Conceição: "La Juventus deve tornare a vincere e io devo esserci. Io raccomandato? Le critiche mi hanno reso uomo"
Francisco Conceição affida le sue emozioni e la sua visione del calcio a una lunga intervista sulle pagine di SportWeek. Un dialogo a cuore aperto in cui l'esterno offensivo portoghese ha lasciato ampio spazio alle proprie sensazioni, raccontando senza filtri il suo modo di vivere il campo, il peso del cognome che porta sulla maglia e le grandissime ambizioni che nutre per la Juventus e per la Nazionale.
L'ISTINTO AL POTERE - Alle definizione di giocatore "irriverente" data dal connazionale Bruno Fernandes, Conceição risponde senza esitazioni: "Sì, senza dubbio. Sono uno che non ha paura di sbagliare". Una filosofia che si traduce in un modo di giocare sfrontato e diretto: "Posso avere di fronte il difensore più forte del mondo, ma io lo punto lo stesso. Nessun difensore è mai stato dribblato finché non ci riesce il primo: questa è la mia mentalità e penso di avere la qualità per dribblare chiunque. Continuerò a provarci per dimostrarlo coi fatti. Perché oggi nel mio ruolo mi sento uno dei migliori".
Un calcio fatto di guizzi, che nasce dalla gioia di avere il pallone tra i piedi: "Gioco con allegria. Con passione. Con tanta voglia di fare la differenza. Senza allegria non sono lo stesso". E la vera essenza del suo divertimento è chiarissima: "Puntare il difensore e metterlo con il sedere per terra? Sì, in quei momenti mi esalto. Saltare l’avversario e vincere è ciò a cui tengo di più. Dopo, viene il fare gol". A chi lo accusa di tenere troppo la palla, l'esterno risponde con fermezza: "Non è che io non voglia fare un passaggio a un compagno perché mi diverto a dribblare. Penso soltanto che in quel momento sono più utile alla squadra se provo a saltare l’uomo. Gioco sempre per la squadra, mai per me stesso".
LA MISSIONE MONDIALE E LA JUVENTUS - Alla Juventus, sotto la gestione tecnica di Luciano Spalletti, il portoghese sta trovando la sua dimensione. Le richieste dell'allenatore sono chiare: "Mi chiede lo stesso: giocare come so fare, però sempre pensando al meglio per la squadra. Prima il collettivo e poi le individualità, dice. Io sono tranquillo, perché con le qualità che ho posso fare tante, tante cose".
L'impatto con il mondo bianconero e con la città è stato perfetto: "Vivo in centro, mi piace tutto della città. È tranquilla, comoda, familiare come Oporto. Mi sento a casa. La Juventus? Fantastica. È un club fantastico che vuole tornare a vincere e io voglio vincere qua. È da troppi anni che non succede, quando ricapiterà sarà bellissimo. E io voglio esserci". Poi, una dichiarazione di intenti sul prossimo Mondiale e un pensiero per Cristiano Ronaldo: "Cosa fa il Portogallo? Io penso che vinciamo. Il Portogallo deve vincere. Siamo convinti di potercela fare. CR7? Indipendentemente dall’età fa sempre tanti gol, è un leader e ha ancora tanta fame, lo dimostra ogni giorno".
IL RAPPORTO CON PAPA SERGIO - Il rapporto con il padre, Sergio Conceição, è stato il vero motore della sua maturazione, pur attraversando momenti complessi legati alle inevitabili malelingue: "Ho sofferto. È inevitabile, quando a 18 anni le persone che non ti vogliono bene dicono di te che giochi solo perché sei il figlio di Conceiçao. A quell’età è difficile che non ti importi ciò che ascolti, ma quelle parole mi hanno reso più forte mentalmente, mi hanno fatto maturare più velocemente. Mi hanno reso uomo".
Sul campo, papà Sergio non gli ha mai fatto sconti: "Lui è molto severo in casa come sul campo, forse sul campo di più… in casa un abbraccio ogni tanto te lo dà. È anche molto esigente con il peso. Agli inizi, al Porto, non ci badavo tanto, ma tutti i giorni lui ci faceva salire sulla bilancia e bastava che superassi il mio peso forma di cento o duecento grammi, che lui mi dicesse: 'Oggi mangi meno'. Ai suoi occhi io dovevo dare l’esempio. È stata una pressione forte, ma mi ha aiutato a crescere in fretta e a diventare un giocatore migliore". E proprio da lui ha imparato la fase di non possesso: "Mi piace difendere, vincere un contrasto. Rubare palla è come fare un dribbling o un gol".