Il buio sul Derby per la Juventus: fuori dalla Champions nel caos e beffata all'83' dal Torino
In un clima surreale cala il sipario sulla stagione di Torino e Juventus, in una serata che assume i contorni dell'incubo perfetto per i bianconeri. La squadra di Luciano Spalletti non solo vede sfumare l'accesso alla Champions League, ma si fa anche rimontare due gol di vantaggio in un derby dal sapore amaro. Il vero paradosso, però, si consuma a distanza: nonostante i match fossero programmati in contemporanea, la Juventus conosceva già la propria condanna europea alla fine del primo tempo. Il motivo risiede nel caos del pre-partita. I violenti scontri all'esterno dello stadio hanno infatti fatto slittare il fischio d'inizio alle 21:45, permettendo alle concomitanti vittorie di Como e Roma di materializzarsi e di relegare i bianconeri all'Europa League. Ne scaturisce un secondo tempo che, complice la doccia fredda del pari granata all'83', trasforma l'Olimpico Grande Torino in un teatro avvolto in un silenzio spettrale.
UN'ATMOSFERA IRREALE - Per sua stessa indole, la stracittadina dovrebbe essere una sfida viva, viscerale. Questa, invece, resterà macchiata indelebilmente dalla cronaca. Poco dopo le 17, un tifoso della Juventus è rimasto gravemente ferito alla testa in uno scontro che ha esasperato ulteriormente gli animi di due curve che si promettevano battaglia da settimane. La tensione ha poi invaso gli spalti: mentre i tafferugli proseguivano, la tifoseria ospite minacciava un'invasione di campo qualora l'arbitro avesse dato il via alla gara.
Alla fine il pallone ha rotto l'indugio, ma in uno scenario fantasma. Con la curva bianconera scortata all'uscita e il settore ospiti completamente svuotato, la Juventus ha affrontato la gara più sentita dell'anno senza il proprio popolo. È l'epilogo più amaro per un campionato altalenante, crollato proprio sul traguardo finale: a pari punti, la classifica avulsa premia Como e Roma, spezzando i sogni europei di Spalletti. A fare più rumore, alla fine, non è il verdetto del campo, ma il vuoto dell'impianto torinese: un silenzio denso di significati, vera e propria pietra tombale su un'annata rocambolesca chiusa al sesto posto.
LA PARTITA: PRIMA VLAHOVIĆ, POI LA RIMONTA - In un primo tempo in cui la fiammella della speranza è ancora accesa, la Juventus approccia la gara con il piglio giusto. A sbloccare il derby è il ancora Dusan Vlahović: l'attaccante serbo, già a segno contro il Lecce, porta in vantaggio i bianconeri. Il Torino prova a scuotersi e sfiora il pareggio con Simeone, senza però riuscire a impensierire realmente Perin.
Nella ripresa bastano appena dieci minuti per il raddoppio: l'asse Conceição-Vlahović funziona, con l'esterno che serve l'assist per la doppietta personale del numero nove. Sotto di due reti arriva la reazione d'orgoglio del Torino di D'Aversa, che accorcia le distanze con Casadei su invenzione del solito Rafa Obrafor. Le iniziative granata non si fermano e il forcing finale alla disperata ricerca del pari viene premiato: all'83', sugli sviluppi di un calcio d'angolo, spunta Che Adams che trova la zampata vincente per il definitivo 2-2. Una doccia fredda che gela la retroguardia juventina e sancisce un pareggio beffardo, epilogo perfetto per una serata in cui, alla luce dei verdetti arrivati dagli altri campi, anche l'illusione di una vittoria si sarebbe rivelata del tutto vana ai fini della rincorsa Champions.