Grosso: "All'Italia servirà passione. Lione? Ho capito che morire è un attimo"

Grosso: "All'Italia servirà passione. Lione? Ho capito che morire è un attimo"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 10:24News Calcio
di Redazione
Dal ricordo dell'ultimo Mondiale vinto con l'Italia al playoff con l'Irlanda del Nord, passando per l'esperienza al Lione: il racconto di Fabio Grosso.

"All'Italia serviranno passione ed energia. Abbiamo le qualità per andare al Mondiale": così, senza troppi giri di parole, Fabio Grosso lancia un messaggio per gli azzurri a pochi giorni dalla semifinale playoff contro l'Irlanda del Nord. L'allenatore del Sassuolo, nel corso di un'intervista a Repubblica, è anche tornato sul rigore che ha regalato l'ulitmo Mondiale all'Italia, ormai 20 anni fa: "Quando lo riguardo, a volte ho paura che non entri. Ma è solo un istante, per fortuna. Sappiamo tutti com'è andata".

Dalla finale di Berlino alla gara di Bergamo, in programma giovedì 26 marzo, Grosso ha parlato anche di Gattuso e del sostegno nei confronti del CT da parte dei suoi ex compagni: "Sa che noi amici lo sosteniamo e facciamo il tifo per lui, ma lo lasciamo lavorare in pace. In questi giorni la chat dei campioni del 2006 è silenziosa".

Proseguendo, l'allenatore del Sassuolo ha parlato della Serie A attuale paragonandola a quella di diversi anni fa, quando lo stesso Grosso si trovava in campo: "Qualcosa si è perso a livello tecnico. I risultati nelle coppe ci dicono che dobbiamo tornare a crescere. In campo serve coraggio. La colpa è anche di noi allenatori e dei club, che selezionano giocatori per caratteristiche fisiche, dimenticandosi che al centro del nostro sport c'è il pallone".

IL LIONE E L'AGGRESSIONE DEI TIFOSI DEL MARSIGLIA - Grosso ha poi ripercorso le tappe della sua avventura al Lione, raccontando di "essere stato benissimo. Ero l'unico italiano, lì ho conservato legami con persone e luoghi".

Ma non solo. Concludendo, l'allenatore ha ricordato anche l'aggressione subita dai tifosi del Marsiglia, durante la quale proprio l'allenatore fu colpito da un sasso mentre si trovava sul pullman della squadra: "Ho capito che morire è un attimo. Ora stai bene, un secondo dopo sei centrato in volto da un sasso, senza accorgertene. Mi è andata bene, ma lo shock resta. Ci penso ogni volta che salgo in pullman".