Messina: "Gli arbitri siano coraggiosi, il rigore al 90' contro la squadra di casa va dato senza paura"
Domenico Messina apre una nuova fase per l'AIA nel ruolo di direttore tecnico, incarico inedito nella storia dell'associazione. Dopo l'esperienza maturata alla guida degli arbitri in Serbia, è tornato in Italia con l'obiettivo di lavorare a stretto contatto con arbitri e designatori per costruire indicazioni sempre più chiare e condivise.
Tra le priorità indicate a La Gazzetta dello Sport ci sono il coraggio nelle decisioni, il piacere di arbitrare e un utilizzo più equilibrato del Var: "Quando sei deciso e sicuro, beh, fai la tua scelta, agisci. Chiedo il coraggio di decidere anche e soprattutto quando una decisione costa, nel senso che se esiste un rigore al novantesimo contro la squadra di casa si dà. Niente paura. Mai".
LINEE CHIARE PER TUTTI - Il nuovo incarico di Messina nasce anche con l'obiettivo di favorire una maggiore uniformità all'interno del movimento arbitrale. Il direttore tecnico sarà presente ai raduni, agli incontri e alle "call", oltre a organizzare appuntamenti settimanali per confrontarsi con la categoria: "Non c'è solamente l'evidenza di separazione fra parte politica e sportiva. Parteciperò a raduni, incontri, alle "call", faremo incontri settimanali: servono linee chiare per tutti mutuate dalla Uefa, non è normale che ci siano linee differenti fra gare italiane ed estero". Una uniformità assoluta, però, resta difficile da raggiungere: "Utopia, ma si può cercare di ridurre le differenze di giudizio", spiega Messina, indicando quindi l'obiettivo concreto: diminuire il più possibile le interpretazioni differenti senza pretendere di eliminare ogni margine di discrezionalità.
"IL VAR NON DEVE RI-ARBITRARE LA PARTITA" - Uno dei temi centrali riguarda inevitabilmente il Var e il suo utilizzo. Messina condivide la necessità, indicata anche da Rosetti, di ridurre gli interventi della tecnologia e tornare allo spirito originario dello strumento: "La Uefa si è resa conto che negli ultimi tempi il Var è andato alla deriva rispetto ai canoni e allo spirito iniziali. Bisogna tornare a una formula semplice, del chiaro ed evidente errore: si usa quando serve". Il concetto è quello di evitare un controllo esasperato di ogni episodio: "Non serve il microscopio o fare i ricercatori. Il Var è un po' come un angelo custode ma non deve ri-arbitrare la partita, deve solo ripristinare la verità del campo". Un'idea che Messina conosce bene, anche perché fu tra i primi a spingere per l'introduzione della tecnologia dopo un episodio particolarmente significativo. Nel 2015, da designatore, si trovò infatti a commentare il gol non assegnato in Sampdoria-Palermo: "Tiro, traversa, rete e il gol non venne dato. Era impossibile da vedere. Da lì a poco, fors'anche per la mia presa di posizione, nacque la "Goal line technology"".
CORAGGIO, MA ANCHE IL PIACERE DI ARBITRARE - Non c'è però soltanto la componente tecnica nel lavoro che Messina vuole portare avanti. Agli arbitri italiani chiede anche di recuperare il piacere di scendere in campo e di vivere la partita con il giusto atteggiamento. "Di divertirsi. Quindi di avere il piacere di arbitrare. E poi serve rispetto, educazione, professionalità ed entusiasmo. E rispetto dell'etica: se qualcuno sbaglia pagherà". Un messaggio che si lega anche alla sua esperienza personale e alle difficoltà vissute durante Calciopoli. Messina ha ricordato di aver parlato con Gianluca Rocchi dopo l'inchiesta della Procura di Milano poi archiviata, sottolineando quanto possa essere pesante affrontare situazioni di questo tipo anche sul piano umano: "Mi dispiace per il Gianluca uomo, perché passare certe situazioni non è facile". Un ricordo che lo riporta agli anni di Calciopoli: "Sembrava fossimo tutti corrotti. Ma ero preoccupato non per me, perché sapevo di non aver fatto nulla di male, bensì per la mia famiglia. Ed è qui che capisco cosa ha provato Rocchi". Messina ha poi individuato anche il limite che non deve mai essere superato nei confronti di un arbitro. Una critica tecnica è accettabile, mentre un'accusa personale cambia completamente il significato: "Puoi dirmi scarso. Ma l'insulto inaccettabile è "disonesto"".
EX CALCIATORI AL VAR? - Il confronto con chi vive il calcio da altre prospettive può invece essere utile, soprattutto per comprendere meglio determinate dinamiche di gioco. Messina guarda però con prudenza all'ipotesi di trasformare ex calciatori in arbitri o ufficiali Var: "Non credo basti fare un corso per diventare arbitro o Vmo, perché sennò non si spiegherebbe che da noi un ragazzo ci mette quasi vent'anni ad arrivare a certi livelli, il tutto dopo tanti passaggi inevitabili, corsi compresi". Secondo il direttore tecnico, allenatori e giocatori possono comunque offrire un contributo importante nella formazione degli arbitri: "Allenatori e calciatori possono aiutarci a capire quelle dinamiche di gioco che noi studiamo già". Più complicata, invece, la prospettiva di vedere gli ex calciatori direttamente davanti ai monitor: "Ex giocatori al Var? Mi pare complicato". Infine, spazio a un pensiero su Daniele Orsato, scelto per un ruolo di riferimento all'interno della nuova struttura. Messina ne apprezza soprattutto la personalità e la capacità di trascinare gli altri, caratteristiche che considera fondamentali per affrontare questa nuova fase: "Ha il fuoco addosso. Ed è un trascinatore".