Chelsea, inizia l'era Xabi Alonso: "Il Real Madrid è una cicatrice ormai guarita. Londra il progetto giusto"

Chelsea, inizia l'era Xabi Alonso: "Il Real Madrid è una cicatrice ormai guarita. Londra il progetto giusto"TUTTOmercatoWEB.com
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Oggi alle 20:39News Calcio
di Mattia Picchialepri
Xabi Alonso si racconta a tutto tondo: dalla fine anticipata dell'avventura al Bernabeu al nuovo progetto tecnico a Stamford Bridge

Il nuovo allenatore del Chelsea, Xabi Alonso, ha rotto il ghiaccio dal ritiro in Australia. In una lunga e approfondita intervista rilasciata al portale The Athletic, lo spagnolo ha ripercorso i mesi turbolenti che lo hanno portato dall'esonero al Real Madrid all'approdo sulla panchina dei Blues, tracciando la rotta per la rinascita del club londinese dopo il deludente decimo posto della passata stagione.

LA DELUSIONE AL REAL MADRID - Nonostante un eccezionale double nazionale conquistato con il Bayer Leverkusen e una bacheca da giocatore impareggiabile, l'inizio del 2026 ha riservato ad Alonso una rara battuta d'arresto: l'esonero dal Real Madrid a gennaio, dopo soli 233 giorni e una percentuale di vittorie superiore al 70%. Un colpo che però non ha scalfito le sue certezze: "Per fortuna non ho troppe cicatrici nella mia carriera. Quindi, ok, ne ho presa una, ma guarisce. Ora è guarita e sono molto motivato e determinato a godermi questo nuovo capitolo. Guardandomi indietro, prendo gli aspetti positivi e le cose che non hanno funzionato. Sono stato molto critico con me stesso. Se questa delusione mi ha reso un manager migliore? Certo. Impari dalla delusione delle cose che non sono andate come dovevano e cerchi di pensare che in futuro farai meglio".

IL PROGETTO CHELSEA - Ad Alonso è stato affidato il ruolo di "manager" a tutto tondo, una novità sotto la gestione Boehly-Clearlake. Una centralità che si riflette anche sul mercato, testimoniata dagli ingaggi d'esperienza di profili over-30 come Jordan Henderson e Danny Welbeck, un netto cambio di rotta rispetto alla precedente linea verde del club. Sulle dinamiche decisionali e sull'accettazione dell'incarico, Alonso ha le idee chiare: "Ho analizzato il progetto dal di fuori, vedendo i lati positivi ma avendo anche le mie preoccupazioni. Le ho affrontate con il club e i direttori sportivi. Il punto decisivo è che abbiamo fatto la stessa analisi: se avessimo avuto visioni diverse, non sarebbe stato il giusto punto di partenza. Non è che io abbia il potere assoluto o la visione totale, le decisioni sono collettive".

Ma la vera sfida per l'allenatore sarà ricostruire la mentalità vincente a Stamford Bridge. Un processo che passa prima di tutto dagli uomini, ancor prima che dagli schemi: "Serve il giusto equilibrio di personalità e di livelli di maturità: giocatori poco più che ventenni, ultratrentenni e vie di mezzo. Se c'è buona interazione, si creano legami e questo aiuta lo spirito di squadra. Questo aspetto è tanto importante quanto la tattica. Prima viene il gruppo, poi il bel gioco e le vittorie".

L'INFLUENZA DI GUARDIOLA - Nel corso dell'intervista a The Athletic, non poteva mancare un passaggio sui maestri che ne hanno plasmato la visione calcistica. Su tutti, Pep Guardiola, avuto a Monaco di Baviera negli ultimi anni di carriera agonistica, quando in Alonso stava già nascendo il seme dell'allenatore: "Eravamo molto legati. Ero in quel momento della carriera in cui potevo andare nel suo ufficio e chiedere 'Pep, perché succede questo? Quale sarà il piano di gioco?'. Magari a 20 anni non ne avrei avuto il coraggio, ma in quel momento ne sentivo il bisogno. Ero curioso non solo di giocare, ma di capire perché accadevano certe dinamiche in campo".