Intervista

Ferrari: "Io, Dubai e Pirlo. La retrocessione della Salernitana? Fu una delusione"

Ferrari: "Io, Dubai e Pirlo. La retrocessione della Salernitana? Fu una delusione"
Gian Marco Ferrari
© foto di United F.C.
Oggi alle 09:00Interviste e Storie
di Davide Balestra
Il difensore dello United F.C. a Gianlucadimarzio.com: "Ogni tanto penso a un ritorno in Italia. Se c’è mai stata la possibilità che Mancini mi convocasse per Euro 2020? Sinceramente, no"

Dubai è la città dei record e del lusso. Del Burj Khalifa, delle fontane danzanti e – da quasi un anno – è anche la casa di Gian Marco Ferrari. Dopo una carriera passata in Serie A, il difensore italiano ha deciso di cambiare e trasferirsi, per la stagione da poco conclusa, nello United FC di Andrea Pirlo, dove ha conquistato la promozione in UAE Pro League. “Qui si vive in modo totalmente diverso rispetto all’Italia. Basti pensare che puoi camminare tranquillamente per strada e… non ti riconosce nessunoracconta ridendo a Gianlucadimarzio.com. “Durante l’anno sono successe alcune cose particolari che non mi hanno permesso di godermi l’esperienza al massimo (riferimento alla delicata situazione geopolitica dell'area mediorientale che ha inevitabilmente condizionato gli ultimi mesi, ndr). Ho ancora un anno di contratto con opzione di rinnovo, ma al momento non penso troppo al futuro”.

“Un ritorno in Italia? Ogni tanto ci penso. Dopo la retrocessione a Salerno che reputo una delle mie più grandi delusioni sportive – ho ricevuto qualche chiamata dalla Serie B. Il problema è che molti club mi proponevano solo un anno di contratto con opzione, mentre io cercavo un progetto più lungo e solido, anche a livello contrattuale”.

Dall'oriente all'azzurro, i ricordi portano a quel 28 maggio 2021. Esordio in Nazionale maggiore a 29 anni, firmato con un gol nel 7-0 contro San Marino. Poche settimane dopo, l'Italia di Roberto Mancini avrebbe alzato l'Europeo al cielo di Wembley. “Se c’è mai stata la possibilità di essere convocato? Sinceramente, no (ride, ndr). Quando ho iniziato ad andare in Nazionale c’erano dei giganti come Bonucci, Chiellini e Barzagli. Subito dopo sono emersi anche Bastoni e Acerbi. Non era facile ma sono stato comunque molto contento. Ho collezionato tante convocazioni e ho avuto l'occasione di giocare e segnare. Dentro di me ogni tanto scherzo e dico: 'Se non avessi fatto gol, magari non avrebbero vinto l'Europeo'”.

Sassuolo, Salernitana, Sampdoria, Crotone, Renate, Gubbio. Ferrari ha collezionato oltre 400 presenze tra i professionisti in Italia: 443, per la precisione. E i 34 anni compiuti lo scorso maggio non sembrano affatto un peso, anche se uno sguardo al futuro viene naturale: Sicuramente non farò l’allenatore (ride, ndr). Serve troppa pazienza. Da giocatore sei più libero di pensare a te stesso, mentre chi siede in panchina deve gestire costantemente trenta ragazzi. Mi piacerebbe ricoprire un ruolo più marginale, come direttore o magari agente. Ma oggi ho ancora voglia di giocare a calcio. Il mio corpo regge. Non sono mai stato un fulmine: negli ultimi due anni sembra che io sia diventato più lento, ma la verità è che lo sono da quando avevo 16 anni (ride, ndr). Non è quello il problema”.

PIRLO, LA SAMPDORIA E... UNA PANDA. Lo United FC ha chiuso il campionato al secondo posto con 58 punti: obiettivo centrato, visto che in UAE Pro League salgono le prime due. “Purtroppo non siamo riusciti a blindare il primo posto con due giornate d’anticipo e nelle ultime partite ci siamo rilassati un po'. Per questo ci è sfuggita la vetta, ma il club, il mister e tutto l'ambiente sono felicissimi”. A proposito di allenatore. In panchina, come sottolineato, c’è Pirlo, che ha voluto fortemente il difensore a Dubai, chiamandolo personalmente per convincerlo a sposare la causa: “Durante il mio ultimo anno a Sassuolo (2024, ndr) ero in scadenza in contratto e il mio trasferimento alla Sampdoria, dove c'era proprio Pirlo, era praticamente fatto. Ci eravamo sentiti ed era tutto definito, poi la trattativa saltò. Quando ho visto che il mister si era trasferito a Dubai, ci siamo messi in contatto e mi ha convinto. Così sono partito. Pirlo, in Italia, deve fare bene per forza anche in panchina - ovvero - tutti si aspettano che, essendo stato il migliore del mondo in campo, lo debba essere automaticamente anche da allenatore. Secondo me ha subito critiche ingiustificate, la gente pretendeva sempre qualcosa in più da lui. Ha fatto benissimo a scegliere Dubai”.

In un contesto dove il calcio italiano viene ancora visto come un'eccellenza assoluta. Basti ricordare la presentazione ufficiale del difensore, in cui il club ha giocato sul parallelismo con la nota scuderia di Maranello: “Molto particolare, mi è piaciuta (ride, ndr) … anche se, analizzando le mie caratteristiche, sembro decisamente più una Panda! Ci scherzo su fin dall'inizio della mia carriera, non è un problema. Il calciatore italiano a Dubai viene percepito in modo diverso. Se arriva Pirlo e lo guardano con ammirazione, ci sta. Ma quando sono arrivato io con il cognome Ferrari… beh, non ce n'era bisogno, ecco. Nonostante questo, per loro il calcio europeo resta un punto di riferimento enorme. Questa sensazione si respirava chiaramente anche nello spogliatoio: all’inizio i compagni ti portano persino troppo rispetto. Io però sono un tipo tranquillo e alla mano, infatti verso la fine del campionato l'atmosfera era diventata molto scherzosa e leggera”.

SALERNO NEL CUORE. Ma c'è una curiosità che lega Ferrari all'Italia. Perché l’ultima partita giocata dal difensore in Serie B… non è mai finita. Parliamo del playout di ritorno tra Salernitana e Sampdoria, giocato il 22 giugno 2025 e sospeso dall'arbitro Doveri al 65° minuto per il lancio di fumogeni e oggetti in campo da parte della tifoseria granata. Una decisione che certificò la retrocessione dei campani in Serie C, complice il 2-0 blucerchiato dell'andata.

“Fu una delusione tremenda – ammette Ferrari – . Non è stata un’annata positiva, anche se i tifosi mi volevano bene. Speravo con tutto il cuore di salvarmi per rimanere lì, ma tutti hanno visto cos'è successo. Nulla contro la Sampdoria, ci ho giocato nel 2017 ed è una piazza incredibile con una tifoseria spettacolare, ma mi è rimasto l'amaro in bocca per come si sono svolte le dinamiche. Giocare un playout a un mese di distanza dall’ultima partita ufficiale, dopo essere rimasti fermi così a lungo, è difficilissimo". L'ultimo match giocato prima di questa sfida, infatti, fu disputato il 13 maggio, ultima giornata di Serie B in cui la Salernitana superò 2-0 il Cittadella. "Ho sofferto molto più quella retrocessione rispetto a quella vissuta con il Sassuolo”.

SASSUOLO, CASA MIA. Già, perché 194 partite giocate in neroverde non si dimenticano. Una parentesi enorme, ricca di gioie ma macchiata dal penultimo posto della stagione 2023/24: “Lì le dinamiche erano ben diverse - spiega Ferrari - . Berardi si fece male e la squadra non era coesa come avrebbe dovuto. Di conseguenza l’ho sofferta, ma quella di Salerno l’ho avvertita di più sulla mia pelle. A Salerno si parla di Salernitana tutto il giorno, tutti i giorni”.

Un percorso, quello in Emilia, che lo ha formato caratterialmente e dove ha lavorato a stretto contatto con Giovanni Carnevali, neo Amministratore Delegato e Direttore Generale della Juventus: “È una persona estremamente preparata e lo ha ampiamente dimostrato. La Juventus è quotata in borsa, il Sassuolo no, e già questo aspetto cambia totalmente le dinamiche lavorative. Si merita questa grande opportunità. Dire oggi come farà è impossibile, ma gli auguro di cuore il meglio”.

BERARDI E PALLADINO. Chi ha visto crescere da vicino, sia come calciatore sia come uomo, è invece Domenico Berardi, con cui ha condiviso il campo per ben 142 partite: “Ho vissuto sei anni al suo fianco. Per me resta inspiegabile il fatto che non sia mai andato in una big. Ha doti fuori dal comune. Era giovanissimo quando è esploso e c’erano già stati i primi interessamenti, anche se io non ero ancora arrivato. All’inizio non era convinto di cambiare aria e la società faceva di tutto per trattenerlo, quindi lui era ancora più titubante. Mi disse che tutto era cambiato dopo la vittoria dell'Europeo: in quel momento gli è venuta la voglia di fare il grande salto per misurarsi, ad esempio, con la Champions League. Nei due anni successivi sembrava sul punto di partire, ma non se ne fece nulla. Non per mancanza di volontà nei confronti del Sassuolo, semplicemente la società non ha trovato gli accordi giusti con i club acquirenti”.

Dalla crescita dei compagni a quella di chi ha deciso di sedersi in panchina. Come Raffaele Palladino, con cui Ferrari ha condiviso lo spogliatoio a Crotone sia nell'anno della storica promozione in Serie A (2015/16), sia nella successiva stagione di massima serie. “Sinceramente all'epoca non pensavo potesse diventare un allenatore, e non credevo nemmeno che rientrasse nei suoi piani. Quando ha preso in mano il Monza  ha fatto qualcosa di incredibile, andando oltre ogni mia aspettativa. È stato bravo a sfruttare l'occasione, non tutti ci riescono. Per confermarsi a quei livelli devi avere spessore, e lui ha dimostrato di valere. Ormai si è costruito un nome importante ed è pronto per qualsiasi panchina di livello in Italia”.

Ferrari compierà 35 anni nel 2027 ma ha ancora tanta voglia di correre. La chiamata di Pirlo lo ha convinto a sposare un progetto a lungo termine, una scelta di vita ponderata anche per il futuro della sua famiglia. Con un piccolo obiettivo personale extra-calcistico: “Volevo imparare bene l'inglese... anche se in teoria uno dovrebbe già impararlo a scuola” chiosa ironicamente. Una battuta finale che fotografa perfettamente il personaggio: umile, sì. Ma con l'esperienza e lo spessore di chi - nel nostro calcio - ha lasciato un segno indelebile.