Gravina: "L'impossibilità di intervenire efficacemente ha preso il sopravvento sull'incapacità di individuare soluzioni"

Gravina: "L'impossibilità di intervenire efficacemente ha preso il sopravvento sull'incapacità di individuare soluzioni"
Oggi alle 14:25News Calcio
di Redazione
Le parole dell'ex presidente della FIGC nella relazione che avrebbe dovuto presentare all'indomani dell'eliminazione dell'Italia nella finale playoff per la qualificazioni ai Mondiali del 2026

La mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali del 2026 pesa ancora. Nei giorni seguenti all'eliminazione degli azzurri nei playoff, sono arrivate le dimissioni del presidente federale Gabriele Gravina. Oltre a lui, hanno lanciato anche il Commissario tecnico Gennaro Gattuso e Gianluigi Buffon.

"Proverò a spiegare, attingendo agli ultimi dati disponibili, perché - nella stragrande maggioranza dei casi - l'impossibilità di intervenire efficacemente, dovuta sia a fattori interni al sistema sia esterni ad esso, abbia sin qui preso il sopravvento sull'incapacità di individuare possibili soluzioni". Queste sono le parole che il presidente dimissionario della FIGC avrebbe scritto in una nota da presentare in audizione alla commissione Cultura della Camera, saltata poi dopo l'eliminazione della Nazionale azzurra nei playoff Mondiali. A renderle pubbliche è stata l'agenzia Adnkronos.

Gabriele Gravina ha poi parlato del sistema calcio, economicamente insostenibile: "Se vogliamo il bene del calcio italiano, in quanto movimento sportivo nel suo complesso, è necessario fare chiarezza sulle reali competenze della Federazione, delle Leghe (quindi dei Club) e delle istituzioni. Troppe imprecisioni, se non addirittura vere e proprio falsità, infatti, alimentano la ricerca di colpevoli a tutti i costi, ma soprattutto la diffusione di convinzioni errate. Rischio, quest'ultimo, che penalizza ancor più del primo la vera ricerca di soluzioni ai problemi del nostro calcio. A mio avviso, infatti, non è un caso che nelle materie di diretta ed esclusiva competenza federale (sostenibilità sociale e ambientale, progetti giovanili e scolastici, programma di formazione e sviluppo delle Nazionali giovanili, solo per citarne alcune), si siano raggiunti risultati ragguardevoli, al contrario delle materie in cui gli interessi delle componenti, così come le reciproche autonomie, si sovrappongono a tal punto da arrivare a ingessare il sistema".

I PROBLEMI DEL CALCIO ITALIANO - Nella relazione dell'ormai ex presidente federale, uno dei problemi più importanti è la mancanza di giovani italiani in campo. "La Serie A italiana continua ad essere uno dei campionati più 'vecchi' d'Europa, con un'età media dei calciatori schierati in campo di 27 anni, l'ottavo torneo più anziano in Europa, peggio di Inghilterra, Germania, Francia, Olanda, Portogallo, Norvegia, Belgio". Per Gravina, un altro problema è legato al gap infrastrutturale con gli altri campionati: "Un crescente gap infrastrutturale anche rispetto a Paesi di ranking sportivo inferiore (è un ulteriore segnale di declino competitivo del sistema, che si riflette anche sui risultati sportivi): l'Italia non figura tra le prime dieci nazioni europee per numero di stadi costruiti/ammodernati tra il 2007 e il 2024".

LE SOLUZIONI - L'ex presidente federale ha anche indicato le possibili soluzioni per migliorare il sistema calcio italiano. Per Gravina bisona eliminare il divieto pubblicità operatori scommesse e devolvere al calcio una percentuale del gettito delle scommesse. Inoltre, ci sarebbe da ripristinare il decreto crescita e riformare il settore arbitrale. In conclusione, ha aggiunto: "Alla luce di quanto espresso, è del tutto evidente che, per il bene del calcio italiano, l’unico modo di intervenire è farlo in maniera radicale, grazie ad un’unità d’intenti che superi i confini del conveniente e dell’opportuno. Sarebbe decisivo un passo in avanti da parte di tutte le componenti federali, con il fondamentale supporto del Governo e del Parlamento. Perché senza questa convinta e unanime volontà di anteporre il bene comune alla difesa del proprio posizionamento, con la politica che deve creare le condizioni e agevolare gli strumenti adeguati per agire, nessun singolo individuo può determinare il vero e completo rilancio del movimento calcistico italiano".