sette giornate d'anticipo e ben 100 punti, a pari merito con il Leeds. Il ritorno dei Clarets nella massima categoria andò poi peggio del previsto: il Burnley, infatti, chiuse la stagione al penultimo posto in classifica ritornando di conseguenza in Championship. Tuttavia, il lavoro di Kompany non passa di certo inosservato, tant'è che su di lui piomba il Bayern Monaco.

Chi si sarebbe mai aspettato che i tedeschi, nella scelta del successore di Thomas Tuchel, puntassero su un giovane allenatore inesperto come Kompany? Probabilmente nessuno, ma dietro questa scelta - frutto, sul momento, anche di una serie di rifiuti - c'è un lavoro e uno studio molto particolare. Kompany è stato spesso etichettato come uno dei tanti discepoli di Guardiola insieme a Maresca e Mikel Arteta, in particolare per il suo calcio basato anche sul possesso palla. Proprio Pep, in occasione di un Manchester City-Burnley di FA Cup del 2023, spese parole al miele per l'ex centrale belga dicendo che prima o poi sarebbe diventato allenatore proprio dei Citizens.

Il Bayern, in effetti, non ha mai nascosto il fatto che la scelta di Kompany sia stata "suggerita" da Guardiola. Karl-Heinz Rummenigge, a Sky Sport Deutschland, ammise: "Abbiamo parlato con Guardiola e ci espresso pareri positivi su Vincent. Pep ci ha dato una mano, hanno lavorato insieme al City, è stato il suo capitano e lo ha anche seguito come allenatore". Una scelta all'apparenza azzardata, ma che col passare del tempo ha dato ragione al Bayern Monaco, come testimoniano i risultati. Kompany ha già vinto una Bundesliga e una Supercoppa di Germania, e quest'anno sta per ripetersi nuovamente in campionato ed è in semifinale sia di Champions che di DFB Pokal. I numeri sono a dir poco straordinari: i bavaresi sono stati capaci di realizzare 157 gol in 46 partite, come nessun altro nei migliori cinque campionati europei. Kompany sarà anche giovane e inesperto, ma in Baviera ci hanno visto lungo ancora una volta.

TANTA FISICITÀ, MA ANCHE TECNICA E QUALITÀ NEL 4-2-3-1 DI KOMPANY - Ma come gioca il Bayern Monaco? Bene, benissimo. Un calcio dinamico, veloce, ma allo stesso tempo capace di mixare fisicità e qualità. Si parte col 4-2-3-1 con una squadra che vuole sempre dominare la partita. Kompany chiede aggressività, intensità e puntando sulla riconquista rapida del pallone.

La cosa che sorprende di più è anche la tenuta fisica della squadra nonostante questi fattori. Il Bayern viaggia spesso a ritmi elevati e difficilmente cerca di addormentare il gioco. L'obiettivo dev'essere sempre quello di provare a fare male e, come ben noto, gli interpreti non mancano di certo. I gol di Harry Kane, la classe infinita di Olise e Luis Diaz sulle fasce e un tandem di centrocampo composto da Kimmich e Pavlovic capace di fare da schermo alla difesa e allo stesso tempo impostare l'azione. Tutto qui? Assolutamente no, perché all'appello mancano Gnabry e soprattutto Musiala che quest'anno per via di qualche problema fisico di troppo non è mai riuscito a trovare la giusta continuità. Insomma, una squadra che per adesso non sembra mostrare punti deboli e che anche grazie a Kompany va in gol con una facilità disarmante.

DAI "DISCEPOLI" DI PEP AGLI STORICI VICE - Kompany è solamente uno dei tanti calciatori allenati da Guardiola e che hanno deciso di intraprendere la carriera da allenatore. Sono tantissimi i big del presente usciti dalla scuola Guardiola, su tutti Arteta, l'allievo che vuole battere il maestro in questo finale di stagione in Premier League. Spazio anche a Enzo Maresca ed Erik Ten-Hag, soprannominato "mini Pep" ai tempi dove guidava la squadra riserve del Bayern Monaco con Guardiola alla guida della prima squadra. Il prossimo? Chissà che non sia Kolo Touré, fratello di Yaya e vecchia conoscenza del Manchester City guidato da Roberto Mancini, oggi collaboratore di Pep. Insomma, la scuola Guardiola è destinata a produrre altri giovani allenatori. Adesso i riflettori sono tutti di Kompany, uno che sta già dimostrando che per vincerà non conta l'età bensì idee e fame.