Chi è Filip Pavic, il 2010 del Bayern che ha esordito contro l'Atalanta
Dal vivaio del Bayern Monaco è uscito un altro talento che sa già di predestinato. Filip Pavic, a 16 anni compiuti da poco più di due mesi, è diventato il più giovane esordiente della storia del Bayern Monaco in Champions League, battendo il record di Paul Wanner del 2022. Kompany lo ha gettato nella mischia contro l’Atalanta al 72’ al posto di Josip Stanisic, adattato da terzino destro. Non è il suo ruolo naturale (preferisce prettamente il ruolo di difensore centrale), ma chi direbbe no a una notte di Champions?
Pavic è diventato così il primo classe 2010 a giocare nella competizione e il terzo più giovane di sempre (dietro Max Dowman e Youssoufa Moukoko).
UN ESORDIO PRATICAMENTE PERFETTO - Gli vengono concessi solo 18 minuti, ma Pavic non si fa scappare l'occasione. Tocca 33 palloni senza sbagliare un passaggio: 100% di precisione, sia nella propria metà campo che in quella avversaria. Recupera un pallone e non subisce neanche un dribbling. Personalità e pulizia, da subito.
Kompany, nel post-partita a DAZN, non nasconde l’entusiasmo: “Pavic si allena con noi già da un anno, nonostante sia ancora molto giovane. Le opportunità arrivano prima o poi: oggi è arrivata ed è fantastico per lui”. Parole che suonano come un’investitura: da oggi il Bayern ha un nuovo gioiello da far crescere e coccolare.
A NOVE ANNI ERA GIÀ NEL BAYERN - Nel 2019, a soli 9 anni, Filip Pavic entra nel vivaio del Bayern Monaco dopo essere stato notato nell'SV Waldperlach, club della periferia di Monaco. Da lì la trafila classica: una categoria dopo l’altra, fino al salto diretto in Under-19 prima ancora dei 16 anni. Nonostante il doppio passaporto (genitori croati), Pavic sceglie la Germania, con cui ha già collezionato 9 presenze nell’Under-16.
Kompany se lo tiene stretto fin dai 15 anni; per lui sono già arrivati gli allenamenti in prima squadra e l'esordio in Youth League contro lo Sporting Lisbona, prima della chiamata in Champions.
CHE TIPO DI GIOCATORE È - Fisicamente è ancora in piena evoluzione, ma in campo ha già un’identità chiara. Può muoversi da difensore centrale, adattarsi a terzino destro o alzarsi davanti alla difesa. Destro naturale, gioca con ordine, legge in anticipo le situazioni e trasmette una tranquillità che stona quasi con la carta d’identità.
Con le tante assenze, Kompany potrebbe rilanciarlo già nella prossima sfida contro l’Union Berlino: ancora panchina, ma con un opportunità per incidere a gara in corso. Perché certe storie iniziano così, in silenzio, e poi fanno rumore. Benvenuto tra i grandi.