Inter, Ausilio: “Dumfries voleva cambiare già da tempo. Mercato difficile, ma restiamo competitivi”
Tanti temi e nessun filtro nell’intervento di Piero Ausilio, direttore sportivo dell’Inter, ospite del podcast Supernova condotto da Alessandro Cattelan. Dal mercato alle scelte del passato, fino alle riflessioni sul calcio italiano e internazionale, il dirigente nerazzurro ha toccato tutti i punti caldi del mondo Inter.
Al centro anche il futuro e la filosofia del club, tra sostenibilità, continuità e la necessità di restare sempre competitivi ai massimi livelli, nonostante un mercato sempre più condizionato dalle big europee.
DUMFRIES E IL MERCATO: “SCELTA MATURATA DA TEMPO” - Sulla cessione di Denzel Dumfries, Ausilio ha spiegato: “Il rapporto tra di noi è sempre stato sincero, lui aveva già manifestato la volontà di cambiare già in occasione del primo rinnovo e aveva ottenuto una clausola di uscita. Già l’anno scorso forse c’era la possibilità di salutarlo, ora è il momento giusto per tutti di fare qualcosa di diverso”. Poi il tema mercato: “Quando pensiamo ai nostri competitor pensiamo a quelli fuori dall’Italia, ed è per questo che è un mercato molto difficile per la potenza economica dei grandi club stranieri. In Italia le forze si equivalgono, ma il nostro sarà ancora un mercato nel segno della continuità e della sostenibilità”. E aggiunge: “Dumfries verrà sostituito con un giocatore altrettanto forte e più giovane”.
“OGGI TROPPI INTERMEDIARI” - Il dirigente nerazzurro ha raccontato anche le dinamiche delle trattative: “Sì, anche le mogli… ho in mente una lunghissima trattativa con la moglie di un ex capitano dell’Inter”. Con ironia ha aggiunto: “Ho un ricordo simpatico di Wanda Nara”. Poi una riflessione più seria: “Purtroppo sono sempre più i momenti in cui un familiare è coinvolto nella gestione di un calciatore. Le famiglie dovrebbero pensare più all’aspetto educativo che a quello professionale”. E sugli agenti: “Oggi i giocatori cambiano agente ogni sei mesi e diventa difficile capire chi sono i riferimenti”.
RIMPIANTI E GRANDI OPERAZIONI - Ausilio ha ripercorso anche alcune scelte del passato: “Balotelli lasciava pensare di essere il nuovo crack del calcio italiano e in parte lo è stato. Kovacic doveva essere un perno del futuro, ma poi abbiamo dovuto fare sacrifici”. E su Coutinho: “Anche lui è uno dei rimpianti”. Sull’addio di Lukaku dice: “Era arrabbiato per la finale di Champions, ma parlando con me o con Inzaghi avremmo risolto. Da un certo punto in poi abbiamo capito che la sua avventura all’Inter era finita”. Tra le operazioni di cui va più fiero confessa: “Onana a parametro zero e venduto a oltre 50 milioni. E poi Lautaro, Thuram, Calhanoglu, Mkhitaryan: tutti acquisti importanti. Hakimi è stato un’altra grande operazione”.
CHAMPIONS, CICLI E IL PROBLEMA DEL CALCIO ITALIANO - Sulle due finali di Champions perse, Ausilio ha ammesso: “City e PSG erano due giganti. Con il PSG arrivammo male mentalmente dopo lo Scudetto perso all’ultima giornata. Non eravamo pronti a livello di energie”. Poi la ripartenza: “C’era depressione nell’ambiente, ma anche la necessità di ripartire. Il Mondiale per Club è servito per conoscere la rosa e ha aiutato anche Chivu”. Infine uno sguardo al sistema: “Il problema del calcio italiano è che non si lavora da sistema. Un campionato a 18 squadre aiuterebbe giocatori e Nazionale, creando più spazio per il recupero e la qualità”.