L'impresa di Iraola con il Bournemouth: l'ultimo capitolo di un libro diventato best-seller

L'impresa di Iraola con il Bournemouth: l'ultimo capitolo di un libro diventato best-seller
Oggi alle 14:06Interviste e Storie
di Lorenzo Bloise
L'allenatore basco saluterà le Cherries dopo tre indelebili stagioni: tra risultati storici e una tifoseria che lo ha fatto sentire a casa

Immaginatevi il contesto. Siamo nel 2022. Il Bournemouth esonera Scott Parker. Al suo posto viene promosso il vice Gary O'Neil. Grazie a lui, l'anno successivo, le Cherries si salvano miracolosamente. Poi arriva lo sliding door che cambia tutto. A sorpresa le Cherries non confermano l'inglese - tanto amato da città e giocatori - e pescano dalla Spagna un giovane allenatore in uscita dal Rayo Vallecano. È Basco. Superstizioso. Amante della letteratura e del ciclismo. Lo abbiamo conosciuto con un cerotto arrotolato sull'indice della mano destra. Prima in campo, poi sulla panchina. "Sono una persona scaramantica", ci aveva svelato nel nostro documentario "Bournemouth, don't call it Cinderella anymore". I tifosi non hanno dubbi: dopo Eddie Howe, Andoni Iraola è stato l'allenatore più importante nella storia recente delle Cherries.

Dopo tre stagioni sarà addio: tanto doloroso quanto naturale. E preannunciato. Iraola e la sua idea di calcio hanno spinto oltre i confini il piccolo club della contea del Dorset. Merito di una società forte alle sue spalle, ma soprattutto di una visione speciale. E diversa dalle altre. Soprattutto a lungo termine. "Non dobbiamo dare agli avversari il tempo di fare ciò che vogliono". Un semplice mantra che racchiude un percorso caratteristico e raggiante. 

Con lui il Bournemouth ha raggiunto picchi emozionali impensabili: c'è il record di punti nella stagione 2024/2025 (56 punti e nono posto in classifica), ci sono le prestigiose vittorie contro l'Arsenal, il Manchester City, lo United. Giusto per citarne alcune. Ci sono i risultati utili consecutivi. Ci sono i ricordi di giocatori che oggi giocano per le squadri più forti del mondo. E poi c'è quel coro della "Norht Stand". "Iraola, uh! Iraola, uh!". Un legame consolidato partita dopo partita. Impresa dopo impresa.  

Basco nel pensiero e nell'attitudine"Il fatto di essere basco, e perdipiù di giocare nell'Athletic, mi trasmetteva senso di appartenenza. C'è l'orgoglio di essere a casa tua, nell'Euskadi (i Paesi Baschi, ndr), ed è comunque qualcosa che si può traslare negli altri club in cui sono stato. Ho avuto la fortuna di stare in club come il Rayo Vallecano dove c'è un senso di appartenenza molto forte, e qui a Bournemouth lo stesso. Si tratta di un club molto piccolo nel contesto della Premier League, ma coltiva il suo orgoglio, quello di una storia che per la maggior parte non è stata in Premier League ma in categorie inferiori, ma la gente ne va orgogliosa".

L'immagine di Iraola racchiude umiltà e rispetto. Anche nel suo ruolo e nel rapporto con la squadra: "Io mi sento ancora calciatore. Per descrivermi come allenatore, sceglierei la parola "assistente". Sono un assistente dei calciatori; sì, direi "assistente". E come persona… beh direi che sono un uomo semplice"

Il merito dell'allenatore basco non si può limitare solo ai punti conquistati in tre anni. Iraola ha creato un'identità; è stato l'autore di un best-seller ben riconoscibile in tutta Inghilterra. Abituato a lottare per non retrocedere (e con il rischio di fallire), il Bournemouth ha cambiato la sua visione. E il suo modello.

Calcio veloce, imprevedibile. Tutti attaccano, tutti difendono. "Per me la squadra è l'aspetto più importante, serve avere un collettivo, tutti devono dare il proprio contributo affinché la squadra migliori: dall'allenatore ai medici, passando per i calciatori di movimento e il portiere, quelli che giocano così come quelli che non giocano. Per me è questa la base da cui partire. In secondo luogo, a livello calcistico, siamo una squadra che prova a fare in modo che nella partita accadano molte cose, normalmente viaggiamo a un ritmo molto alto, più giochiamo vicino alla porta avversaria e più ci sentiamo a nostro agio"

Iraola ha creato il suo Frankenstein. E non è scelta casuale: perché proprio in città - nella chiesa di St.Peter - è stata sepolta l'autrice Mary Shelley. Il Bournemouth è diventato un caso di studio. In attesa di scoprire la sua prossima tappa, c'è ancora un'ultima pagina da scrivere. La classica ciliegina sulla torta. A proposito di Cherries. Perché a tre punti c'è un posto per l'Europa. Contro Guardiola sarà l'ultima al Vitality Stadium. L'ultima davanti alla sua gente. L'ultima volta che sentiremo cantare "Iraola, uh!".