Cagliari, Caprile: “La nostra missione è la salvezza”
Il Cagliari ha iniziato la stagione andando oltre le aspettative e, dopo quattro vittorie nelle prime cinque partite, occupa il quarto posto in classifica. Tra i protagonisti di questo avvio c’è Elia Caprile, portiere rossoblù e uno degli uomini più importanti della squadra di Fabio Pisacane. Intervistato Al Corriere dello Sport ha raccontato il momento del gruppo, il rapporto con l’allenatore e il lavoro mentale che accompagna ogni partita: “Quando i miei compagni attaccano penso in negativo, cioè che possiamo perdere la palla da un momento all’altro. Mi preparo all’imprevisto, diciamo al dramma”.
Caprile ha parlato anche delle ambizioni del Cagliari, mantenendo però i piedi per terra: “Sabato abbiamo donato felicità. Però dobbiamo ricordarci che la missione è arrivare alla salvezza il prima possibile”. Il portiere ha poi ripercorso la sua crescita, il rapporto con Pisacane, l’esperienza al Napoli e il sogno Nazionale, fino al ruolo della famiglia nella sua vita: “Credetemi, ogni mattina mi alzo dal letto non solo per diventare un portiere migliore, ma anche una persona migliore, un padre migliore”.
IL LAVORO MENTALE E LA SOLITUDINE DEL PORTIERE - Caprile ha raccontato quanto sia importante per un portiere restare mentalmente dentro la partita anche nei momenti in cui la squadra domina: “Quando i miei compagni attaccano penso in negativo, cioè che possiamo perdere la palla da un momento all’altro. Mi preparo all’imprevisto, diciamo al dramma”. Un approccio costruito anche grazie al lavoro con un mental coach: “Mi ha aiutato a capire quanto è importante restare in partita”. E per farlo, spiega, capita anche di alzare la voce: “Urlo, anche se in certi stadi la mia voce non si sente, e richiamo i compagni non perché sbaglino, ma perché devo restare sul pezzo io”.
Secondo il portiere, in Italia l’aspetto psicologico viene ancora sottovalutato: “In Italia l’aspetto mentale è davvero troppo sottovalutato”. Una condizione che rende particolare il ruolo: “I più soli al mondo. Siamo vestiti in modo diverso, abbiamo i guanti, indossiamo persino colori differenti”. Per questo diventa fondamentale circondarsi delle persone giuste, dalla famiglia ai compagni di ruolo Sherri e Radunovic, fino ai preparatori Bucci e Berretta.
IL SOGNO CAGLIARI E LA SALVEZZA - L’avvio rossoblù ha acceso l’entusiasmo della Sardegna, ma Caprile invita a non perdere la direzione: “Che bello. E che belli sono i sogni. Pisacane dopo la vittoria di Udine ci ha ricordato che il calcio può anche migliorare la vita delle persone. Sabato abbiamo donato felicità. Però dobbiamo ricordarci che la missione è arrivare alla salvezza il prima possibile. Soltanto dopo possiamo toglierci delle grandi soddisfazioni”. Anche l’ipotesi Europa viene affrontata con equilibrio: “La nostra gente merita questo e molto altro. Però merita anche la nostra dedizione totale alla causa, cioè alla salvezza, senza voli pindarici”.
Le tre vittorie nelle prime tre trasferte raccontano però una precisa identità: “Nulla è casuale. Raccontano la nostra voglia di imporre un’idea di calcio. E quando il gioco non è fluido come vorremmo, combattiamo fino allo sfinimento piuttosto che prendere gol”. Caprile guarda anche alla qualità della rosa e cita Maldini, Romano, Winks, Fazzini, Mendy, Fadera e Massolin come giocatori capaci di mantenere alta la pericolosità offensiva.
PISACANE, BIELSA E IL GRUPPO - Nel percorso del Cagliari, Caprile vede una forte impronta dell’allenatore: “Con lui ho un rapporto splendido. Come tanti allenatori giovani è molto preparato sul rapporto umano. Studia, migliora, ci coccola e al tempo stesso ci bastona”. Il portiere sottolinea anche l’importanza della fiducia: “La fiducia è la sua chiave per costruire sintonie”. Un approccio che gli ricorda Marcelo Bielsa, conosciuto ai tempi del Leeds: “Ci ripeteva sempre che la partita dura solo 90 minuti e che poi durante la settimana ci sono la famiglia, i problemi, il riposo, il tempo libero, insomma l’esistenza”. E ancora: “Bielsa, come Pisacane, insiste molto sul non sbagliare mai l’atteggiamento. A Cagliari questa cosa la sento viva sulla pelle”.
Il portiere ha poi individuato in Romano uno dei simboli del progetto: “È tanto forte e sa quello che vuole, è il simbolo di ciò che possiamo e vogliamo diventare”. Ma non dimentica il capitano Deiola, Mina e Winks. E sulla possibilità che il Cagliari possa diventare una nuova favola del calcio italiano: “Perché no? Tutte loro si sono basate sulla programmazione e sul portare avanti un progetto negli anni con lo stesso allenatore, dandogli fiducia anche nei momenti di difficoltà come accaduto qui a Cagliari l’anno scorso”. La risposta alla domanda sulla Cremonese, retrocessa dopo un buon avvio nella stagione precedente, è però significativa: “È per questo che restiamo in guardia”.
IL PORTIERE, LA FAMIGLIA E IL FUTURO - Caprile non considera concluso il proprio percorso di crescita, nonostante numeri importanti e un rendimento che lo vede tra i migliori portieri del campionato: “A 25 anni? Beh direi in ogni cosa. Non esiste un solo aspetto del gioco in cui io mi senta fatto e finito”. Un concetto maturato anche grazie a Sorrentino, con cui si è allenato al Chievo: “A 38 anni, con 600 partite in Serie A, lui diceva di non sentirsi un portiere completo”. I numeri, quindi, sono soprattutto uno stimolo: “Per me sono uno stimolo a migliorare. Credetemi, ogni mattina mi alzo dal letto non solo per diventare un portiere migliore, ma anche una persona migliore, un padre migliore”. La nascita del figlio Edoardo ha cambiato le sue priorità: “Te la arricchisce, te la stravolge e te la riempie di senso. Oggi mi sento colmo di un amore che non riesco a spiegare a parole”.
Anche il passato recente a Napoli resta speciale: “Ho giocato quattro partite, quindi sì. Vincere nella città di mio papà non ha prezzo”. Sul sogno Nazionale, invece, Caprile mantiene grande rispetto per le scelte del nuovo commissario tecnico: “Meritare è una parola importante. Io faccio il portiere e il nuovo ct ha fatto scelte diverse. Va bene così”. Infine, l’obiettivo personale per il finale di stagione coincide con quello del gruppo: “Se manteniamo puro il nostro gruppo. Ad oggi stare bene insieme è la nostra forza principale”. E sui consigli ricevuti dal suo idolo Buffon: “Me ne ha dati due, uno di vita privata e l’altro di campo, però gli ho promesso che non li avrei mai detti”.