Frosinone, la forza delle idee: Alvini e Castagnini i protagonisti della sorpresa della Serie A
Buon inizio di settimana a tutti e buon Caffè di Marzio, il primo della settimana, anche il primo fuori dal mercato. Anche se poi un po’ di mercato ci sarà, in questo caffè zuccherato, ma anche un po’ amaro. Amaro per il Como, zuccherato per il Frosinone, perché ieri il risultato che ha sorpreso di più è stato il 2-0 del Frosinone sul Como. Ieri, parlando anche con tanti appassionati e tanti sportivi, tutti si sorprendevano di come il Como da Champions fosse stato battuto dal Frosinone neopromosso in Serie A.
Il Frosinone, però, ha cominciato la stagione in maniera pazzesca, con 10 punti alla vigilia della prima lunghissima sosta. Ma il Frosinone non è una meteora: è un elogio, un esempio di programmazione, di semplicità, di come si può fare calcio con una valorizzazione di idee, quelle di Massimiliano Alvini, allenatore che ha avuto una carriera simile a quella di Sarri. Ha fatto praticamente tutte le categorie, imponendosi in tutte le categorie, vincendo la B l’anno scorso.
La Serie A è stato un campionato che aveva già visto Alvini protagonista a Cremona. E ricordo quella Cremonese giocare bene, molto bene, ma non riuscire mai, praticamente, a vincere. E quindi, alla fine, Alvini pagò. Ma soprattutto grazie al lavoro anche di chi ha completato le caratteristiche dell’allenatore, ovvero Renzo Castagnini, direttore sportivo molto abile nello scegliere e nel saper stare vicino agli allenatori, ma soprattutto nel saper trovare gli interpreti giusti per determinate idee degli allenatori.
È un direttore sportivo che ha sempre fatto benissimo dovunque è stato, che ha costruito l’anno scorso questa squadra e che ha poi cominciato il mercato quest’anno puntando sul riprendere giocatori che erano stati protagonisti l’anno scorso, quindi facendo sì che il Frosinone riuscisse a prendere in prestito Raimondo dal Bologna.
Il Frosinone gioca oggi praticamente con nove undicesimi della squadra che ha vinto il campionato di Serie B, ma l’ha vinto senza essere tra le favorite, che è un altro aspetto sicuramente da considerare. Oggi giocano soltanto Masini e Schmidt dei tanti nuovi acquisti strapagati dal Frosinone, che ha investito 30 milioni più bonus per tanti stranieri che oggi, però, non sono tra i protagonisti di questa squadra.
Perché la bravura di Alvini è stata quella di capire che il Frosinone non doveva perdere quella che era la sua identità: l’identità di una squadra che ha idee, che mette in pratica le idee dell’allenatore, che gioca di collettivo, che si allena a duemila e che quindi mette tantissima intensità poi nelle partite.
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