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Lutto nel mondo del calcio: è morto Alex Manninger
Alex Manninger è morto all'età di 48 anni. L'ex portiere della Juventus è rimasto vittima di un incidente stradale nella zona di Salisburgo con un treno. Manninger, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe infatti passato da un passaggio a livello incustodito - e con la barra alzata - ed è stato travolto da un treno che passava di lì.
Ad annunciare la sua scomparsa è stato il Salisburgo, ex club in cui il portiere ha giocato: "Ci uniamo al cordoglio per il nostro ex portiere Alex Manninger, tragicamente scomparso in un incidente stradale. I nostro pensieri sono con la sua famiglia e i suoi amici. Riposa in pace, Alexander."
Il suo legame con l'Italia inizia nel 2001 alla Fiorentina, per poi proseguire attraverso numerose tappe: Torino, Bologna, Siena e Udinese. La parentesi più significativa è però quella alla Juventus, più precisamente dal 2008 al 2012, dove viene chiamato a sostituire l'infortunato Buffon per lunghi tratti della stagione 2008/2009. Con i bianconeri vince lo scudetto nel 2012 sotto la guida di Antonio Conte, prima di trasferirsi in Bundesliga all'Augsburg.
Inter, Chivu: "Qualificazione in Champions? Qualcuno non ha preso bene le mie parole"
Scudetto sempre più vicino per l'Inter, ma c'è ancora da correre per evitare brutte sorprese. Dopo il successo di Como, il percorso dei nerazzurri verso il titolo riparte dalla sfida contro il Cagliari, in programma venerdì 17 aprile. Alla vigilia del match, Cristian Chivu ha parlato in conferenza stampa: "Ho sentito tutti parlare della qualificazione in Champions e mi sono messo anche io a dire determinate cose da questo punto di vista che sono reali. Io non mi sono inventato niente e l'ho detto con il sorriso sulle labbra. Qualcuno l'ha presa male ma bisogna anche avere un po' di ironia, il calcio non è la vita, è un gioco e bisogna prenderlo come tale".
L'allenatore ha anche annunciato l'assenza di Bastoni per la partita contro il Cagliari, queste le sue parole: "Domani non sarà convocato, rimarrà fuori per riprendersi dal problema fisico e riprendere la condizione atletica".
LA CONFERENZA STAMPA DI CRISTIAN CHIVU - Chivu ha poi parlato della sua crescita in questo primo anno completo su una panchina di una squadra di Serie A: "Io imparo tutti i giorni, sono il primo a guardarsi allo specchio e criticarsi. Dal mio punto di vista spero di non aver fatto tanti errori ma ne ho fatti. Io devo mettere cerotti per quello che succede mediaticamente ai giocatori, fare due coccole e dare due abbracci. Si fanno titoli per far crescere l’audience social, la negatività vende. Si vive in una cultura dell’imballaggio che disprezza i contenuti, e io devo andare lì a cercare di farli sentire importanti e amati. Non sono dei robot, e guadagnarsi il rispetto dei compagni per loro è la cosa più importante”. L'allenatore ha poi parlato del talento nerazzurro Filippo Serantoni, tornato in campo quasi un anno dopo un incidente che lo ha tenuto fuori e costretto a giocare con il caschetto: "Sono stato uno dei primi a sapere dell'accaduto e a chiamarlo. Ci ho tenuto a parlare con lui e con la famiglia. È stato anche con noi, mi ha fatto piacere vedere un ragazzo con tanta ambizione e con la voglia di tornare in campo come feci io all'epoca. Gli ho dato anche qualche conisglio sul tipo di casco da usare e di non pensare troppo alla caduta. Mi ha fatto piacere rivederlo in campo con il caschetto e ho visto che usava lo stesso mio. Gli consiglierei di fare un taglio per le orecchie per sentire meglio i compagni. Quando si ha la passione, la fame e la voglia di superare questi momenti è tutto più facile e lui è sulla strada giusta".
LE CONDIZIONI DI LAUTARO E BISSECK - In conclusione, Cristian Chivu ha parlato delle condizioni di altri due infortunati: "Bisseck è tornato a lavorare sul campo, tra un paio di giorni tornerà in gruppo. Lautaro anche sta migliorando, tra 7-8 giorni potrà tornare a lavorare in campo".
Lotito: “La Serie A è una vacca, il governo e Abodi dovrebbero…”
In vista delle prossime elezioni federali in programma per il 22 giugno, torna a parlare Claudio Lotito. Pochi giorni fa, il presidente della Lazio aveva già espresso il suo pensiero in merito all'argomento, invocando a gran voce il bisogno di una riforma, e che il solo nome di un nuovo presidente non porterebbe alcun cambiamento al sistema calcio italiano: "Non è il nome. Il nome non c'entra niente. Se una cosa non funziona va ristrutturata, no? Ripeto, c'è una legge di 45 anni fa, fin quando c'è quella legge il sistema… Va ridisegnato tutto, ci vuole la nomina di un commissario".
In mattinata, lo stesso ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, è intervenuto sulla questione sottolineando la necessità di riforme che garantiscano l'equilibrio del calcio italiano. Abodi ha tuttavia mantenuto una posizione cauta sull'ipotesi di un intervento governativo diretto, definendo il commissariamento come una procedura complessa che richiede presupposti giuridici precisi e non legata a semplici valutazioni di opportunità politica.
LE PAROLE DI LOTITO - A stretto giro, è arrivata la replica di Claudio Lotito. Il presidente della Lazio, durante l'audizione di Abodi, per l'appunto, ha criticato l'attuale struttura federale, accusandola di sfruttare le risorse della massima serie: "La SerieA è una mucca da mungere che tutti sfruttano. Credo che il governo e il ministro Abodi abbiano l'opportunità di nominare un commissario per la FIGC . Gli strumenti per riformare il calcio ci sono; resta da vedere se c'è la volontà...”
Abodi: "Più che un presidente, serve trovare comunione di intenti"
Dopo Giovanni Malagò e Luciano Buonfiglio, anche Andrea Abodi - ministro per lo sport e i giovani - ha parlato in diretta all'evento "Il Foglio a San Siro", e ha spiegato le priorità del calcio italiano: "Sono 17 anni che ci confrontiamo, se perdiamo, lo facciamo tutti insieme e le responsabilità sono di tutti. Però non vedo convergenza sull'obiettivo, che serve molto di più di un presidente in questo momento. E se non si è trovata con il 98,7% dei consensi, come posso essere fiducioso che ora si trovi?"
Il ministro si è poi soffermato sulla crisi del sistema: "Abbiamo detto di tutto: non c'è nessuna novità: il sistema non produce le situazioni che hanno consentito agli altri paesi di migliorarsi", spiegando come non ci sia una ricetta definita che può portare a una soluzione, esattamente come le soluzioni stesse non possono "Essere prodotte in un centro di ricerca".
ABODI SULL'IPOTESI COMMISSARIAMENTO - Il ministro Abodi ha commentato anche le dimissioni di Gravina: "Non ha fatto un passo indietro perché è il responsabile assoluto, ma perché il sistema non ha saputo fare dei passi in avanti", e ha poi aggiunto: "Non siamo ai Mondiali, ma non per colpa dei rigori sbagliati. Va trovata una soluzione".
"Non voglio commissariare perché non posso. Ma voglio contribuire come mi ha chiesto la Meloni. Percepisco la stessa liturgia, che portierà allo stesso risultato, quindi nulla. È inutile attendere il 22 giugno", ha spiegato sull'ipotesi commissariamento.
LA CHIUSURA DEL MANDATO - "Ho 14 mesi prima di concludere il mio mandato, e non posso farlo senza aver sistemato un problema che conosco molto bene e che è datato da prima del 2010. Anche la politica ha responsabilità, tutti le abbiamo, ma non posso confrontarmi con delle componenti che per prima cosa nominano un candidato. Vuol dire non capire che le responsabilità non erano solo di Gravina".
Malagò: "Già prima della partita con la Bosnia mi hanno contattato per la presidenza della FIGC"
"Non si può dire assolutamente che sono candidato ufficialmente a diventare presidente della FIGC, rifletto": intervenuto sul palco de "Il Foglio a San Siro", Giovanni Malagò ha voluto mettere le mani avanti parlando delle elezioni della FIGC in programma il prossimo 22 giugno. L'ex presidente del CONI, inoltre, ha svelato un retroscena legato a quanto accaduto qualche settimana fa: "C'era preoccupazione prima della partita contro la Bosnia, alcuni club di A mi avevano chiesto se sarei stato disponibile qualora le cose fossero andate male".
La prima grande impresa di Malagò è stata mettere insieme la stragrande maggioranza dei club di Serie A - 19 su 20 -, che lo ha scelto come nome per sostituire Gravina. A proposito di questo, il presidente della Fondazione Milano-Cortina ha dichiarato: "Il passo successivo è interpellare le altre componenti. Ieri ho incontrato allenatori e giocatori, è previsto che incontri a breve anche gli altri presidenti. L'impressione è che le componenti tecniche siano propositive nel parlare e sentire i termini di un programma.
Un calciatore insieme a me? Io non ho ancora pensato a nulla in particolare, ma non mi viene in mente nessun presidente di federazione che non abbia comunque coinvolto un atleta in un ruolo più o meno importante. Ci sono tanti altri ruoli specifici in cui un calciatore ha del valore aggiunto da mettere sul campo".
POLITICA - Malagò ha poi parlato dei rapporti tra calcio e politica, divenuti freddi dopo il botta e risposta tra Abodi e Gravina degli ultimi giorni: "Io ho sempre sostenuto che più passa il tempo e più è indispensabile che la politica si occupi dello sport e del calcio. Io credo di aver avuto rapporti molto positivi con la stragrande maggioranza di persone che fanno politica a certi livelli. L'importante è che ci sia rispetto e volontà di trovare grande collaborazione.
Non mi spaventa la politica che non mi ha voluto riconfermare al CONI, ho anche altri interessi. Non serve rimanere attaccati alle poltrone. Se non ci siamo voluti bene, possiamo tornare a volerci bene".
ALLEGRI - A margine dell'evento, Malagò si è fermato in zona mista per rispondere alle domande dei giornalisti presenti. Tema principale è stata la possibilità di vedere Massimiliano Allegri come prossimo CT della Nazionale: "Qualsiasi cosa dicessi verrebbe strumentalizzata - ha affermato Malagò - Non ho sentito nessuno in merito".
Inter, Marotta: "Chivu ha già il contratto, è automatico che sia riconfermato"
Tra i tanti protagonisti dell'evento "Il Foglio a San Siro" c'era anche Beppe Marotta, presidente dell'Inter, che è intervenuto sul palco insieme a Ezio Simonelli, Paolo Scaroni e Giovanni Carnevali. Prima di tutto il dirigente nerazzurro ha preso parola spiegando come si è arrivati alla scelta della Serie A di candidare Malagò alla presidenza della FIGC: "C'è stata una convergenza da parte di 19 club su 20, quindi significa che il profilo ha trovato un ampio consenso. Bisogna fare un bel distinguo tra quello che è il valore sociale della Nazionale e quello che rappresenta questo comparto industriale che è il mondo professionistico.
Le riforme sono necessarie per un futuro migliore che deve rispondere a un concetto di sostenibilità. Il fatto che l'Italia sia stata eliminata è il pretesto per fermarsi e riflettere. Malagò è un profilo di esperienza sportiva, per cui lui non sarà che l'interprete di un programma elettorale che sarà condiviso con coloro i quali decideranno di appoggiarlo".
RAPPORTO CON LA POLITICA - Così come avevano fatto in mattinata anche Luciano Buonfiglio e lo stesso Giovanni Malagò, anche Marotta si è soffermato sul rapporto tra calcio e politica: "La politica è fondamentale, la crisi non è generata da essa. In alcune circostanze va sopra la nostra testa. Io sono dell'avviso che la presenza della politica sia fondamentale, soprattutto in una situazione di emergenza come in questo momento.
La Serie A chiede che ci sia un sistema legislativo o normativo che non sia d'impedimento ma che ci favorisca, anche se questo è un po' utopistico. Da soli non ce la facciamo, ma magari facendo degli accorgimenti probabilmente si riescono a recuperare degli investimenti".
CAMPIONATO A 18 SQUADRE - Dopodiché, il presidente nerazzurro ha preso parola sul tema riguardante la possibile riduzione del campionato da 20 a 18 squadre: "Chiaramente ci troviamo davanti al fatto che una società deve rispondere anche a impegni diversi, come quelli europei o le nazionali. Il campionato a 20 squadre non è in grado di essere vissuto. C'è la paura della retrocessione per le società medio-piccole, ma queste sono situazioni che dovremmo accomodare nel modo migliore. Siamo anche nell'ambito di una giusta convivenza in un sistema che ha bisogno di Sassuolo, Inter e Milan".
OBIETTIVO SCUDETTO - Per concludere, Marotta ha parlato dell'obiettivo Scudetto, ormai vicino al traguardo, e del futuro di Cristian Chivu: "Arrivare in finale di una competizione come la Champions è un grandissimo risultato. Oggi il nostro sogno è rappresentato da un traguardo importante che è vicino, quindi concentriamoci su questo".
"Chivu ha già il contratto, quindi è automatico che sia riconfermato. Siamo davanti a un allenatore che secondo me risponde appieno al profilo che cercava l'Inter. L'unico neo che poteva avere era quello del non avere esperienza, ma la sta acquisendo di domenica in domenica. Tutto il resto è estremamente positivo, oggi credo che sia uno dei migliori allenatori emergenti in circolazione".
Milan, Scaroni: "Non mi sono mai illuso sullo Scudetto, la Champions è importantissima"
"Malagò ha dedicato la sua vita allo sport, ha fatto il presidente del CONI in modo veramente egregio. Avere un uomo di sport protagonista di questo cambiamento culturale che dobbiamo affrontare un po' tutti mi sembra una scelta molto saggia, quindi io l'ho votato con convinzione e non ho avuto il minimo dubbio su questo", ha dichiarato il presidente del Milan Paolo Scaroni durante l'evento "Il Foglio a San Siro" sul futuro della Federcalcio.
Dopo la questione generale riguardo il calcio italiano, il n1 rossonero si è poi soffermato sul club: "La mia grande fatica come presidente del Milan è tradurre l'Italia a un proprietario americano che di sport se ne intende. Il mio azionista è un espertissimo di sport e lo considera la sua missione, quindi vorrebbe essere più dentro i temi. Lo sport negli USA è intrattenimento, in Europa è vincere le partite, mentre tutto il resto è un dettaglio, e anche questo rende più complesse le spiegazioni".
QUESTIONE STADIO E PERIODO DEL MILAN - Da tempo al lavoro per la realizzazione del nuovo stadio, Scaroni ha spiegato: "Abbiamo fatto un passo essenziale. Ora tutto sta procedendo in modo abbastanza efficiente. Io spero di poter presto presentare il progetto di quello che sarà il nuovo stadio, perché è un'opera talmente importante che deve raccogliere l'apprezzamento di tutti i milanesi. Siamo vicini a questa scelta, certamente prima dell'estate. Milan e Inter sono molto simili da un punto di vista di pubblico e presenze: per quanto riguarda lo stadio abbiamo le stesse esigenze, e questo è un grande vantaggio".
Il presidente rossonero ha infine concluso parlando di obiettivi e del momento della squadra di Allegri: "Dopo sabato non ho passato una settimana allegra, però resto fiducioso che centreremo l'unico obiettivo che abbiamo inseguito dal primo giorno. Sono convinto che ce la faremo. Lo Scudetto ci piace molto, io non mi sono mai illuso facendo un po' di matematica e vedendo come giocavano le squadre. L'obiettivo della Champions League resta per noi importantissimo per tante ragioni, anche perché non possiamo pensare che il Milan non faccia parte della scena internazionale".
Simonelli: "Non vorremmo rinunciare agli Europei, sarebbe un danno per tutti"
"L'idea di Malagò è stata di Marotta. Di fronte alle capacità manageriali di uno come lui la scelta era facile, i programmi li stiamo studiando e abbiamo discusso molto in Lega delle aspettative": parola di Ezio Simonelli, presidente della Lega Serie A che è intervenuto sul palco de "Il Foglio a San Siro" aggiungendo: "L'esigenza che ci accomuna è far tornare il calcio italiano in auge, credo che questo interessi tutto il movimento. Malagò troverà sicuramente un'intesa con tutti noi sui programmi, sempre se dovesse accettare la nostra candidatura".
Dopodiché, ha risposto a chi negli scorsi giorni ha affermato che alla Serie A non interessi la nazionale: "È tautologico che alla Serie A interessi, il fatto che non si vada al Mondiale è un danno molto grosso per noi. Se poi la critica è per il mancato stage sappiamo che nessun'altra nazione lo ha fatto. Stiamo studiando anche dei meccanismi per favorire il fatto che le squadre italiane abbiano più calciatori italiani rispetto ad adesso. Stiamo cercando di rendere neutrale l'acquisto degli italiani rispetto agli stranieri, perché oggi è molto più conveniente per un club di Serie A comprare uno straniero".
STADI - Per concludere, il presidente della Serie A ha parlato della situazione delle infrastrutture italiane in vista di Euro2032: "Ci auguriamo che grazie all'aiuto del ministro e della politica potremo avere degli stadi per i prossimi Europei, perché vorremmo non rinunciare agli Europei. Sarebbe un danno per tutti".
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