Il Real Valladolid di ritorno da Ceuta trova un ragazzo di 17 anni attaccato sotto il pullman: l'accaduto
Un ragazzo di 17 anni originario di Tetouan è stato scoperto aggrappato all’asse posteriore dell’autobus del Real Valladolid durante il viaggio di ritorno da Ceuta (dopo il pareggio per 1-1 proprio contro l'AD Ceuta FC valido per la sesta giornata di LaLiga2), come riporta The Athletic. L’insolito episodio ha scosso giocatori e staff, mettendo in luce ancora una volta i rischi estremi che alcuni migranti sono disposti a correre per raggiungere la Spagna continentale. Come ormai noto, l’episodio si inserisce in un quadro già di per sé molto complesso come quello di Ceuta, enclave spagnola sulla costa nordafricana e una delle frontiere esterne dell’Unione Europea. La città è da anni al centro di forti pressioni migratorie, con migliaia di persone che ogni anno tentano di oltrepassare il confine via terra o via mare, spesso affidandosi a metodi pericolosissimi pur di raggiungere l’Europa.
Il Valladolid, che milita nella seconda divisione spagnola, come anticipato si era recato nella città autonoma di Ceuta per disputare il match e, al termine dell’incontro, aveva imbarcato la squadra su un traghetto diretto alla penisola iberica. Durante l’attraversamento dello stretto, la Guardia Civil non aveva rilevato nulla di anomalo, e solo ore dopo, già in territorio andaluso, ci si è accorti della presenza del giovane nascosto sotto il mezzo in posizione precaria.
RUMORI SULL’AUTOBUS – Come riporta The Athletic, il club aveva organizzato il ritorno con due autobus, uno riservato allo staff e uno ufficiale per la squadra. Proprio su quest’ultimo, circa un’ora dopo la partenza e mentre il convoglio transitava nella provincia di Cadice, nei pressi di Siviglia, alcuni membri della spedizione hanno iniziato a sentire rumori insoliti provenire dalla parte posteriore del veicolo, insospettendosi e decidendo di fermarsi per verificare. L’autobus è stato fatto accostare in un’area di servizio e il club ha immediatamente allertato la Guardia Civil. Durante i controlli, è emersa la presenza del ragazzo, nascosto e aggrappato all’asse posteriore, in una posizione estremamente pericolosa. L’intervento delle autorità e del personale del club ha evitato conseguenze peggiori per il giovane, visibilmente provato dal viaggio.
DICHIARAZIONI DEL RAGAZZO – Secondo quanto riferito da fonti del club a conoscenza della dinamica, il ragazzo ha dichiarato di essere originario di Tetouan, nel nord del Marocco, di essere partito da Ceuta e di avere come destinazione Algeciras. Il suo obiettivo era raggiungere un centro di accoglienza per minori, dove sperava di trovare ospitalità e assistenza. Parole che confermano ancora una volta il ruolo di Ceuta come punto di transito cruciale per i flussi migratori verso la Spagna.
REAZIONE DEL CLUB – Jorge Santiago, vicepresidente del Real Valladolid, ha raccontato a The Athletic lo stato d’animo della squadra e dello staff dopo l’accaduto, definendoli “piuttosto scioccati”. Oltre alla sorpresa, Santiago ha sottolineato l’impatto emotivo della vicenda. “Prima perché non avevamo mai vissuto nulla del genere, e poi perché ci siamo resi conto che qualcuno sta mettendo a rischio la propria vita per raggiungere un altro Paese”, ha dichiarato, riflettendo sull’episodio. “Nessuno ti avvisa di situazioni del genere, ma, purtroppo, è già noto che questo è uno dei modi in cui le persone cercano di passare dal Marocco alla Spagna continentale, nascondendosi in camion, autobus… in ogni modo possibile, con l’intenzione di riuscire ad attraversare”, ha concluso Santiago.
TENSIONI RECENTI – La situazione, come noto, si è fatta particolarmente tesa negli ultimi mesi, in particolare dopo che a luglio migliaia di migranti sono entrati a Ceuta dal Marocco in un breve arco di tempo. La pressione migratoria ha avuto ripercussioni anche sul piano sportivo e istituzionale: come riportato da The Athletic, una partita amichevole tra le nazionali Under-20 di Spagna e Messico, prevista proprio a Ceuta, è stata sospesa su indicazione del ministero dell’Interno spagnolo per motivi di sicurezza.