Brighton, così si diventa grandi: mercato, idee e un calcio da applausi
Il Brighton di Fabian Hürzeler non è più una sorpresa. A confermarlo, ancora una volta, è stato il successo conquistato all’Etihad Stadium contro il Manchester City di Enzo Maresca. Una vittoria per 0-1, firmata Yasin Ayari, che ha permesso ai Seagulls di espugnare per la prima volta nella propria storia il campo dei Citizens e dare ulteriore continuità a quanto mostrato in questa prima parte di stagione. La squadra di Hürzeler ha saputo resistere alla pressione dei padroni di casa, trovando ancora una volta il giusto equilibrio tra qualità offensiva e solidità difensiva. Non più un'underdog, dunque, ma una realtà ormai stabilmente protagonista del calcio inglese e non solo.
I numeri, del resto, raccontano una squadra che sta viaggiando a ritmi impressionanti. Dopo nove giornate di Premier League, il Brighton vanta il miglior attacco del campionato con 24 reti realizzate e la seconda miglior difesa, con appena 7 gol incassati. Un equilibrio che rappresenta una delle principali caratteristiche della formazione inglese, capace di trovare soluzioni diverse per arrivare alla vittoria. Anche tra i singoli emergono dati significativi: Bart Verbruggen è il portiere con più clean sheet del campionato mentre Pascal Groß guida la classifica degli assist a quota 4, con anche 3 reti a referto e il premio di giocatore del mese di settembre in Premier League.
Il successo contro il Manchester City ha così proiettato il Brighton al terzo posto solitario, a quota 19 punti e a sole due lunghezze proprio dai Citizens. La classifica comincia così a raccontare qualcosa di importante: i Seagulls non sono più soltanto una squadra capace di mettere in difficoltà le grandi, ma una formazione che può guardare verso l’alto con ambizioni concrete.
Per comprendere il presente, però, bisogna tornare indietro. Appena quindici anni fa il Brighton calcava ancora i campi della League One, la terza divisione inglese. Una distanza enorme rispetto alla realtà attuale, frutto di una crescita progressiva e di una programmazione che ha avuto in Tony Bloom il principale artefice. L’arrivo dell’imprenditore nel 2009 ha cambiato profondamente le prospettive del club, dando vita a un progetto basato su investimenti mirati, scouting e valorizzazione dei talenti. Nel 2017 è arrivata la promozione in Premier League, a 34 anni dall’ultima partecipazione alla massima divisione, e da quel momento il Brighton non ha più lasciato il palcoscenico più importante d’Inghilterra.
DA POTTER A DE ZERBI, FINO A HÜRZELER - La crescita non si è fermata dopo il ritorno in Premier League. Anzi, il Brighton ha cominciato a costruire la propria identità, diventando una delle realtà più riconoscibili del panorama inglese. Prima Graham Potter, capace di introdurre un calcio propositivo e di valorizzare diversi giovani talenti. Poi Roberto De Zerbi, che ha portato il progetto a un livello ulteriore. Con l’allenatore italiano i Seagulls hanno raggiunto il sesto posto nella stagione 2022-2023, conquistando per la prima volta nella propria storia la qualificazione a una competizione europea. L’Europa League 2023-2024 ha rappresentato una tappa storica, con il cammino interrotto agli ottavi di finale dalla Roma di Daniele De Rossi, vincitrice del doppio confronto con un complessivo 4-1.
Dopo l’addio di De Zerbi, la società ha scelto di affidare la panchina a Fabian Hürzeler, puntando su un allenatore giovane e con idee ben precise. Una scommessa che, almeno per il momento, sta dando risultati importanti. Il tedesco ha guidato il Brighton a due ottavi posti consecutivi, confermando la competitività della squadra anche dopo il cambio di guida tecnica. Il piazzamento della stagione 2025-2026 ha inoltre permesso al club di tornare in Europa, questa volta in Conference League. Ritorno in Europa che ha confermato quanto di buono sta facendo i seagulls in questa stagione, con 4 punti conquistati dopo 2 giornate in una competizione che vede gli inglesi tra le favorite finali per la vittoria.
IL MODELLO BRIGHTON - C’è poi un altro aspetto che rende il Brighton una delle realtà più interessanti del calcio di oggi: il mercato. La società ha costruito negli anni un sistema di scouting capace di individuare calciatori prima della loro definitiva esplosione, accompagnandoli in un percorso di crescita e trasformandoli in asset per il futuro. Alexis Mac Allister, Moisés Caicedo, Marc Cucurella e João Pedro sono soltanto alcuni dei nomi che hanno lasciato l’Amex Stadium dopo aver aumentato sensibilmente il proprio valore. Operazioni importanti, alle quali si aggiungono le cessioni più recenti e le attenzioni rivolte a profili come Carlos Baleba e Jan Paul van Hecke. Il Brighton compra, valorizza e vende, senza però perdere competitività. Una strategia che permette di reinvestire sul mercato e continuare ad alimentare un ciclo virtuoso.
Ridurre tutto a una questione economica, però, sarebbe limitante. La vera forza dei Seagulls risiede soprattutto nella loro identità calcistica. Una squadra che vuole giocare, aggredire gli avversari e recuperare immediatamente il pallone, senza rinunciare alla costruzione dal basso e alla ricerca degli spazi. Un calcio offensivo, riconoscibile e capace di divertire il proprio pubblico. Non a caso, i dati relativi alla riaggressione e al pressing alto collocano il Brighton tra le realtà più interessanti del panorama europeo, dietro solo al Barcellona di Hansi Flick e davanti ad altre grandi realtà internazionali come Bayern Monaco e Paris-Saint Germain.
Il Brighton, intanto, continua a guardare avanti. Servono idee, pazienza e soprattutto la capacità di mantenerle anche quando cambiano gli interpreti. Oggi il progetto porta la firma di Hürzeler, ma le fondamenta sono quelle gettate negli anni precedenti. E se il successo contro il Manchester City rappresenta un’altra pagina importante della storia del club, la sensazione è che il Brighton abbia ancora parecchie pagine da scrivere.